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Storie di Jazz e dintorni : Ricordando Gianni Lenoci / Francesco Cusa & The Assanssins + FCT trio feat Giovanni Benvenuti - The Uncle ( Giano Bifronte) - il:2020-08-20

Storie di Jazz e dintorni : Ricordando Gianni Lenoci / Francesco Cusa & The Assanssins + FCT trio feat Giovanni Benvenuti - The Uncle ( Giano Bifronte)

https://globalartisticfusion.blogspot.com/2020/08/storie-di-jazz-e-dintorni-ricordando.html?spref=fb&fbclid=IwAR00v2hV5gSnUMsoQU6hMHxU7gA0cRm68ZkYFLfDZh0MZHOoD1v8v0onx-M

“Dopo la prematura scomparsa di Gianni Lenoci esce il nostro cd. Ho deciso di dedicare a lui il titolo di questo mio ultimo lavoro: “The Uncle”. Così tutti lo chiamavamo, nella ristretta cerchia di amici. Originariamente il cd aveva come titolo quello di “Giano Bifronte”, ma dopo la scomparsa di Gianni Lenoci ho deciso di tenerlo come sottotitolo. Anche perché si tratta di un disco doppio: due gruppi che suonano le stesse mie composizioni, esperienza che avevo già attuato in passato con il cd “Francesco Cusa Skrunch – Electric/Vocal” e “Jacques Lacan, a true musical story” del 2010. Il disco esce per due differenti label riunite per l’occasione in un consorzio: Improvvisatore Involontario e Kutmusic. Gianni Lenoci ha suonato meravigliosamente in questo cd. La sua musica ci accompagnerà sempre” Francesco Cusa.


Francesco Cusa & The Assanssins + FCT trio feat Giovanni Benvenuti - The Uncle ( Giano Bifronte)

" È dedicato alla memoria del pianista Gianni Lenoci il nuovo lavoro di Francesco Cusa dal titolo “The Uncle (Giano Bifronte)” pubblicato da due etichette riunite in consorzio, Improvvisatore Involontario e Kutmusic. Disponibile in digitale e come doppio CD, “The Uncle (Giano Bifronte)” vede il leader Francesco Cusa (batteria) affiancato da Gianni Lenoci (pianoforte), Giovanni Benvenuti (sax tenore), Valeria Sturba (voce, theremin, violino e elettronica) e Ferdinando Romano (basso). "

" I due gruppi, Francesco Cusa & The Assassins (Giovanni Benvenuti, Valeria Sturba, Ferdinando Romano, Francesco Cusa) e Francesco Cusa Trio feat. Giovanni Benvenuti (Gianni Lenoci, Ferdinando Romano, Francesco Cusa) suonano le stesse composizioni, che portano tutte la firma di Francesco Cusa. La versione in CD contiene anche un booklet con quattro poesie di Cusa dedicate a Lenoci."

( Improvvisatore Involontario/ Kutmusic.)




Per parlarvi di questa interessante produzione musicale di Francesco Cusa, nata inizialmente come un lavoro di ricapitolazione delle proprie capacità creative ( attraverso i due ultimissimi ensemble stabili: le formazioni The Assassins e FCT trio) ma con il tempo divenuto omaggio e celebrazione post mortem di Gianni Lenoci - amico fraterno e geniale compositore, improvvisatore e pianista del Jazz d'avanguardia - ho scelto di avviare una nuova rubrica chiamata "Storie di Jazz e dintorni".
In questa nuova rubrica mi prendo l'impegno di scrivere anche di capolavori datati del genere - in tutte le sue declinazioni - perché io non amo fare il recensore - ma dare un'indirizzo narrativo ai temi che ritengo interessanti approfondire - e far conoscere al pubblico. Preferisco raccontare una storia monografico - musicale, più tosto che descrivere il contenuto di un disco. "Jazz e dintorni" deve fluire in una forma di narrazione certosina e ben scritta, perché mi piace l'idea di poter "improvvisare" - attraverso un flusso di parole "in divenire" - proprio come se io stesso fossi un Jazzman. Non essendo un musicista Jazz il mio scopo è quello di dare una vivida luce a delle impressioni e a delle riflessioni - che siano il più possibile avvincenti e intriganti - per ogni "tema" trattato.
Considerando che oggi la musica è relegata ai margini dell'interesse collettivo e sociale - il disco è diventato un oggetto quasi invendibile - sopratutto ora che siamo costretti a vivere un'emergenza drammatica come il post Lockdawn da Covid - 19 - con le ripercussioni economiche che ne sono conseguite - all'interno dell'effimero modello economico della globalizzazione - la mia speranza è di fornire un piccolo contributo alla causa, dal momento che amo il Jazz.

Francesco Cusa è un'interessante musicista catanese - un tempo agitatore culturale della Bologna più effervescente e vitale - quella nata tra il movimento universitario "La Pantera " e il "Dams" e l'associazione "Basse Sfere" ( un collettivo di musicisti creativi fondato proprio da Cusa). Recentemente ha scelto di portare l'esperienza discografica della sua label " Improvvisatore involontario" nell'universo della musica digitale indipendente ( Bandcamp, Soundcloud) aprendosi anche a delle interessanti collaborazioni, come nel caso di questo progetto - Francesco Cusa & The Assanssins + FCT trio feat Giovanni Benvenuti - The Uncle ( Giano Bifronte) - condiviso con la " Kutmusic" di Dj Batman ( Nicola Battista, di Pescara).

[ - La Kutmusic e l'Improvvisatore Involontario - ]

La Kutmusic nasce come marchio nel lontano 1988, fondata da uno degli storici esponenti della Italo House carbonara e "sotterranea" di quei tempi, Dj Batman. Il marchio della Kutmusic in principio viene utilizzato esclusivamente per delle cassette autoprodotte. La label diventa una realtà sopratutto nel mercato degli anni novanta, quando - tra il 1995 e il 1998 - uscirono alcuni brani con il copyright kutmusic sulle compilation estere di House Music e Underground. Nicolo Battista nel 1998 opta per compiere il salto di qualità, e inizia a pubblicare una discreta mole di cd e cd -r con il marchio SIAE - in seguito investe sul formato disco in vinile. La storia di questa "realtà" discografica indipendente giunge fino ai giorni nostri, sfruttando al meglio il mercato dell'ascolto e della fruizione della musica liquida con i singoli e gli album digitali. Nel tempo la varietà delle proposte si è diversificata e ha abbracciato gli stili più disparati ed eterogenei, come nel caso del Jazz sperimentale, la Library Music, il Rock, l'Indie, il Rap/ Hip Hop, la World Music e molto altro ancora. La Kutmusic di Nicolo Battista ( aka Dj. Batman) ha saputo anticipare i tempi, perché è attiva On Line fin dal lontano 1995 ( http://www.kutmusic.com/)


Basse Sfere e Improvvisatore Involontario - breve storia del collettivo - statuto e obbiettivi.

L'associazione "Improvvisatore Involontario" viene fondata subito dopo che Francesco Cusa ufficializza la chiusura dell'esperienza bolognese "Basse Sfere"; un'associazione e un collettivo di giovani improvvisatori in grado di svolgere una funzione di catalizzatore culturale per tutte quelle che sono state le situazioni artistiche più trasversali ed eterogenee della storica cittadina universitaria negli anni 90. Questa primo collettivo è stato un vero laboratorio di innovazioni e idee all'avanguardia, influenzando anche il panorama nazionale ( ricordo alcune analisi e considerazioni critiche apparse nel mensile storico Musica Jazz)
Molti di quei primi progetti Cusa li ha condivisi con la cantante Cristina Zavalloni ( ai tempi compagna anche nella vita). Per Francesco si è trattato di un lungo percorso fiorito subito dopo essersi laureato nel Dams - con la tesi "Gli elementi extramusicali della performance jazzistica" - ma essendo una personalità che non riposa sugli allori, sente il richiamo della terra natia, la Sicilia. Il nuovo collettivo di musicisti nasce a Catania nel 2004 per volontà di Francesco Cusa e i chitarristi Paolo Sorge e Carlo Natoli.

Le direttive della scuola/ collettivo Improvvisatore Involontario conquistano un crescente numero di personalità del nuovo firmamento impro - jazz, grazie a una connessione su scala mondiale che ad oggi conta 25 membri provenienti da Roma, Milano, Parigi, Berlino e New York. Collante e punta di diamante è l'orchestra "Naked Musicians" ideata e diretta da Francesco Cusa. Il musicista si prodiga nel ruolo di maestro - concertatore, e vuole spingere l'asticella dell'avanguardia italiana verso altri orizzonti - che partendo da una nuova e personale idea di conduzione per composizione istantanea - si apra al resto del mondo con più convinzione - senza provincialismo e sudditanza.
Nel marzo del 2011 l'orchestra raggiunge la mecca delle avanguardie afroamericane, New York, dove si esibisce coinvolgendo alcuni ospiti di prestigio : Mauro Pagani, Elliott Sharp, Cristina Zavalloni, Jim Pugliese e Ron Anderson. Avere un plauso nel territorio di Butch Morris, John Zorn e William Parker è stato sicuramente importante per poter maturare molti altri progetti, tra cui Naked Musicians Vocals e i tanti seminari e workshop.
Il cd Naked Musicians - Music for 24 Musicians - A Sicilian Way of Cooking Mind è un discorso a parte, perché si tratta di un manifesto FREE tutto siciliano - esclusa la straordinaria partecipazione di un trombettista eccellente, ma ingiustamente sottovalutato - Riccardo Pittau - di origine sarde - che si è trovato perfettamente in linea con le idee di Cusa - tra l'altro per la label del collettivo viene pubblicato il suo validissimo lavoro con l'ensemble Riccardo Pittau Congregation - il cd "Death Jazz". Questi due cd che ho menzionato sono assolutamente da acquistare, e ascoltare con attenzione. Meritano la giusta considerazione.

