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Francesco Cusa - Official Website - Press

Recensione per FCT trio meets CARLO ATTI "From Sun Ra to Donald Trump" a firma di Nuno Catarino. - il:2017-12-22

http://bodyspace.net/discos/3238-from-sun-ra-to-donald-trump/

"Il titolo è provocatorio, il jazz è serio. L'acronimo FCT sta per Francesco Cusa Trio. The Italian Cusa (Catania, 1966) è batterista e in questo trio conta sulla compagnia di Simone Graziano (pianoforte) e Gabrielle Evangelista (contrabbasso). In questo particolare disco il trio del batterista italiano conta anche sulla collaborazione del sassofonista Carlo Atti. Il titolo dell'album è curioso ed eccita la curiosità per la musica. Anche i titoli dei temi sono degni di registrazione: "Adam Smith conta ogni centesimo"; "Deficit nell'economia del jazzista nero negli anni sessanta"; "Il regime fiscale nella vita del tassista-jazzista di New York" (e questi sono solo alcuni).
Se i titoli sono ironici e provocatori, la musica è più conservativa. Il quartetto sviluppa un jazz serio, solido, ben strutturato. Il batterista principale Francesco Cusa mantiene la stabilità ritmica; Il contrabbasso di Evangelista mostra solidità; e il pianoforte di Graziano sa combinare struttura e immaginazione. Il sassofono di Carlo Atti, nonostante sia un ospite esterno, si rivela essere il protagonista della compagnia, il principale driver in questo contesto. Il disco inizia con il basso in primo piano, seguito da note di batteria. Quindi il pianoforte entra tranquillamente. Poco dopo, arriva il sassofono tenore di Atti, che presto zigzagando, aprendo la strada. Questo è l'inizio dell'album, che conquista rapidamente per la sua plasticità, un jazz moderno, aperto e accessibile.
Il quarto tema, "Portare il carico di scatole musicali a Wall Street", si apre con il pianoforte a spirale, ripetendo un motivo, finché il resto non entra, aprendo lo spazio per l'evoluzione di questo motivo di base. Al settimo tema, "Sun Ra vs. Donald Trump (Wrestling bout, refereed by Roland Barthes) ", abbiamo ascoltato la band in un grande coinvolgimento collettivo. Il quartetto mostra dinamiche eccellenti, lavorando improvvisando in modo elegante e fluido. Spoiler: Alla fine del disco non sapremo la connessione tra il geniale alieno Sun Ra e l'ignobile quarantacinquesimo POTUS, ma questo è in sottofondo. La musica, che è ciò che ci interessa di più qui, è bellissima. Questo è abbastanza".

FCT = Francesco Cusa Trio Meets Carlo Atti: From Sun Ra to Donald Trump (Clean Feed) fra i migliori album 2017 per Tom Hull. - il:2017-12-19

FCT = Francesco Cusa Trio Meets Carlo Atti: From Sun Ra to Donald Trump (Clean Feed)
Recorded Nov. 23, a few weeks after the apocalyptic American election. Cusa is a drummer from Italy, discography back to 1997, someone I don't know but most likely should. Trio adds Gabriele Evangelista on bass and Simone Graziano on piano, while Atti plays sax. Titles mostly show interest in economics from Smith to Keynes, but for good measure they toss in a "wrestling bout, refereed by Roland Barthes." Still, no words, just well structured tunes with the sax sharpening the edges. * http://tomhull.com/ocston/nm/notes/eoyjazz-17.php