Naked Musicians / conductions - estratto dal sito : https://www.improvvisatoreinvolontario.com/chi-siamo :

"Attraverso una personale versione della ormai nota tecnica detta conductions, Francesco Cusa indirizza con un insieme di simboli gestuali i talentuosi musicisti coinvolti in un flusso che ha come intento condiviso quello di unire l'immaginazione compositiva del direttore e la forza creativa degli strumentisti col fine di creare un'opera densa e stratificata. Più che un'improvvisazione collettiva si tratta di una vera e propria composizione istantanea a più mani, in cui possono scontrarsi e sovrapporsi moduli ritmici di richiamo minimalista, tribalismi percussivi o vocali, puntillismi astratti, fraseggi jazzistici, elettronica (live-processing), sample di partiture contemporanee o citazioni da juke-box nazionalpopolare."

Lo statuto dell'associazione Improvvisatore Involontario ha lo scopo di promuovere e diffondere progetti e realizzazioni artistiche in diversi campi : dalla musica alle arti visive e letterarie, si passa anche attraverso il design, la scultura, l'architettura e tutte le voci che fanno parte del web design; tra cui grafica ed editoria. L'Improvvisatore Involontario ha promosso lo sviluppo, la formazione e l'orientamento di molti talenti. E' stata, ed è una scuola interessante, ma poco nota e celebrata.

L'improvvisatore Involontario ha la propria etichetta discografica privata, di cui è attualmente disponibile soltanto un ricco, ma prezioso catalogo digitale, dove è possibile recuperare tutti i cd che non sono più reperibili nella distribuzione discografica ufficiale. Vi allego il link per poter acquistare gli album di vostro interesse: https://www.improvvisatoreinvolontario.com/shop


Frank Sinapsi / Enrico Merlin e Francesco Cusa duo -That Voice from Space

Il progetto Francesco Cusa e Enrico Merlin - Frank Sinapsi -That Voice from Space è il primo passo per arrivare al consorzio tra l'Improvvisatore Involontario e la Kutmusic, perché si tratta di un'incisione licenziata dalla label di Nicolo Battista. Il duo Frank Sinapsi realizza un cd molto insolito - per certi versi provocatorio e dissacrante - ma in una forma ludica - perché i due musicisti evitano di "franare" in una deriva inutilmente situazionista. Il loro discorso prende in oggetto il genio del grande Frank Sinatra, con un "anti-tributo" quasi "affettuoso" e sincero. Per comprendere il concept è tuttavia necessaria un'attenta e certosina conoscenza del repertorio di "The Voice"; altrimenti non sono possibili afferrare tutte le connessioni con il materiale originario: vedere "Fly to the moon" che diventa "Flying you to the moon"
Francesco Cusa e Enrico Merlin si avventurano nello "spazio" per un progetto di jazz sperimentale, appositamente per celebrare il centesimo compleanno di Frank Sinatra, ma piuttosto che produrre un "tribute album" di solite e inflazionate cover, optano per un omaggio anticonvenzionale. The Voice è stato uno dei più importanti innovatori musicali nel campo della musica di intrattenimento ( che strizza l'occhiolino al Jazz). Merlin e Cusa lo vedono come un alieno - che attraverso un'odissea nello spazio - giunge sulla Terra.
Il concept album, a tratti, mi ricorda le vicende "cosmo - utopiche" di Sun Ra, anche per via di alcune similitudini e avvisaglie elettronico - rumoriste. Il batterista e il chitarrista - da sempre eretici inclassificabili all'interno del jazz nazionale - sperimentano delle "soluzioni" insolite per duo chitarra e batteria, cercando di riprodurre delle "interferenze soniche" provenienti dal cosmo. Il cd è accompagnato da un'intrigante fumetto in bianco e nero di Mattia Franceschini che racconta le gesta di un "alieno" che venne sulla Terra nel 1915 per cambiare le regole del music business.

Ho testato l'ascolto di questa incisione in compagnia di un fruitore di musica essenzialmente vintage rock "nostalgia" anni 50 e 60, pertanto poco avvezzo con l'Impro Music ( esclusa la tradizionale triade classic Jazz di Duke Ellington, Satchmo e Charlie Parker) Il fatto che abbia catturato la sua attenzione dimostra che le generazioni cresciute con Elvis Presley, Frank Sinatra, Satchmo, Bird, Beatles e Rolling Stones abbiano una mentalità molto più fresca e moderna - aperta alle novità - almeno rispetto ai molti fruitori contemporanei - sovente divisi per settori e generi - tra cui i tanti conservatori del Jazz più canonico.

Nella figura istrionico - folleggiante di Enrico Merlin trovo un'attitudine provocatoria Punk Jazz. Il chitarrista resta sicuramente un attento studioso di Miles Davis - che avrebbe di sicuro gradito l'ascolto del disco - se fosse ancora vivo ( vi consiglio per tanto i suoi libri : https://www.enricomerlin.org/musicology)

PLUS LINK + [ “100 years ago, a man from outer space landed on the third stone from the Sun. Here’s the story to be told…”
http://www.kutmusic.com/frank-sinapsi-francesco-cusa-enrico-merlin-that-voice-from-space.html ]

Onorato e gratificato da una lunga e "amichevole" corrispondenza con il gentilissimo - e sempre disponibile produttore indipendente Nicola Battista ( D.J. Batman) - ho cercato di capire come è nato questo originale e avventuroso progetto coprodotto tra la label Improvvisatore Involontario di Cusa e la sua Kutmusic. Avrei potuto scrivere qualcosa di mio pugno ma ho optato per riportare direttamente la sua testimonianza, perché mi è piaciuta l'idea di includere una sorta di "semi - intervista"; inoltre ritengo che la voce di un discografico indipendente sia maggiormente utile per la comprensione di "Giano Bifronte". Ricordo che Giano è il nome di una divinità mitologica a doppia testa - di conseguenza parliamo di un accostamento fin troppo audace - se non un vero e proprio azzardo ( come lo era stata - dopo tutto - la "natura" del duo Merlin - Cusa : Frank Sinapsi "That Voice from Space")


" ... sono entrato in contatto con Francesco Cusa per il tramite di Enrico Merlin. Avevo pubblicato "That Voice from Space", nel 2017, che è un disco dedicato alla figura rivoluzionaria di Frank Sinatra, omaggiato e decostruito attraverso un'immaginaria "mutazione" concettuale e jazz-spaziale da Enrico e Francesco sotto il nome Frank Sinapsi.
Da lì siamo rimasti in contatto con l'idea di collaborare su altri fronti. Francesco ha nel frattempo pubblicato anche altrove con gli Asassins: il fenomenale "Black Poker" con la Clean Feed. E c'era questa cosa di pubblicare un lavoro in una qualche formula "condivisa" - con le coedizioni dal punto di vista SIAE - o altro.
Francesco ha ideato "Giano Bifronte" come un disco che avrebbe presentato due formazioni all'opera con le stesse composizioni ma arrangiate e suonate in modo differente. Da lì l'idea di rendere il disco "bifronte" anche graficamente. Lo scorso anno, causa forze maggiori, il disco è slittato di alcuni mesi, nel frattempo è purtroppo venuto a mancare il pianista Gianni Lenoci, che era parte del FCTrio presente in uno dei due cd. Il progetto ha allora, non solo cambiato nome in "The Uncle (Giano Bifronte)" per omaggiare l'artista scomparso ("Giano" rimane nel sottotitolo perché il progetto "bifronte" è andato avanti come era stato progettato) ma l'intero disco è diventato un omaggio alla sua memoria, grazie anche alle poesie che Francesco ha voluto includere nel booklet interno.

" Il disco oltre a essere "double face" visivamente e musicalmente è anche pubblicato da due label. Cosa che di solito non faccio mai perché le coproduzioni sono spesso operazioni fumose ( il più delle volte complicate da gestire serenamente e con professionalità) Qui invece è stata una cosa naturale, la collaborazione tra Improvvisatore Involontario (che è la sede "naturale" dei lavori di Francesco, che però non disdegna di tanto in tanto di pubblicare su etichette prestigiose come la Clean Feed che dicevo prima) e Kutmusic, per cui anche un doppio logo, doppio numero di catalogo ecc. ...
Cito anche il "Giano Rapa Nui" di Mattia Franceschini in copertina, come lo ha definito lui, realizzato apposta per l'occasione. Mattia ha anche realizzato varie tavole ispirate ai diversi brani del disco, per ora visibili in un videoclip e in futuro spero anche come stampe allegate a un possibile LP in vinile. Un'ultima curiosità: il layout grafico definitivo del cd che è stato realizzato da Nicola Cosmo Salerno (artista veronese purtroppo improvvisamente scomparso a giugno 2020) seguendo le dettagliate indicazioni di Francesco. "





GIANNI LENOCI - Ricordando Gianni Lenoci (The Uncle) + Wet Cats

Gianni Lenoci (The Uncle) è nato a Monopoli - il 6 giugno del 1963 - ed è venuto a mancare a San Giovanni Rotondo - il 30 settembre del 2019. Un'inaspettata dipartita che ha lasciato un vuoto incolmabile all'interno della scena della musica impro Jazz italiana. Lenoci è stato un compositore, improvvisatore e pianista dalle indubbie capacità creative, oltreché un catalizzatore di idee e fermenti al di fuori del circuito mainstream Jazz nazionale. Alcuni grandi maestri e improvvisatori europei e americani - nel corso del tempo - hanno sentito la necessità di confrontarsi con lui : Steve Lacy, Joelle Leandre, Steve Grossman, Harold Land, Bob Mover, Glenn Ferris, Don Moye, Han Bennink, David Gross, Paul Lovens, Sakis Papadimitriou, Georgia Sylleou, Jean-Jacques Avenel, John Betsch, Markus Stockhausen, Steve Potts, Carlos Zingaro, John Tchicai, Kent Carter, William Parker, David Murray, Roscoe Mitchell, Sabir Mateen, Evan Parker, Marc Ducret, Charles Gayle. Questo musicista ha scelto - consapevolmente - di vivere la "nicchia" artistica, per portare avanti una propria idea di coerenza musicale.