Witek Leśniak recensisce FCT TRIO "From Sun Ra to Donald Trump" - il:2017-12-19

http://www.multikulti.com/…/from-sun-ra-to-donald-trump.html

Witek Leśniak recensisce FCT TRIO "From Sun Ra to Donald Trump" offriamo la traduzione dalla magia di Google! - "Quando ho visto la copertina e il titolo dell'album ho subito provato simpatia per i musicisti. Perché il titolo "DA SUN RA IS DONALD TRUMP" non ti fa sorridere?
La combinazione di uno dei più grandi mostri della storia della musica - Sun Ra e l'eroe del racconto più infantile degli Stati Uniti moderni - Donald Trump, sembra pazzo. Tuttavia, non è la follia la chiave per comprendere l'ispirazione dei musicisti italiani, come si addice a un paese di paradossi, che è gli Stati Uniti, abbiamo a che fare con un altro esempio.
Sun Ra ha affermato di essere un rappresentante della razza degli angeli. Ha anche affermato di non venire dalla Terra ma da Saturno. Donald Trump non scrive storie cosmiche su se stesso, ma mentre vive nella sua Trump Tower, guarda le altre persone per gli alieni.
I titoli delle canzoni sono pieni di riferimenti alle basi del sistema economico e politico americano. E la musica?
Quattro strumentisti, il sassofonista Carlo Atti, il pianista Simone Graziano, il contrabbassista Gabriele Evangelista e le percussioni Francesco Cusa formano un classico quartetto jazz, che però "parla" con la propria voce. Portoghese CleanFeed, l'editore discografico ha una mano per i progetti italiani contemporanei. L'estatica Roots Magic con due eccellenti dischi è il miglior esempio, ora abbiamo un'altra prova che l'amore per la melodia, a volte malinconica, a volte vivace, che è uno dei fondamenti della cultura italiana, dà oggi frutti insoliti.
Certo, non troveremo qui canzoni d'amore sentimentali o danze vivaci. Abbiamo a che fare con il jazz creativo, improvvisato, con molti riferimenti alle opere di Cecil Taylor, Don Cherry, o al già menzionato Sun Ra Arkestra. FCT Trio incontra Carlos Atti è una combo jazz pulsante, che corre in avanti come l'Orient Express, non troppo veloce ma con lo scopo incrollabile di raggiungere.
Ciò che affascina è la libertà che, unita alla fiducia in se stessi, porta all'interazione musicale. Le singole composizioni sembrano essere il frutto di un incontro non pianificato, creato sotto l'influenza di un momento, una confusione libera, durante la quale tutto va alla perfezione.
La loro musica, radicata nel jazz modale e acustico degli anni '60 e '70 del Novecento, è combinata con un groove moderno con radici chiaramente avant-garde. Dolorosamente stridula tenore Carlo Atti'ego, ricco bassi, Gabriele Evangelista, Simone Graziano pianoforte evoca un clima di terrore, è pieno di favola sognante, e Francesco Cusa, come il motore ritmico spinge tutta l'energia.
Come Sun Ra era un profeta afrofuturyzmu, quindi vorrei Fct musicisti Trio del calibro di Carlos Attiego o membri di Roots Magia erano profeti di un nuovo mainstream, anche se mi rendo conto che i fan moderni rifiuterà il suo record, come troppo d'avanguardia".
autore: Witek Leśniak

Recensione di Francesco Cusa & The Assassins "Love" a cura di Gianmichele Taormina - il:2017-12-19

Recensione di Francesco Cusa & The Assassins "Love" a cura di Gianmichele Taormina
2017-12-19
http://www.strumentiemusica.com/notizie/le-recensioni-di-sm-love-francesco-cusa-the-assassins/

Le recensioni di S&M: LOVE – Francesco Cusa & The Assassins
SCRITTO DA GIANMICHELE TAORMINA / 16 APRILE 2016 /
LOVE

Francesco Cusa & The Assassins

Etichetta discografica: Improvvisatore Involontario

Anno produzione: 2015

di Gianmichele Taormina


Francesco Cusa & The assassins - Love. - Chi conosce bene le opere di Francesco Cusa lo sa. L’eclettico drummer catanese è musicista rigoroso e attento alle molteplici espressioni delle avanguardie contemporanee più variabili. E ben le rappresenta, aggiungiamo noi, sin dai tempi memorabili del collettivo Bassesfere.

Nella sua ennesima formazione – quella 2.0 relativa a The Assassin – Cusa si affida alle esplosive fibrillazioni di Cristiano Arcelli (sax contralto), Flavio Zanuttini (tromba e electronics) e Giulio Stermieri (Hammond e sinth).