”Dal mio punto di vista, la maggior parte dei musicisti di jazz italiani e non (in particolare quelli più in vista e che quindi dovrebbero essere di esempio) non fa jazz ma semplice pop music. O perlomeno usano procedure jazzistiche per improvvisare ornamenti su canzoncine et similia. Ma il risultato estetico (ed anche l’atteggiamento etico, perché no?) è prossimo al pop. In realtà tutto ciò non fa altro che celebrarne il disamore e l’estinzione (del jazz). Sfido chiunque a dimostrare il contrario. Capisco perfettamente che questa formula pop è remunerativa in termini economici, ma credo sia limitante dal punto di vista della propria ricerca estetica e dei contributi che si possono dare a quest’Arte. L’importante è che ogni fiume scorra nel proprio letto. Capisco che il postmodernismo ha contribuito a mischiare “l’alto” con il “basso”, ma ora più che mai credo che si debba prendere coscienza dei limiti di questa visione. Da parte di molti c’è stata una sorta di rimozione collettiva verso il jazz nella sua componente di ricerca, o comunque c’è un atteggiamento acritico verso la Storia. Se l’ultimo Coltrane (solo per fare un esempio) ha portato il linguaggio in una certa area 40 anni fa, forse è il caso di rifletterci e non rimuovere il tutto come se fosse stato il sogno di un pazzo visionario. Il valore sociale di un’artista risiede nel suo diritto ad essere esoterico”. / Fonte : http://jazzfromitaly.blogspot.com/2010/06/il-fuoco-sotto-la-cenere-intervista.html

Grazie alla testimonianza rilasciata dallo stesso Gianni Lenoci nel blog "Jazz From Italy", possiamo farci un'idea - seppur marginale - della "crisi" che da alcuni decenni imperversa settore, costringendo molti validi musicisti - e menti creative - a vivere di enormi sacrifici; se non quasi epurati e lasciati soli ai margini della scena. Attualmente c'è chi si è reinventato, trovando un modo per sopravvivere - e avere visibilità - all'interno della realtà virtuale: vedere l'utilizzo dei social network: a partire dall'ormai desueto My Space, e a seguire i più popolari Instagram e Facebook. Purtroppo questo contesto ipertecnologico - digitalizzato in "database" - ha mostrato tutti i limiti del caso, favorendo la dispersione, ma anche la profusione di contenuti musicali ai limiti del dilettantismo. Senza un'adeguata risposta politico controculturale - frapposta all'attuale cultura dominate del mercato neo liberista - i problemi permangono - perché viene meno una sana educazione all'ascolto - e dunque ogni buon tentativo viene vanificato, e disperso nell'etere. La politica resta la maggiore responsabile : "... solo per limitare il campo (il discorso è complesso e stratificato): fenomeni come i tagli all'Università e Conservatorio ed una riforma di questi ultimi completamente priva di amore e rispetto per la musica, sono la punta dell'iceberg di un tessuto politico (e sociale) logoro e privo di alcuna competenza da parte delle istituzioni. Da qualsiasi parte ci si ponga. Destra, sinistra e centro hanno le medesime colpe e responsabilità"

Per far fronte a questa crisi sono nate alcune piattaforme interessanti ( Soundcloud, Bandcamp) il cui contributo si è ben integrato con l'utilizzo promozionale dei canali YouTube, Vimeo e Daily Motion ( favorendo però un minimo di guadagno economico allo stesso musicista.)

Tracciamo una breve biografia di Gianni Lenoci: The Uncle è un pianista, compositore e didatta, che si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, e in musica elettronica presso il Conservatorio " N. Piccinni" di Bari, ove ha conseguito un Diploma Accademico di secondo livello in pianoforte, con indirizzo solistico; presentando un "recital" monografico, e una tesi sull'opera pianistica di Morton Feldman ( il tutto con il massimo dei voti e la lode). Nel suo "background" troviamo, dunque: la musica colta dell'accademia classica, la contemporanea, l'elettronica e l'avanguardia minimale. Per completare l'erudizione pianistica, sceglie anche di compiere un percorso - di approfondimento e "piena" conoscenza - della musica afroamericana.
Gianni Lenoci studia Jazz e improvvisazione con due musicisti che hanno fatto la storia del piano Jazz - Mal waldron e Paul Bley - perché hanno elaborato tutti gli stilemi del Jazz, del blues e della tradizione : dallo Swing al Bop - dal Be Bop e all'Hard Bop - passando per il Cool e la Third Stream, e lo stile modale - fino a giungere nel "Free" ( e nelle declinazioni avanguardiste del post Free) senza mai rinunciare al classicismo del pianoforte e della composizione colta ( di matrice europea). Mal Waldron e Paul Bley sono stati tra i primi musicisti americani a esordire nelle prestigiose etichette di Monaco E.C.M. e Enja
Gianni Lenoci trova la stima e l'ammirazione da parte di alcuni grandi maestri del Jazz italiano: suona e collabora con Enrico Rava, Massimo Urbani, Carlo Actis Dato, Eugenio Colombo, Roberto Ottaviano e Giancarlo Schiaffini. Questi grandi nomi - ormai "storicizzati" - si sono contraddistinti grazie a delle notevoli capacità artistiche e creative - e hanno aperto la strada ai più giovani - già a partire dagli anni sessanta e settanta. La crescita del genere è avvenuta gradualmente - in particolar modo negli anni ottanta e nei novanta - dove i risultati migliori si sono espressi quando la nostra musica ha conseguito dei successi mondiali - riconosciuti dalla critica di settore e dalla stampa internazionale - a pari livello dei maestri afroamericani. Anche Gianni Lenoci è tra questi. E' stato finalista nel 1993 dell'European Jazz Competition di Leverkusen (Germania) e nel 1996 vincitore di un premio della Fondazione Acanthes di Parigi (Francia) e del Premio Internazionale della Società Italiana di Informatica Musicale per la composizione Notturno Frattale (1996) e l'E.Brown/M.Feldman Grant Program (2015).

Ha inciso dei dischi molto importanti, tutti per delle piccole label "rigorosamente" indipendenti; tra cui alcuni lavori dal forte "respiro" internazionale: Sur Une Belancore (2003, Ambiences Maquétiques) - con la contrabbassista e violoncellista Joelle Léandre - Ergskkem ( 2006, Silta) - un trio con Markus Stockhausen alla tromba e al flicorno e Giorgio Dini al basso -, Secret Garden ( 2011, Silta) con il Gianni Lenoci 4th - e la partecipazione del geniale William Parker - storico nome e faro dell'avanguardia della Big Apple ( fin dai tempi della Loft Scene " RivBea Studios" di Sam e Beatrice Rivers.)
La produzione discografica di Gianni Lenoci è vasta ed eterogenea, meriterebbe una trattazione approfondita a parte. Voglio ricordare però il suo "primo" contributo pianistico al cd di Massimo Urbani "Round about Max with Strings" del 1991, inciso per la semisconosciuta "Senztempo". Vi allego il link della pagina Facebook "Associazione Culturale Musicale Gianni Lenoci" di Monopoli, Puglia - attualmente operativa - per meglio integrare la bio con delle informazioni più certosine e dettagliate - e per seguire tutto ciò che è pertinente all'argomento. (Io sono costretto necessariamente a fare una sintesi estrema dei dati biografici) : https://www.facebook.com/ass.giannilenoci/

Segnalo un'interessante intervista di Donatello Taleo a Gianni Lenoci - titolata "L'Arte mistica del vasaio" - che trovate riproposta e rivista, con una breve introduzione di circostanza - scritta dopo la triste e inaspettata dipartita del maestro, compositore, pianista - nel prestigioso sito musicale "Tracce di Jazz" https://traccedijazz.com/2019/10/02/gianni-lenoci-un-lascito/. In realtà si tratta di un contributo giornalistico concepito precedentemente alla morte del musicista, ma pur essendo datato, resta un documento prezioso, e più che attuale. La rete offre delle infinite opportunità di approfondimento, ed io vi invito a studiare attentamente la figura artistica e musicale di Lenoci.

[ Per fare ritorno alla trattazione di The Uncle ( Giano Bifronte) - voglio soffermarmi sull'ultima incisione che Lenoci ha condiviso in duo con Francesco Cusa - il cd "Wet Cats"; di cui ho già scritto in precedenza. Vi rendo la mia recensione rivista e corretta - con dei tagli inevitabili - ma decisamente più scorrevole e godibile ]

Wet Cats nasce sopratutto come un atto di grande amicizia, ed è il frutto di un'interplay particolarmente raro, intenso, e avvolgente. Questa musica è la sementa di un legame esoterico e spirituale di grande profondità culturale, che spesso ha toccato dei vertici di eccelsa improvvisazione. Un vivere la vita stessa nel sentimento emotivo - ed emozionale - della "nota blu" che si manifesta in forma totalizzante perfino nell'interscambio dei pensieri e nelle discussioni, infine nel ricordo post mortem: - " Il nostro perenne, costante dialogo, si nutriva di ogni tipologia di argomento, ma aveva sempre come fulcro questa ipotesi del trapasso. Solo adesso realizzo che il ruotare delle nostre azioni aveva come cardine il cambiamento assoluto di ogni prospettiva, il sondare il mistero della morte " - ( Francesco Cusa in una recente intervista per Jazzit https://www.jazzit.it/gianni-lenoci-lessenza-tangibile/ )