Proseguendo il concetto di scrittura creativa, Cusa depone in questo suo notevole lavoro, il proprio marchio di fabbrica sempre dinamicamente complesso e meravigliosamente surreale.

Le articolate poliritmie che si ascoltano ad esempio in Escher sottolineano il fitto incedere di una ritmicità che sconvolge, coinvolge e spiazza, diseguali come sono ad inseguirsi nella sulfurea melodia che evapora nell’affascinate intro e nel finale milesiano.

Non ovvie e scontate sono poi le tessiture imprendibili di Intricate Corvai. Qui un urbanesimo strategico e modernissimo si esprime nella dizione di un’avanguardia (multi)poetica felicemente indefinibile, vera radiografia del nostro oggi musicale, con un Arcelli strepitoso e il leader letteralmente in gran spolvero nei suoi vamps adrenalinici.

Magia, dilemma e astrazione, sono i moods che via via Cusa affronta e offre nel corso della fitta boscaglia che si delinea lungo tutto il lavoro. Un’incisione che si inerpica e si rifugia in zone affascinanti di un climax ombroso ma fluorescente, ispirato ed esoterico, ricco di incredibili fascinazioni come nei successivi Oslo in My Heart e Wrong Measures. E che prosegue nelle mille colorazioni di The Act Of Killing Music, una specie di romanzo dalle vertiginose sfaccettature (moods notturno, tempi dispari e ritmi mozzafiato, tema frastagliato da “stop and go” a sorpresa).

Ending 1 e 2 dimostrano infine come farsi condurre da certa affascinante liricità per lasciarsi fluire in una felice convivenza poetica. Intuizione e istinto, bellezza esplosiva e giocosità nella creazione, rappresentano in definitiva il motore primario di uno dei più bei dischi pubblicati da questo talentuoso e creativo batterista, nel corso degli anni visto suonare al fianco di mostri sacri come Steve Lacy, Butch Morris, Andy Sheppard, Tim Berne e Don Byron.

RECENSIONE DI FCT TRIO FEAT. CARLO ATTI pere "Music and More" - il:2017-12-04

http://jazzandblues.blogspot.it/2017/11/francesco-cusa-trio-meets-carlo-atti.html

THURSDAY, NOVEMBER 30, 2017
Francesco Cusa Trio Meets Carlo Atti ‎– From Sun Ra To Donald Trump (Clean Feed, 2017)

The titles of the album and the tracks may betray a sly wit, but make no mistake, this is serious business, and the band which consists of Carlo Atti on tenor saxophone, Simone Graziano on piano, Gabriele Evangelista on bass and Francesco Cusa on drums are a rock solid modern jazz group. The meeting of the established trio with the impressive saxophonist allows sparks to fly, beginning with "Adam Smith Counts Every Penny" which opens spaciously with subtle bass and percussion and with gentle tenor saxophone completing the group improvisation. The track begins to get a little more feisty with tightly wound saxophone (pleasantly reminiscent of Steve Coleman in nature) leads the group into an exciting and fast paced collective improvisation. They stretch out nicely and develop a firm grasp on progressive improvisation, developing the tune as if it were a living entity. The music comes tumbling out on "Economic Boom And Stasis In The Capitalistic Illusion" with peals of saxophone arcing across fractured rhythm, marking a spontaneous unfolding of musical ideas. Atti's saxophone lays out and the rhythm section is fleet in his absence, before everything come back together for an episodic collective improvisation. The music weaves in and out of spacier sections confidently which allows the dynamic nature of the music to be felt, and the nearly sixteen minute long track never lags. "Deficit In The Economies Of The Black Jazzmen In The Sixties" is certainly a provocative title, and the band uses it as a springboard to look at post-bop jazz through a modern lens. Cascading notes of piano are met by long rending tones of saxophone, while a spiky rhythm flows through the heart of the performance. Piano chords dance lightly through a feature for Graziano, like bright raindrops, and the patient reentry of the saxophone is perfectly timed, weaving his sound gradually into the overall context. There is an engaging piano trio melody to "Delivering A Load Of Musical Boxes To Wall Street" that is warm and inviting, and they expand the palette of the performance by adding saxophone while keeping the light melodic structure of the composition. The rhythm section is playing very well, with a heart-on-sleeve eloquence that is quite appealing. The main event of the second half of the album is “Sun Ra vs. Donald Trump (Wrestling Bout, Refereed By Roland Barthes)” a performance that brings together all of the disparate strands of music the group had been weaving leading up to this point. The group develops an episodic almost suite like nature in the music which ebbs and flows, alternating squalls of fast and free music with the abstract development of space and solos popping up as the music evolves in a graceful manner. This was a very good small group modern jazz album, with the addition of a socially aware concept. Protest music in jazz goes back to “Strange Fruit” and beyond, and this album makes valid commentary available without taking away from the inherent power of the music itself. From Sun Ra to Donald Trump - amazon.com

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Recensione del cd di FCT trio, da parte di Bruce Lee Gallanter per "Downtown Music Gallery" - il:2017-12-01

FRANCESCO CUSA TRIO With SIMONE GRAZIANO / GABRIELE EVANGELISTA meets CARLO ATTI - "From Sun Ra to Donald Trump" (Clean Feed 449; Portugal) Personnel: Carlo Atti - tenor sax, Simone Graziano - piano, Gabriele Evangelista bass and Francesco Cusa - drums. With the kind of humorous approach characteristic of all things Italian, drummer Francesco Cusa turned the band he founded to play jazz standards into a project dealing, through his original compositions and orchestrations, with the search of the existing possibilities to «re- evoke an epoch and transpose it into the contemporary». And here are the first consequences, maintaining the «identity process» of the «fervid creative moment in black culture» which was defined 50 years ago by Sun Ra. For this endeavor, he invited Carlo Atti, a tenor saxophonist with an acclaimed career in the mainstream of Italian jazz. The music is less funny, or crazy, than the titles of the pieces suggest (for instance: “Fiscal Regime in the Life of a New York Taxidriver-Jazzman” or “Keynes and the Macro-Theory of the Structural Implosion of the Standard”), but the FCT Trio and their guest manage to surprise us, subverting the most obvious aspects of the standard jazz format (or the fake of it, because there’s no “real book” on sight). There’s an overall idea that music can change what nowadays is politically, socially and economically wrong, backing off to more happy days, but if the concept is debatable, because of the nostalgic element and because it gives to much responsibility to the art of sounds, the result is a marvelous record. In this case only, the means amply justify the purposes.

Neri Pollastri recensisce "Racconti Molesti" - il:2017-11-28

Francesco Cusa - Racconti Molesti

Un libro di racconti molesti, che “molesti” sono davvero, perché sempre dissonanti laddove ti aspetteresti qualcosa di melodico, o almeno di armonico;
Un libro in cui ci sono “amore”, “donne”, “esseri sovrannaturali” e - ovviamente - l’Autore, ma - essendo un libro di racconti molesti - nessuno dei summenzionati è come ci si aspetterebbe, o si desidererebbe.
L’amore è incomprensibile, intimamente e inderogabilmente infedele, intollerante, sempre storditamente surreale;
Le donne muoiono inopinatamente e stupidamente, oppure vengono uccise ma vagano ancora tra noi, con loro scorno;
Gli esseri sovrannaturali sono angeli precipitati sulla terra e trasformati in rocce, oppure uomini che spiaccicano le vicine sul termosifone, o sognano di uccidere il gatto che hanno in grembo, oppure hanno come unico alter ego un ragnetto, o ancora si svegliano e vanno a sgozzare commessi dell’IKEA;
L’Autore si dipinge nauseato dal mondo, dal quale si tiene marginale, con una spocchia da sconfitto che non lo fa essere particolarmente simpatico, quanto piuttosto - appunto! - molesto. Anche quando - ed è significativo - ha un istante di buddhità alla coda alla cassa del supermercato, perché si tratta di una buddithà stomachevolmente erotica...
Ma il massimo della molestia lo si raggiunge forse in un racconto che esorbita queste pur ampie “categorie” (la sua è quella del merchandising): “un negozio di materiali organici. Liquori, granite, gelati e succhi, aromatizzati ed estratti dagli effluvi dei bambini, degli adulti e dei vecchi: mestruazioni, sperma, sudori, salive, catarro, liquidi brufolosi”...