Wet Cats è stata descritta - e presentata - come un'unica composizione istantanea di 51 minuti e mezzo, nata principalmente dalla necessità di mettere a frutto un'idea di free improvisation emotiva, sfruttando l'interplay del momento. Wet Cats è un'improvvisazione senza "rete" ma nel contempo descrittivo - introspettiva - e molto passionale. Il duo per pianoforte e batteria è in grado di offrire più di una suggestione, ma anche di ravvivare un genere che è da sempre più prossimo alla forma d'arte totale, piuttosto che essere vicino a qualsiasi altro stile musicale, sovente cristallizzato dalle necessità commerciali dell'industria del disco e dello spettacolo.
Nel caso di questa incisione abbiamo la possibilità di ascoltare una progressione di note - scaturite da mille rivoli creativi - in una densità sonora che cresce all'interno dei piani della consapevolezza, poi espressa in quadri sonori metafisici - come se le gesta degli esecutori fossero gli elementi danzanti di una pittura in musica. Nella prima parte di Wet Cats c'è il lessico della scuola post free, ma anche un legato astratto e una capacità esoterica che delinea le direzioni sonore dei due improvvisatori. Il brumoso sperimentalismo - misterico - lascia il passo all'alchimia geniale di un momento di mirabile lirismo "impressionista" - intorno al ventesimo minuto - quando: sia il free che il blues si dissolvono in ectoplasmi silenziosi; le percussioni rallentano e Gianni Lenoci - toccato da uno stato di grazia assoluta - si prodiga in uno struggente canto melodico intriso di romantico pathos, che Cusa segue e valorizza con grande rispetto e sinergia [ ...] Proprio ora avviene un piccolo miracolo: Il quadro sonoro si dipinge del passaggio di una "musa", come se dinanzi al pianista facesse capolino la visione di una melanconica dama di primi del 900, a metà strada tra l'immaginario di Sergio Leone in "C'era una colta in America" oppure del Tornatore de "La leggenda del pianista sull'oceano".
Siamo nel territorio di un'avanguardia dove la tradizione è ben assimilata - come si evince nelle sezioni minimali e dilatate - quando emerge il sunto melodico e armonico del verbo afroamericano e della scuola europea. Il cd documenta un blocco di musica indispensabile, contraddistinto da estensioni, silenzi e impulsi atonali, ma resta complessivamente fruibile: uno sperimentalismo intenso ma godibilissimo, a tal punto che durante i ripetuti ascolti ho visivamente immaginato una "piece" per danza ( forse memore di certe performance storiche di certa avanguardia afroamericana degli anni settanta: i lavori dell'associazione B.A.G di St.Louis)
Wet Cats è l'unica registrazione che documenta una suite del tutto improvvisata, eseguita a Monopoli nel 2015 - ma conservata negli archivi di Gianni Lenoci - fino a quando una label indipendente - la Amirani Records - decide di realizzare un cd, con il titolo coniato dallo stesso pianista. Gianni Lenoci suona un pianoforte classico, alternandosi ad uno "preparato", ritagliandosi anche degli spazi per dei brevi interventi di flauto in legno. Francesco Cusa ricopre una vasta gamma di suoni attraverso un utilizzo della batteria - così creativo e inventivo - da conferire all'impianto della musica un vigore espressivo affascinante. Il pianista rievoca la figura di Bley e rende memoria agli anni della formazione giovanile, per poi infondere al flusso dei suoni un'originalità propria, pervasa da un concetto di bellezza del tutto personale. Ciò che di rimando restituisce il batterista è un drumming "pensoso" e funzionale - dove l'improvvisazione diviene un mezzo esoterico per la struttura del suono - un legato che va oltre il "costrutto istantaneo" di sostegno alla performance - e sembra che riveli anche un profondo e sentito dialogo spirituale "coltraniano".

In sintesi: questo disco è una perla per tutti coloro che amano la buona musica, e lo consiglio caldamente, perché non si tratta di un prodotto realizzato con l'intenzione di essere decorativo e funzionale all'ascolto; spesso accade il contrario, anche nelle musiche di avanguardia, quando si guarda al passato con l'intenzione di replicare dei suoni e dei sentieri già battuti. Vi allego il link della casa discografica https://www.amiranirecords.com/editions/wetcats Nel sito della Amirani - di rimando - sarete invitati a cliccare sui i link di Discogs, iTunes e Spotify. ]

[ La recensione del cd è già apparsa nella rubrica di My Ideal Blog "La Stanza della Musica : Gianni Lenoci e Francesco Cusa - Wet Cats" - inclusiva dei link audiovisivi delle performance in concerto - ma anche delle meravigliose e intense poesie scritte da Francesco Cusa - e altri contenuti extra. Per tutti coloro che volessero approfondire allego anche il precedente servizio: + https://globalartisticfusion.blogspot.com/2019/11/la-stanza-della-musica-gianni-lenoci-e.html ]


La recensione ( racconto) di Francesco Cusa & The Assanssins + FCT trio feat Giovanni Benvenuti - The Uncle ( Giano Bifronte) di Patrizio De Santis

"Giano Bifronte" è un disco che documenta un punto di svolta per la carriera di Cusa - in quanto rappresentativo dell'attuale "modus operandi" - : le composizione portano un ventaglio di idee fresche, maturate con l'esperienza di una lunga e fruttuosa interazione con la scena "underground" sperimentale nazionale ed internazionale.
Per volontà di Francesco Cusa l'album "Giano Bifronte" ha mutato parte della sua originaria natura per trasmutare spiritualmente - e concettualmente - in "The Uncle", ed essere anche un sincero omaggio postumo alla figura di Lenoci. Nel suo tracciato sonoro sono presenti molti aspetti che costituiscono il background dei due musicisti; per esempio l'influsso degli studi di Gianni Lenoci e Francesco Cusa al di fuori del Jazz.
Ascoltando l'opera, come se fosse un'incandescente "magma" sonoro, ne percepiamo gli echi e le trattazioni eterogenee : il professore, poeta, filosofo "cristiano" Marco Guzzi - fondatore del gruppo "Darsi Pace" - lo Yoga tradizionale e tantrico - pervaso dal pensiero filosofico e spirituale di Eric Baret (l'essenzialità si sperimenta nell'intimità) - "la ricerca del tempo perduto" di Marcel Proust e la palpabile influenza del filosofo, poeta, saggista, compositore e filologo tedesco Friederich Nietzsche. Dopo tutto il legame che c'è tra i due amici, resta ben saldo nell'intimità spirituale e letteraria, oltreché musicale.

Il musicista si è essenzialmente identificato in "Giano" : (latino: Ianus) è il dio degli inizi, materiali e immateriali, ed è una delle divinità più antiche e più importanti della religione romana, latina e italica. Solitamente è raffigurato con due volti (il cosiddetto Giano Bifronte), poiché il dio può guardare il futuro e il passato ( fonte https://it.wikipedia.org/wiki/Giano)

Perché Cusa sceglie questa entità divina e mitologica? Per una forte e spiccata eccentricità, che sfocia in un'attitudine anticonformista? Oppure per egocentrica ed esaltata provocazione - bonaria, in quanto più simile all'autoironia - che all'autocelebrazione?
Domande che possono trovare delle risposte soltanto nell'ascolto di siffatto disco - che si presenta in una doppia formazione - confluita in due distinti cd : The Assassins e FCT trio ( che ricordo, eseguono gli stessi e medesimi brani musicali).
Francesco Cusa può finalmente essere il Dio di se stesso e guardare sia al passato che al futuro - nel presente - optando di ricapitolare il proprio percorso creativo attraverso due possibili formule musicali definitive, da affiancare al "Drum & Books": la performance in solo per batteria e lettura di poesie, racconti e aforismi da lui concepiti nel corso del tempo. Questa potrebbe essere un'eventuale chiave di lettura per la comprensione di tale progetto.

La triste dipartita del fraterno amico Gianni Lenoci però, giunge come un fulmine a ciel sereno. La vicinanza del pianista ha indubbiamente giovato al percorso musicale di Cusa. Tra i due c'erano dei progetti e delle idee molto interessanti da portare a compimento: tra cui un seguito discografico del duo per pianoforte e batteria.
Il libretto "Quattro poesie per Gianni Lenoci" riassume in versi le emozioni e le affinità che li hanno legati in un solido rapporto umano. La loro affettuosa amicizia - grazie a questo progetto - sopravvive alla morte, perché l'arte è trascendenza e comunanza esoterico -spirituale. Francesco ci racconta di una dimensione esistenziale e fraterna che ha lasciato una buona sementa creativa perfino nella poesia: " amico mio, che fai in quel delirio di nubi, lontano, con le mani in tasca? Vieni qui a riscaldarti nel fuoco grigio della memoria, abbiamo spazio a sufficienza anche per i tuoi ricordi"





La nuova formazione di Francesco Cusa - denominata The Assanssins - ha offerto il meglio del proprio potenziale con un assetto strumentale in grado di esplorare i diversi linguaggi della musica improvvisata e del Jazz. L'ingresso di Valeria Sturba - polistrumentista, cantante e compositrice - diplomata in violino - che suona theremin, tastierine, minisynth - e utilizza in modo creativo effetti elettronici, looper e giocattoli sonori assortiti - è un'assoluta novità. Gli orizzonti musicali di Valeria Sturba sono universali e trasversali e spaziano dalla canzone d'autore al rock al jazz, dal tango all'improvvisazione libera, sovente innervati da vivificanti tensioni minimaliste. Nel primo cd di The Uncle ( Giano Bifronte) la sua personalità artistica è evidente; un valore aggiunto. La Sturba è perfettamente in linea con le idee e le visioni "sui generis" di Cusa. Segnalo che la giovane musicista ha diversi progetti all'attivo, tra cui OoopopoiooO, duo surreale e dadaista che condivide con Vincenzo Vasi.