Con una ricercatezza linguistica che ricorda la poesia e una stralunata espressività che fa trovare espressioni come “dentifricio da fatine” o “sideralità della macchia di sugo”.

Un libro quindi nel quale viene dipinto un mondo orribile, osceno, sgradevole - molesto appunto - ma soprattutto scomposto, frantumatamente frastagliato e irrecuperabile, perché privo di qualsivoglia connessione di senso.

E appunto quest’ultimo tema è quello che, forse, può costituire la chiave di lettura del libro e finanche dell’Autore: il senso.

Il libro si apre infatti con un racconto intitolato “Dio”, nel quale perfino questi si ritrova affranto per l’assenza di senso; e si chiude con il racconto più lungo - “I tanti volti di Ingrid” - e anche più enigmatico, tanto che non è chiaro se il titolo sia quello del racconto o della “categoria” che raccoglie le singole parti in cui è frazionato. La storia - inizialmente quella di un personaggio di un videogioco - cambia pelle e significato nel corso del suo sviluppo e, alla sua conclusione non-conclusione, diventa alfine una finestra su una possibile trascendenza. Atipica, indefinita, confusa, implausibile quanto si vuole, ma pur sempre trascendenza.

Quella trascendenza, verrebbe da dire, che è indispensabile all’autore per riscattare, emendare quel mondo molesto che ha implacabilmente e fastidiosamente descritto nei racconti precedenti e che è la inevitabile conseguenza della perdita di senso dello stesso Dio.

È così? Soltanto Cusa può saperlo!!

RECENSIONE DI "WET CATS" a cura di Ettore Garzia - il:2017-11-28

http://ettoregarzia.blogspot.it/2017/11/poche-note-sullimprovvisazione-italiana.html?m=1

"Una lunga improvvisazione di 52 minuti circa riempie il cd per Amirani del pianista Lenoci con il batterista Cusa a nome Wet Cats. 52 minuti di eterogenee sensazioni che piombano nelle orecchie in maniera continua e diversificata negli intenti espressivi: c'è una parte irritata, che puzza di marcio, un'altra più armonicamente impostata, un'altra implacabile e percussiva, un'altra ancora riflessiva, silenziosa con poche note e percussioni. In Wet cats, ci sono ancora messaggi residui dell'operazione che i due, assieme a Martino, hanno profuso nelle distopie di Huxley od Orwell, ma ciò che conta è la funzionalità dei passaggi, il perfetto equilibrio che si crea tra tensione e distensione lungo il percorso. Cusa ha un drumming potente, tracciato su impianti rock o jazz-rock, mentre Lenoci è quanto di meglio di possa trovare nelle ampiezze stilistiche e formative di un pianista. E' così che i 52 minuti di Wet cats impongono nuove contrapposizioni, come in quei quadri in cui la realizzazione particolare del dipinto ti costringe ad alzare gli occhi velocemente in alto e in basso, ma poi contiene anche oasi visive su cui concentrarsi con gli strumenti tipici della contemporaneità, nel nostro caso musicale (estensioni, silenzi, impulsi atonali). La bellezza qui è molto relazionata ai tempi che si vivono, si gusta a strati, fino al carillon finale e agli effetti che si ascoltano in sottofondo assieme alle ultime esalazioni dei piatti".

Recensione di "Racconti Molesti" per "Lankenauta". - il:2017-11-20

https://www.lankenauta.it/?p=12819

“La musica ha sette lettere, la scrittura venticinque note” è uno dei più celebri aforismi di Joseph Joubert, spesso utilizzato per raffigurare i rapporti tra musica e letteratura. Una citazione che probabilmente non avrebbe sfigurato neppure nella quarta di copertina di “Racconti molesti”, l’ultima opera di Francesco Cusa; e non perché i personaggi e le vicende presenti nel libro abbiamo un’esplicita attinenza con qualche argomento musicale. Chi semmai ha molto a che vedere con la musica è proprio l’autore, jazzista di fama, batterista, compositore, esponente di quello che è stato definito “free jazz”. Ed infatti rubacchiando da wikipedia possiamo leggere: “Come indica il nome [ndr: il frre jazz] si tratta di un tipo di musica libera, completamente al di fuori degli schemi: uno dei limiti estremi raggiunti negli anni è stata la partitura per quintetto che prevedeva la libera improvvisazione contemporanea, di tutti gli strumenti secondo l’estro del momento. I caratteri di novità di questo stile rispetto ai precedenti consistono nella frammentazione e irregolarità del ritmo e della metrica, nell’atonalità che può arrivare fino al rumorismo, nell’assorbimento di tradizioni musicali provenienti da ogni parte del mondo (tanto che può essere considerato un antenato della World Music) e soprattutto nella tensione, intesa come intensità e liricità, che talvolta assume caratteri orgiastici e liberatori”. Se poi leggiamo una recente intervista di Cusa rilasciata alla storica rivista “Musica Jazz”, nella quale si afferma che “il rapporto tra scrittura ed esecuzione, tra direzione e scritto narrativo, come tra concerto e cd, va sempre più assottigliandosi”, allora non sarà campato in aria ricondurre il “molesto” del titolo all’approccio creativo del nostro musicista-scrittore. Il “marcio della società italiana”, la “catarsi compulsiva”, la rappresentazione di “vizi e tabù culturali” da parte di un “feticista della morbosità e dell’inettitudine patologica”, compresa la ricerca linguistica presente nella raccolta di racconti, non possono essere apprezzati senza mettere in conto quell’ironia e quel gaudente cinismo – parole proprio di Cusa – che il nostro autore intende proporre anche in sede concertistica.

“Cattiverie”, sarcasmi a fiumi e situazioni patologiche che non sembrano seguire affatto una logica prestabilita, tra racconti che, per numero di pagine, si possono definire tali, ed altri che potremmo assimilare a dei microracconti caratterizzati, non soltanto da una sintesi estrema, ma anche da humor nero, intensità espressiva, abbondanza di paratassi che si accompagna a periodi quasi sovrabbondanti di aggettivi. Approccio quindi molto “free” – ricordiamoci del musicista jazz – che viene confessato fin dalla prima pagina, in una sorta di micro-prefazione: “Questa idea dello stile, dell’omogeneità della narrazione, come se la vita fosse quest’ordine, questa sistematicità; orbene, questa storia della coerenza stilistica in una raccolta di racconti, mi indispone oltre misura” (pp.5). Pagine nelle quali si colgono, con risultati disuguali, intenti chiaramente provocatori: rappresentare le abitudini e le apparenti virtù dell’italiano medio con uno sguardo demolitore che si alimenta per lo più di divertito cinismo e dissacrazione. Diciamo “per lo più” perché è probabile che il lettore, di primo acchito, possa cogliere più facilmente le “molestie”, e perciò i velenosi sarcasmi dell’autore, in pagine come “il gatto con gli stivali”, oppure “Il mostro”, “Io al centro commerciale”, “Io a Oslo”: “Oslo. Ore due e dieci della notte. Noi quattro terroni siamo degli sfigati. La Natura si manifesta nella sua peculiare crudeltà. Ciò che stiamo vedendo è reale? Parrebbe di si. Un esercito di Valchirie ubriache e quattro hobbit” (pp. 83). Molto espliciti, ad esempio, con le visioni antropofaghe e volutamente nauseanti di “Secretion market”, oppure in “Io e il kebab di Mustafà”: “L’intero mondo si nutre di guano” (pp.95). Tratti decisamente più enigmatici, orrorifici, futuristici, onirici e caratterizzati da dosi massicce di surrealismo quelli presenti in “La strega”, “Sepolta viva”, “I tanti volti di Ingrid”. Le illustrazioni di Daniele La Placa, tra teschi in contesto casalingo, quarti di carne con volti umani e umani senza volto, completano al meglio queste pagine dedicate ad un campionario multiforme di disagi mentali e sociali.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Francesco Cusa, è nato a Catania nel 1966. È batterista e compositore jazz di fama internazionale. Attivo nell’ambito dell’interdisciplinarietà artistica, ha realizzato numerosi lavori di creazione di musiche per film, spettacoli teatrali e letterari, danza e arti visive, collaborando con ballerini, poeti e visual performers. Alterna la carriera da musicista a quella di scrittore e critico cinematografico. Collabora con le riviste Lapis e Cultura commestibile su cui cura la rubrica “Il cattivissimo”. Novelle Crudeli. Dall’orrore e dal grottesco quotidiani è la sua prima raccolta di racconti edita da Eris edizioni nel 2014.