Giovanni Benvenuti non ha bisogno di molte parole di presentazione, perché il suo sax tenore attraversa complessivamente il disco, sia con The Assassins che nelle veste di "guest musician" nel FCT trio. Il comunicato stampa che mi è pervenuto da Nicola Battista dice di lui: che è un sassofonista nato a Siena, e si è diplomato con il massimo dei voti, lode e menzione accademica al conservatorio di Bologna. Ha conseguito un master internazionale "In Jam" all'accademia Siena jazz. Ha frequentato diversi corsi e seminari in Italia e all'estero ( il Berklee college di Boston). È direttore artistico del festival Val D'Agri jazz. È docente di musica d'insieme e sassofono all'accademia Siena jazz. Benvenuti ha già partecipato ad alcune incisioni della label "Improvvisatore Involontario". La voce strumentale del suo sax tenore è magistrale ( in quanto il musicista ha maturato una mirabile sintesi dei linguaggi mutuati dalle avanguardie post free). E' perfettamente in grado di amalgamarsi anche nel rodato FCT trio ( nel disco si è dimostrato uno strumentista molto rigoroso; in linea colla concezione di avanguardia esoterica di Gianni lenoci)

Anche Ferdinando Romano è un bassista utilizzato in entrambe le "dimensioni" strumentali del progetto "bifronte". Romano, dopo il diploma al conservatorio "L. Cherubini" di Firenze - e gli studi di composizione - ha completato la sua formazione in Svizzera, dove ha avuto modo di studiare con Enrico Fagone e alcuni tra i migliori solisti internazionali dello strumento. Questo musicista ha una storia di tutto rispetto: è stato lanciato nel mondo discografico da Paolo Piangiarelli (Philology Records, Premio Massimo Urbani). Per me che sono marchigiano è un grande piacere, poiché il discografico maceratese ha dato vita a un catalogo di incisioni ormai storiche, lavorando incessantemente per mantenere viva l'attenzione sul compianto Max ( un gigante buono e generoso - ma "maudit" - del Jazz italiano). Romano nel 2010 ha pubblicato - insieme al chitarrista Marco Poggiolesi - i dischi “Tandem” (Philology 2010) e “Tandem. A ruota libera” (Dodicilune 2013).
A partire dal 2019 ha intrapreso una collaborazione con il trombonista americano Robin Eubanks ( nata in verità durante il tour promozionale di "l’Arcadia Trio" di Leonardo Radicchi, per il disco "Don’t call it justice" AlfaMusic 2019). Ha lavorato anche come autore di musiche per film e spettacoli teatrali - scrivendo per orchestra e ensemble di archi - senza contare i premi, e tutti gli onori conseguiti sul campo. Segnalo il suo ultimo cd "Totem feat Ralph Alessi" per la "Losen Records". Il bassista si è trovato perfettamente a suo agio accanto all'eclettica Valeria Sturba, e nel contempo ha offerto al trio la dinamo necessaria per ottenere il migliore interplay possibile.

The Uncle (Giano Bifronte) prevede una scaletta di 5 brani ( Anthropophagy - Cospirology - Dr. Agagi - Pharmacology - Reumatology) - raddoppiati per due ensemble separati - e strutturati con un legato concettuale ( mi si passi il termine, similsuite). Valeria Sturba e Gianni Lenoci sono i due musicisti che rendono questa rischiosa operazione perfettamente riuscita, perché sono gli elementi che più diversificano la struttura del suono, ma senza stravolgerne la natura complementare e similare. Grazie alle estrosità della Sturba - per quel che concerne la formazione The Assassins - e le meditative trame del "pianismo" riflessivo di Lenoci - per FCT trio - tutti gli altri musicisti portano in dote il meglio delle loro espressioni stilistiche - senza che si perda in equilibrio - per merito dell'attenta direzione artistica e conduzione musicale del leader; autore di tutte le composizioni.
Questa struttura bifronte è un vero compendio del post free e delle avanguardie sperimentali, ma detiene "in nuce" una prospettiva gioiosa della musica: vedere le incursioni post rock e jazz rock di Valeria Sturba - che interviene anche con delle ottime prestazioni vocali - mentre gode del sostegno di una sezione ritmica duttile e versatile, muscolare dove è necessario. Romano e Cusa sono bravissimi.
Nello stile di Benvenuti è evidente l'amore per Coltrane ( e anche Sam Rivers) ma eviterei di "contenere" il canto del suo sax con i soliti riferimenti, perché la ricerca strumentale del musicista è più che fresca e vibrante, basta ascoltare l'interazione con il rodato FCT trio per capirne l'originalità.
Lo stile percussivo del drumming di Cusa è sempre più incisivo e potente, ma conserva lo swing e il background originario del Jazz. Vi è qualcosa di narrativo e descrittivo nel suono della batteria del compositore catanese; sicuramente ha goduto dei progressi conseguiti con l'esperimento "live" dei Drum & Books. La sua costante e "sacrale" urgenza espressiva nel reinventarsi - sopratutto in un'epoca di forte crisi del settore - non ha ricevuto la giusta visibilità. In termini creativi si è distinto indubbiamente per la trasversalità dei tanti progetti maturati nel corso del tempo; forse troppo spiazzanti per il pubblico. La poesia è presente anche in Giano, ma esclusivamente per commemorare Gianni Lenoci: il libricino di poesie che vi è allegato è composto di quattro istantanee emotive, dove le memorie e le emozioni trascendono in una simbiosi, che rende l'oggetto disco ancora più prezioso. Assolutamente da avere negli scaffali di ogni buona collezioni di cd.

In conclusione [...] : Ogni incontro che avviene per vivificare "la ricerca di un tempo perduto" è una visione per il futuro propositiva e costruttiva. Si deve produrre arte in maniera tale che vi sia spazio anche per l'incontro e per l'amicizia : la componente più sana della creatività, poiché prefigura un risultato emotivamente onesto.
L'album andrebbe ascoltato più volte, magari centellinandolo. E' il miglior modo per poter vivere tutte le dinamiche delle due formazioni e per farsi un'idea delle attuali direzioni musicali di Francesco Cusa. Personalmente ho amato il trio con il pianoforte, perché è appagante ascoltare l'intesa che c'è tra Francesco Cusa e Gianni Lenoci, e penso a quante belle opportunità musicali - sopratutto dal vivo - abbiamo definitivamente perso. Come lo stesso Cusa ha affermato pubblicamente: "Lenoci in questo disco ha suonato in maniera pressoché perfetta"
Io ho voluto parlarvi di questo album in maniera del tutto originale. Il mio scopo è stato quello di dare "luce" ad una storia - nelle storie - del Jazz indipendente italiano, di cui solitamente non si sa molto ( stimolato anche dal fatto che avrei avuto la possibilità di approfondire ulteriormente la figura artistica e la personalità di Gianni Lenoci).
Ho evitato la "facile" e rassicurante recensione del sopporto fonografico. Ho notato che c'erano tante porte da aprire, andando addirittura a ritroso nel tempo. Forse ho "abusato" di questo cd, ma se l'ho fatto, sono stato mosso dalle migliori intenzioni: valorizzare la creatività italiana indipendente, spesso ignorata dal mercato delle musiche "Altre" o di "confine", E sovente lasciata fuori dal circuito degli eventi culturali di questa nazione.

Per tutti coloro che sono interessati a conoscere Francesco Cusa in maniera approfondita - vi rimando ad un mio vecchio servizio - dove potete trovare dei cenni biografici, ma sopratutto la sua attività in veste di scrittore narrativo e poetico. Ci sono i racconti e le poesie, e un cenno ai suoi "Live" Drum & Books. Questo è il link https://globalartisticfusion.blogspot.com/2019/05/francesco-cusa-lo-sguardo-sullarte-che.html. Allego anche la biografia estratta dal sito ufficiale http://www.francescocusa.it/bio.php


+ LINK VIDEOCLIP

[ The Uncle ( Giano Bifronte) - Francesco Cusa & The Assanssins (Giovanni Benvenuti, Valeria Sturba, Ferdinando Romano, Francesco Cusa) - Anthropophagy ]




composed by Francesco Cusa
published by Doppia I Associazione Culturale / Kutmusic Italhouse Produzioni Musicali

Francesco Cusa & The Assassins : https://www.facebook.com/Francesco-Cusa-The-Assassins-159291287457095/

Giovanni Benvenuti - tenor sax
Valeria Sturba - voice, theremin, violin, live electronics
Ferdinando Romano - bass
Francesco Cusa - drums, compositions

original illustrations: Mattia Franceschini https://www.facebook.com/mattia.franceschini.961

taken from the album "The Uncle (Giano Bifronte)", in memory of Gianni Lenoci.
Out now and CD/digital
(P) 2020 Improvvisatore Involontario & Kutmusic

video editing: Jay Artworx + Rotorvideos

+ PLUS FTC trio - traccia AUDIO : The Uncle ( Giano Bifronte) - Francesco Cusa FCT trio feat Giovanni Benvenuti (Gianni Lenoci, Ferdinando Romano, Francesco Cusa) - Anthropophagy


composed by Francesco Cusa
published by Doppia I Associazione Culturale / Kutmusic Italhouse Produzioni Musicali

Gianni Lenoci - pianoforte
Ferdinando Romano - bass
Francesco Cusa - drums, compositions

Guest musician : Giovanni Benvenuti - tenor sax


taken from the album "The Uncle (Giano Bifronte)", in memory of Gianni Lenoci.
Out now and CD/digital https://francescocusa.bandcamp.com/album/francesco-cusa-fctrio-and-fctheassassins-the-uncle-giano-bifronte-2020

(P) 2020 Improvvisatore Involontario & Kutmusic


Per chi volesse sostenere il Jazz italiano segnalo queste due iniziative promozionali nate nel social network Facebook:

La giornalista Daniela Floris - insieme al musicista Eugenio Mirti - ha creato il gruppo social "Aiutalamusica" - all'interno di Facebook - per promuovere le attività discografiche dei musicisti in questa particolare fase di emergenza da Cororonavirus Covid - 19. https://www.facebook.com/groups/Aiutalamusica/
Il musicista Enzo Favata - insieme a Danilo Gallo - e molti altri , ha realizzato un nuovo modo per promuovere e dare visibilità alla musica digitale di Bandcamp, creando un'altro gruppo social denominato Social Music & Jazz Musicians on Bandcamp" https://www.facebook.com/groups/706851023454015/

"The Uncle" e "Wet Cats" a Radio Tre Battiti per la serata dedicata a Gianni Lenoci - il:2020-06-10

https://www.facebook.com/ass.giannilenoci/videos/1209332636077312/

Recensione di Francesco Cusa & the Assassins ‘The Uncle (Giano Bifronte) a cura di Kathodik - il:2020-05-27

https://www.kathodik.org/2020/05/27/francesco-cusa-the-assassins-the-uncle-giano-bifronte/?fbclid=IwAR1zlMSCvTHCImJ85ya5nzFzQBapu6fCLtxzGY8TSBm9iYvGsTrWta9JYmY

Francesco Cusa & the Assassins ‘The Uncle (Giano Bifronte)
PUBBLICATO IL 27 MAGGIO 2020 DA ALESSANDRO BERTINETTO


(Improvvisatore Involontario / Kutmusic 2020)

“The Uncle” è il soprannome di Gianni Lenoci, pianista pugliese dalla squisita creatività che ho potuto conoscere grazie a Kathodik e che è recentemente, prematuramente, scomparso (il che mi dispiace molto). Lenoci stesso ha comunque potuto partecipare alla registrazione dell’album, il quale – grazie alla collaborazione delle due etichette per cui è uscito – si è sdoppiato in due cd (donde il sottotitolo ‘Giano Bifronte’) che offrono gli stessi cinque brani (tutti firmati dal batterista e band leader Francesco Cusa), ma con due formazioni diverse: un’operazione curiosa e interessante che non è la prima volta che mi capita di incontrare quest’anno.
Nel primo cd oltre al leader suonano Giovanni Benvenuti (sassofonista molto carico, virtuoso e creativo), il solidissimo contrabbassista Ferdinando Romano e la versatile Valeria Sturba (voce, theremin, violino e elettronica): sopratutto i suoi vocalizzi virtuosi e i suoi interventi strumentali caratterizzano la specificità di questo primo disco. Nel secondo disco Lenoci prende il posto di Valeria Sturba e l’atmosfera cambia radicalmente. Robuste e gioiosamente allampanate le cinque tracce del primo disco, più atmosferiche ed espressive (eppure sempre ricche di energia) quelle del secondo. Nelle due versioni, grazie ad arrangiamenti sapienti, i temi – molto ben scolpiti – dei brani acquisiscono caratteri diversi, a dimostrazione che non basta la composizione strutturale a caratterizzare l’espressività musicale, cui contribuirono piuttosto, e in modo decisivo, le qualità timbriche, le dinamiche, la strumentazione e, perché no?, anche il mood dei musicisti.
Non saprei quale brano scegliere per nominare quello che più mi ha colpito tra Anthropophagy, Cospirology, Dr Akagi, Pharmacology e Reumatology (si noti, en passanti, come i titoli riecheggiano quelli di famosi standards bebop: un omaggio, credo intenzionale, che ben corrisponde al modo in cui quella fondamentale lezione musicale riecheggia, in una nuova chiave, nelle note e nei ritmi di Cusa e dei suoi assassini). Analogamente, non saprei quale dei due dischi scegliere. Se dichiarassi di preferire il secondo, farei un torto alla rigogliosa e capace inventività di Valeria Sturba. Però, complice forse la prematura scomparsa dello “zio”, il sound del secondo disco, con il suo interplay tra sax e piano e i suoi momenti di eterea, rarefatta libertà (penso ad esempio a un felicissimo episodio di Pharmacology), mi sembra più “mio” (qualunque cosa ciò significhi). Ma non è un giudizio di valore. Giano è bifronte, e qui ne ammiriamo entrambe le facce.

Voto: 9

Alessandro Bertinetto

Improvvisatore Involontario Records

Francesco Cusa in “Lockdown Mon Amour”: 16 voci per 16 mie poesie”. Un lavoro di poesia sonora (SICILIA REPORT). - il:2020-05-02

Francesco Cusa in “Lockdown Mon Amour”: 16 voci per 16 mie poesie”. Un lavoro di poesia sonora

Le poesie lette da amiche e amici, artisti e pregevoli professionisti della parola con base leggera della batteria dello stesso artista

Di Redazione CT il 2 Mag, 2020 ore 16:23
CATANIA – In questo periodo di “lockdown” Francesco Cusa ha scritto molte poesie. Alcune di queste l’eclettico artista ha scelto di farle leggere ad amiche e amici, artisti e pregevoli professionisti della parola. In sottofondo, la base flebile e distante della batteria dello stesso artista.
Nasce così questo esperimento che Francesco Cusa ha deciso di chiamare “LOCKDOWN MON AMOUR”.
L’autore commentando l’evento dichiara: «Ringrazio di cuore tutte le amiche e gli amici che si sono prestati a questo esperimento. Mi hanno fatto un bel regalo. Sotto trovate anche i testi, che saranno certamente pubblicati in un libro futuro».

Rosalba Bentivoglio legge “MONOTONIE D’APRILE”.
Alessandro Borsonee legge “ESSERE UN GIULLARE”.
Giuseppe Carbone legge “CONFIDENZE”.
Nazim Comunale legge “GLI AMORI E I MORTI”.
Sal Costa legge “GLI AMORI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS”.
Massimo Cracco legge “I LIBRI”.
Carmelo Di Stefano legge “NEI TUOI OCCHI”.
Massimo Salvatore Fazio legge “L’INERPICARSI DEL SANTO”.
Alice Ferlito legge “ECLISSI SERALE”.
Francesco Gennaro legge “DOMESTICARSI”.
Superdani Gozzo legge “POMERIGGIO”.
Fabio Vito Lacertosa legge “TEMPO FERMO”.
Annalisa Pascai Saiu legge “ERINNI”.
Angela Tinè legge “L’ISOLAMENTO”.
Pier Marco Turchetti legge “A FEBBRAIO”.
Cristina Zavalloni legge “BOLOGNA”.

Francesco Cusa – drums.


https://www.siciliareport.it/eventi/francesco-cusa-in-lockdown-mon-amour-16-voci-per-16-mie-poesie-un-lavoro-di-poesia-sonora/?fbclid=IwAR1K9gTB4zO2sr-equn0kvdxc7hY3vJXn4-ckIrb8ION-JDRD3l7mYRH2TY Ancora più notizie su https://www.siciliareport.it

Un' intervista al sottoscritto da parte di Gerlando Gatto - il:2020-05-02

http://www.online-jazz.net/2020/05/02/il-jazz-ai-tempi-del-coronavirus-le-nostre-interviste-francesco-cusa-batterista-e-scrittore/

Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Francesco Cusa, batterista e scrittore
da Redazione | 02/Mag/2020 | Interviste, News, Primo piano | 0 commenti
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Intervista raccolta da Gerlando Gatto
Tempo di lettura stimato: 3 minuti
Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Francesco Cusa, batterista, scrittore – ph Paolo Soriani
-Come sta vivendo queste giornate.
“Con la consapevolezza di chi attende una catarsi da ogni scenario distopico. In un certo senso posso dire di esser pronto a un evento del genere, avendo avuto una formazione che di simili scenari si è nutrita fin dall’adolescenza: dai fumetti, ai libri, al cinema. Ne ho scritto molto anche nei miei libri, ne parlo in vari miei racconti, come ne “I mille volti di Ingrid”. Dunque, questa “reclusione” per me significa ancora produrre: mi ritrovo con più cose da fare di “prima”, a tal punto che mi risulta difficile comprendere come riuscirò a realizzare tutti i miei progetti una volta finita questa emergenza”.
-Come ha influito tutto ciò sul suo lavoro? Pensa che in futuro sarà lo stesso?
“Naturalmente ho subito un grave danno con la cancellazione di molti concerti e di presentazioni dei miei libri. La mia proverbiale fortuna ha fatto sì che uscissero, poco prima dell’esplosione della pandemia, sia il libro “Il Surrealismo della Pianta Grassa” sia il cd doppio “The Uncle” dedicato all’amico recentemente scomparso Gianni Lenoci, con conseguenze facili da immaginare. Sono molto affranto perché avevo organizzato un tour pugliese in memoria di Gianni… speriamo di poter recuperare in futuro. A tal proposito ritengo che sarà molto difficile ripartire. Occorrerà approfittare di questo stallo per rivedere la politica dell’organizzazione musicale in Italia, liberarla dai gangli che la congestionano in clan e cordate, per una gestione e selezione più armoniche e meno elitarie. La parola d’ordine è comunque defiscalizzare”.
-Come riesce a sbarcare il lunario?
“Da quest’anno, e dopo quasi 15 anni di precariato in giro per l’Italia, a 53 anni suonati ho il mio primo contratto a tempo determinato al conservatorio di Reggio Calabria, dove insegno “Batteria Jazz”. Altrimenti l’avrei vista davvero dura. C’è da dire che ancora però non ho visto una lira… ops! Un euro”.
-Vive da solo o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
“Vivo da solo, molto felicemente e per scelta. Per me è una dimensione straordinaria il poter gestire il mio tempo e il mio spazio. C’è un sottile canto che viene intessuto nei reami del domestico. Certo, occorre avere antenne molto potenti e non sentire il bisogno di avere necessariamente qualcuno a fianco. Dico sempre che il vero single si riconosce dal fatto che quando rientra a casa alla sera e si chiude la porta alle spalle prova uno straordinario senso di pace”.
-Pensa che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
“Fortunatamente, penso proprio di sì. Siamo di fronte a un fatto epocale che genererà un importante (ma non ancora decisivo) cambiamento bioenergetico in una grande parte della popolazione mondiale. I rapporti umani e professionali saranno caratterizzati da una prima naturale fase di formale diffidenza e straniamento, per poi tornare in una nuova dimensione di fascinazione. Simbolicamente, questa nuova modalità relazionale rappresenta lo zenit del processo di distanziazione fra sapiens, processo cominciato millenni fa e relativo all’alfabetizzazione”.
-Crede che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
“Senza ombra di dubbio. La musica come tutto il resto, ossia la meravigliosa opera creativa dell’uomo nel suo contesto ambientale, è l’antidoto sublime contro l’entropia. Nessun momento in cui ci è dato vivere è “terribile”. Nel dolore, nella sofferenza c’è sempre, a saper bene ascoltare, ciò che il filosofo indiano Abhinavagupta definiva il “Tremendo”, ossia quello stadio supremo che non è più conoscenza concettuale ma conoscenza- vita, il canto terrificante e suadente del mistero del campare. Siamo fortunati”.
-Se non la musica a cosa ci si può affidare?
“Affidarsi a qualcosa è già essere nella dipendenza. Occorre vivere il proprio tempo e le necessità che esso impone con la consapevolezza di essere nel posto giusto e al momento giusto. Sempre, anche nei momenti più difficili e umilianti della vita. Ci si può affidare a stento alla nostra coscienza e poi, semmai, donare per ricevere. Ma sempre con molta parsimonia, diffidando alquanto. Affidarsi a qualcosa di esterno è abbandonarsi al flusso delle maree. Da naufraghi, scegliere una fascinosa esistenza romantica nell’illusione dell’approdo”.
-Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità?
“C’è tutta la banalità necessaria a generare una buona dose di salutare nausea. Naturalmente la paura ha la grande capacità di rimuovere ostacoli, ma è semplicemente un riflesso dell’angoscia. Non si produce nulla di bello se si è nella paura. L’emergenza è lo stato prediletto dallo speculatore”.
-È soddisfatto di come si stanno muovendo i V/si organismi di rappresentanza?
“No. Anche perché non ho e non riconosco alcun organo che possa rappresentarmi. E poi rappresentare chi, quale me? Chi sono io? Un musicista? Uno scrittore? Un giullare? Un critico? Un impostore? Poco importa. Anche qui torna comoda la domanda precedente: ci si sarebbe dovuti muovere per tempo sulle cose da fare, su tutte assicurare un’intermittenza agli artisti, perché l’arte è il vero pane del mondo… non voto da decenni, non voglio essere rappresentato né politicamente, né tantomeno artisticamente. Posso scegliere di partecipare e condividere ciò che in me risuona e che ritengo utile alla causa comune. Ma dopo quasi trent’anni di vita spesa in collettivi artistici come Bassesfere e Improvvisatore Involontario, adesso preferisco seguire una mia via ‘ascetica’ “.