Francesco Cusa, “Racconti molesti”, Eris (collana “Atropo – Narrativa”), Torino 2017, pp. 224. Illustrato da Daniele La Placa.

Luca Menichetti. Lankenauta, novembre 2017

Recensione di "Racconti Molesti" per "Leggendo a Bari". - il:2017-11-20

https://leggendoabari.wordpress.com/tag/racconti-molesti/

Racconti Molesti – Francesco Cusa
11 AGOSTO 2017 | POLLYY91
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Racconti Molesti di Francesco Cusa è decisamente un libro particolare. Devo ammettere che sono rimasta titubante e incerta quando l’ho avuto per la prima volta tra le mani, per via della copertina e delle illustrazioni molto forti e inusuali. Quella che a prima vista sembrava essere una raccolta di racconti horror, si è rivelata essere tutt’altro.

Racconti Molesti si compone di 41 racconti di varie dimensioni: si passa da quelli brevissimi di un paio di pagine ad altri decisamente più lunghi. I racconti sono divisi in diversi gruppi a seconda dell’argomento trattato: si parla di esseri sovrannaturali, si tratta il tema dell’amore, si parla di donne o ancora di “luoghi, spazi e zone“.

La maggior parte dei racconti è narrata in prima persona. I protagonisti sono di solito ritratti in svariate scene di vita quotidiana durante le quali il lettore viene invitato ad assistere alle loro azioni e ai loro pensieri che, senza freni e senza regole sociali, si abbattono inclementi sulla realtà. Le osservazioni dei protagonisti sono irriverenti, crude e sembrano emergere dall’io più profondo che non teme le convenzioni e il ben pensare comune. A turbare maggiormente però è ben altro: durante la lettura il lettore è portato ad ipotizzare che in alcune situazione il suo agire non è molto diverso da quello dei protagonisti dei racconti e che le realtà grigie e tediose raccontate non sono poi così inverosimili. Spesso qualche pensiero “molesto” forse è stato fatto anche da lui.

Alcuni racconti sono inoltre accompagnati dalle superbe illustrazioni di Daniele La Placa, che non si limitano a rappresentare solo il racconto, ma ne sono parte integrante e contribuiscono ad aumentare quel senso di disturbo che nasce dalla lettura.

In conclusione posso dire che questo libro è riuscito a “molestarmi”, a farmi vacillare e a farmi perdere l’equilibrio, facendomi precipitare in mondi diversi o conturbanti, che non sono altro che i mille volti del mondo che tutti i giorni ci circonda. Il mio consiglio è quello di provare a farsi inghiottire da queste pagine ed osare, senza temere di farsi “molestare” dai pensieri e dalle azioni dei personaggi disturbanti di Francesco Cusa.

Scheda del libro

Editore: Eris
Pagine: 209
Prezzo 12,00 euro