-Se avesse la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederebbe?
“Nulla. Attenderei che mi si chiedesse cosa posso offrire in base alle mie competenze”.
-Ha qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
“Oramai ascolto prevalentemente colonne sonore di film, dunque, non volendo fare l’ipocrita, consiglierei l’ascolto di due cd appena usciti e che vedono protagonista il mio caro amico Gianni Lenoci, recentemente scomparso: “The Whole Thing” con Gianni Lenoci al piano e Gianni Mimmo al soprano, appena uscito per Amirani, e il mio ultimo “The Uncle (Giano Bifronte)”, doppio cd appena sfornato da Improvvisatore involontario e Kutmusic”.
Gerlando Gatto

Recensione di "The Uncle" a cura di Alberto Bazzurro - il:2020-04-28

http://www.lisolachenoncera.it/rivista/rubriche/il-pianoforte-il-contrabbasso-eccetera/

E’ invece per Gianni Lenoci (foto sotto), valoroso pianista pugliese scomparso lo scorso settembre, la dedica di Francesco Cusa in quel singolare doppio cd che è The Uncle (Giano bifronte) (Improvvisatore Involontario/Kutmusik), realmente bifronte fin dalla copertina, apribile indistintamente da ciascuno dei due lati, e poi perché include gli stessi cinque temi (di Cusa, autore anche di quattro poesie per l’amico scomparso) suonati nello stesso ordine da due quartetti (sempre sax più trio) la cui unica variante è appunto la presenza ora di Lenoci (aprile 2018) ora di Valeria Sturba. Temi in apparenza (volutamente) post-bop, non di rado di umore tristaniano, si aprono ai trattamenti più disparati, in un gioco a rimpiattino che non manca di regalare più di una sorpresa.

Recensione di Francesco Cusa Trio, Francesco Cusa & The Assassins: The Uncle (Giano Bifronte) a cura di Vincenzo Roggero - il:2020-04-20

Francesco Cusa Trio, Francesco Cusa & The Assassins: The Uncle (Giano Bifronte)

Vincenzo Roggero By VINCENZO ROGGERO
April 20, 2020
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Francesco Cusa Trio, Francesco Cusa & The Assassins: The Uncle (Giano Bifronte) The Uncle, lo zio, ovvero Gianni Lenoci, così veniva chiamato dagli amici intimi il pianista, compositore, pensatore prematuramente scomparso nel settembre dell'anno passato. Ma il legame tra Francesco Cusa e l'artista barese era di quelli che andavano ben oltre le convenzioni di una pur solida amicizia. Non solo, allora, un doppio CD a lui dedicato il cui titolo originale Giano Bifronte è diventato il sottotitolo in favore di The Uncle . Non solo la presenza al pianoforte in un CD dello stesso Lenoci, ma anche la testimonianza toccante e senza fronzoli di quattro poesie a lui dedicate, immagini potenti tra ricordo, stupore e speranza. E naturalmente la musica.

Cinque composizioni a firma Cusa, due formazioni differenti a interpretarle, quasi un'ora complessiva di grande musica. Dagli evidenti richiami boppistici sia nei titoli che negli incipit, i cinque brani, tutti dalla penna di Cusa, si sviluppano repentinamente su coordinate e moods variegati. Si scivola dal groove funkeggiante dell'iniziale «Anthropophagy» alle sibilline linee pianistiche di « Cospirology», dal rarefatto ondeggiare di «Pharmacology» ai dialoghi incrociati, obliqui e frastagliati di «Reumatology», passando per «Dr.Akagi», una sorta di improvvisazione zen posizionata nel centro (meta)fisico del disco con il pianoforte di Lenoci ad illuminare ulteriormente il prima e il dopo. Questo succede sul versante del FCT + Francesco Benvenuti.

Con l'avvento di The Assassins le composizioni si trasformano in materia lavica, densa e vischiosa, con continue esplosioni di fuoco e di lapilli, incandescenze sonore che prima disorientano e poi accendono l'immaginazione. E irrompe prepotentemente VALERIA STURBA, folletto giocherellone e irrispettoso armato di violino, theremin, elettronica e voce. Che siano l'odore di zolfo e le svisate hard rock del primo brano, le incursioni elettroniche sparse ovunque, improbabili scat o gli allucinati hloop vocali di «Pharmacology», Sturba si conferma una dirompente, fantasiosa forza della natura, in grado di contagiare tutto ciò che la circonda. Gran orchestratore Francesco Cusa, abile nell'esaltare le peculiarità delle due formazioni e nel contempo conferire organicità ad un disco senza un attimo di tregua, ricco di idee e superbamente suonato.

Album della settimana.
Track Listing

Anthropophagy; Cospirology; Dr. Akagi; Pharmacology; Reumatology.

Personnel

Francesco Cusa: drums; Gianni Lenoci: piano; Giovanni Bevenuti: saxophone, tenor.

Valeria Sturba: voice, theremin, violin, electronics; Ferdinando Romano: bass.

Album Information

Title: The Uncle (Giano Bifronte) | Year Released: 2020 | Record Label: Improvvisatore Involontario/Kutmusic

Recensione di "The Uncle" a cura di Raul Catalano - il:2020-04-11

https://raulcatalano.blogspot.com/2020/04/francesco-cusa-giano-bifronte.html?fbclid=IwAR1DIEq6bRx7_F_v9abvPdBnqGB4dGhw8sleHJ0GyAbwfZUGknvZ5Ch500s

Francesco Cusa, ''Giano Bifronte''
Doveva abbattersi sul mondo una pandemia per tornare a scrivere sulle oscure pagine di questo blog. Tuttavia questi quattro anni di assenza non erano stati programmati: essendo io fatalista, o meglio destinista, credo che qualunque cosa ci succeda abbia una sua motivazione, spesso per noi incomprensibile. O forse questo maledetto COVID-19 doveva arrivare per indurci a riflettere sulle nostre miserande esistenze e per farci capire che noi, se pur circondati dagli agi dell'onnipresente tecnica e dell'onnipotente scienza, siamo niente di più che miseri mortali, aggrappati alla vita da un sottile filo invisibile.

Messo da parte il doveroso pippotto pseudofilosofico/ batteriologico, veniamo al quod di questo mio intervento: parlarvi del nuovo disco di Francesco Cusa, già apparso sulle pagine di questo blog con il suo libro di aforismi e freddure ''Ridetti e Contraddetti''. Oggi parliamo di ''Giano Bifronte'', doppio cd inciso dal nostro con il suo Trio (Gianni Lenoci, piano; Ferdinando Romano, contrabbasso; feat. Giovanni Benvenuti, tenor sax) e con il camaleontico progetto degli ''Assassins'' (attualmente Valeria Sturba, violino, theremin, electronics; ed i già citati Romano e Benvenuti).

Innanzitutto bisogna notare l'ardire di Cusa nel pubblicare un doppio cd con le stesse composizioni. Quella che potrebbe sembrare una scomessa ad alto tasso di fallimento, si rivela vincente: Cusa dimostra la futilità di accostare al jazz dei nostri giorni il concetto stantìo di ''composizione'': la ragion d'essere della musica che noi amiamo è infatti l'interpretazione personale ed il poter ammirare l'interplay tra i musicisti, espostisi a noi senza alcuna ''scorciatoia'' annotata su carta. Questi due dischi, pur contenendo le stesse composizioni, sono letteralmente agli antipodi tra loro in quanto ad atmosfere sonore e direzioni improvvisative.

Iniziamo con il disco del FCTrio.
''Antropophagy'' e ''Cospirology'' prendono avvio da due temi ''beboppari/tristaniani'' di Cusa, che ben presto si sgretolano, inoltrandosi negli abissi della libera improvvisazione. Lenoci e Benvenuti eseguono impassibilmente i temi all'unisono. Le loro voci procedono a braccetto ma sono discordanti: proprio come il doppio sguardo del dio Giano – uno rivolto verso il passato e l'altro verso il futuro -, essi seguono due vie diverse ma convergono nella stessa meta. Lo stacco che prelude all'improvvisazione in ''Antropophagy'' è magistrale: improvvisamente veniamo catapultati in un groove ossessivo alla Chicago Underground, su cui Benvenuti si mette in mostra, degno del miglior Chris Potter. Ben presto l'attenzione delle mie orecchie viene attirata dal pianoforte: Lenoci centellina i suoi interventi e tocchi; spesso si incaglia su poche note, creando un'atmosfera solenne ed ipnotica (non riesco più ad estirpare dalla mia mente quell'intervallo di seconda minore ascendente).

Con questo accorgimento che potremmo definire ''prosciugamento zen'', Lenoci ci inchioda a seguirlo a qualsiasi costo: ad ogni sua minima aggiunta melodica o modifica ritmica sentiamo mancarci la terra da sotto i piedi e restiamo in attesa di ogni sua indicazione sulla prossima direzione da prendere.
Lenoci ha la capacità di condensare nel suo fraseggio la tradizione eurocolta (a volte sembra di essere nella Vienna di inizio Novecento dinanzi ad una sonatina di pianoforte) col linguaggio afroamericano (inteso non semplicemente come ''jiezz'', ma anche all'avanguardia statunitense di John Cage e Morton Feldman). Per chiarire meglio cosa avverto azzardo un confronto: ascoltare Lenoci in azione ricrea in me la stessa sensazione che ho avuto dinanzi ai dipinti di Mark Rothko. Così come quest'ultimo aveva rinunciato a qualsiasi tipo di forma, struttura e convenzione preesistente, scegliendo di aggrapparsi al colore come unico e potentissimo mezzo di comunicazione con chi guardava le sue tele, Lenoci si aggrappa unicamente al suono, inteso nella sua più assoluta purezza ed immediatezza. Un suono privo di orpelli e tecnicismi, a primo impatto crudo e screziato, ma che rivela una profonda riflessione e meditazione perchè affonda le sue radici nel silezio e nell'assenza di schemi e di materia.

Alle spalle di Lenoci e Benvenuti si muove una macchina ritmica impeccabile: Cusa sgattaiola suonando i cerchi dei tamburi, accresce la tensione con lunghe pause inaspettate, riemerge con fragranti esplosioni dei piatti; Romano, dal canto suo, alterna frasi ritmiche spezzate e perentorie, assicurando a tutto il gruppo la ''terra'' armonica e ritmica su cui muoversi a piacimento.
In particolare il dialogo/duello che si instaura tra Cusa e Lenoci è di rara bellezza: i due si aspettano e si studiano, lasciano riecheggiare nella loro memoria le idee dell'altro ma senza fretta: proprio quando sembrano disperdersi nel mare magnum dell'improvvisazione collettiva, le fanno riemergere trasfigurate, rimasticate ed arricchite.

L'ultima parte del disco porta avanti questo schema di alternanza tra i pieni melodico/ritmici dei temi ''boppari'' con gli svuotamenti zen post-tematici. Da segnalare, nell'improvvisazione in ''Pharmacology'', un momento di grande intensità: Lenoci percuote le corde del suo pianoforte, stoppandole lievemente con la mano per poi abbbassare il pedale della risonanza: ne viene fuori un eco sommesso che sembra provenire dall'abisso del nostro inconscio.

Nel secondo disco l'atmosfera cambia drasticamente: merito della new entry e polistrumentista Valeria Sturba (violino, theremin, voce, electronics). Le improvvisazioni di Sturba riservano sempre nuove sorprese e spiazzano anche chi è abituato all'originalità dei suoi progetti musicali (su tutti il duo ''OoopopoiooO'' con Vincenzo Vasi). La Sturba spariglia le carte e gli equilibri consolidati nel trio Cusa-Romano-Benvenuti, diventando il perno del gruppo. Le libere improvvisazioni che nel precedente disco si nutrivano di silenzi, attese e spiritualità, adesso si fanno più frenetiche ed acide, con sonorità elettriche ed oserei dire quasi rock psichedeliche.

Da segnalare, in particolare, un momento sospeso tra l'ironico ed il terrorizzante in ''Dr. Akagi'': Sturba esegue in solo la melodia del tema con un'interpretazione che mi ha riportato alla mente il tema di ''Rosemary's Baby'' (firmato da Krzysztof Komeda).

Altra segnalazione da fare sull'abilità di Sturba – se mai ce ne fosse bisogno - è l'intro vocale in ''Pharmacology'', dove la sua voce, grazie al sapiente uso della loop station, riesce a costruire un fitto tappeto sonoro melodico e armonico da cui prende avvio il brano.

Dopo aver ascoltato questo disco non si può fare a meno di pensare a cosa altro avrebbe potuto sfornare il sodalizio tra Cusa e Lenoci, tristemente scomparso il 30 settembre 2019. A me resta il rimpianto di non aver potuto conoscere di persona il pianista pugliese, nonostante fosse venuto di recente a suonare a Venezia proprio con il ''Meister'' Cusa. Perciò non mi resta che congedarvi con alcune bellissime parole dedicategli dal batterista catanese dalle pagine di ''Musica Jazz'' e da una poesia dello stesso Cusa, contenuta nella raccolta ''Canti Strozzati''.

''Lo scopo dell'artista è quello di generare costantemente nuove utopie. Per i veri poeti, profeti e veggenti l'accesso alla mitologia non passa attraverso le categorie della scienza. Gianni era uno di essi: conservava dell'approccio razionale la necessità metodologica che traduceva poi in téchne, ossia in quel misto di sapienza, creatività e tecnica funzionali alla sua (nietzschiana) volontà di potenza. In realtà egli continuerà a risuonare perché, paradossalmente, la deflagrazione muta della sua scomparsa si sta rivelando immane vibrazione sonora, e il suo essere stato ''inaudito'' in vita, nel senso più profondo della parola, ossia di ''non ascoltato prima'', diviene densità e nucleo di valori archetipici e, dunque, in larga parte invisibili''.

Fiori di Maggio

Me ne andrò
Come se ne vanno tutti
Nel silenzio della vita
Che ristagna nei cuori
Di chi rimane.

- Link -

https://open.spotify.com/album/2WRYgOmduSMBwDCNAoskn1

https://www.amazon.it/Uncle-Giano-Bifronte-Francesco-Cusa/dp/B0848LQXR9/ref=sr_1_fkmr0_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&dchild=1&keywords=giano+bifronte+casa&qid=1586524759&sr=8-1-fkmr0

https://www.amazon.it/Canti-strozzati-Francesco-Cusa/dp/8867703439/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&dchild=1&keywords=canti+strozzati+cusa&qid=1586524786&sr=8-1

Francesco Cusa e il giano bifronte Di Ettore Garzia - 30 Marzo 2020031 - il:2020-03-30

http://www.percorsimusicali.eu/2020/03/30/francesco-cusa-e-il-giano-bifronte/?fbclid=IwAR0emkNtu2wG8uA9pOtwQCxzVMwWZ4sp3Wt9oCUFfbUpMAQtY7YPM3iXxTU

Francesco Cusa e il giano bifronte
Di Ettore Garzia - 30 Marzo 2020031

Il Giano è un dio che esibisce due facce speculari, una che guarda indietro e l’altra avanti. Sebbene non ci sia una certezza piena sulle origini di questa figura, è certo invece che furono i Romani ad utilizzarla nell’antichità: comparse nei discorsi degli uomini come figura simbolica per incoraggiare il movimento e la relazione tra passato e futuro, poi acquistò rilevanza al punto di comparire nelle monete, nell’arte e nella rappresentazione simbolica di luoghi (porti, passaggi, archi, etc.) e paesi. Oggi, la sua limpida osservazione suscita sensazioni contrastanti, perché se da una parte spaventa l’innaturalità della connessione dei due volti, da un’altra emerge un segnale potente, di una società che persiste e che aderisce ad un principio di continuità: coloro che sono particolarmente attratti dalle forme del sapere e dalla scienza sacra posta in essere dai popoli antichi, trovano in questa figura pane per i loro denti, percependone persino una valenza metafisica. Francesco Cusa, scrittore e musicista di cui in queste pagine ho sempre evidenziato le specificità, è certamente uno di quegli uomini che può essere ricompreso in coloro che sposano l’interesse per la cosmologia o l’esoterismo spiegato in modo scientifico ed in connubio con la musica e basterebbe andare sulla sua pagina facebook, costantemente aggiornata di letture e considerazioni, per rendervene conto. La musica ne è stata investita tramite il jazz, modalità d’espressione che invero poco si prestava a questo tipo di congiunzioni, ma che Cusa ha sfruttato mettendo assieme pezzi trasversali del jazz, curandosi di aggiornare anche il carattere letterario della scoperta, portato spesso nei concetti dell’antinomia e fugando la saggistica che pesca nel fantastico, nel finto o nell’assurdo. Se la musica jazz ha un umore, può accogliere anche questi significati.
Il doppio cd che Francesco ha appena pubblicato è un Giano bifronte di due formazioni: la prima (forse quella che guarda al passato?) è sostanzialmente un quartetto con il contrabbassista Ferdinando Romano, il sassofonista Giovanni Benvenuti e soprattutto con il compianto pianista Gianni Lenoci, grande amico di Cusa, a cui questo cd viene dedicato con poesie appositamente scritte per lui; dall’altra (quella che guarda al futuro?) il quartetto si forma con gli Assassins, sempre con Romano e Benvenuti, ma con Valeria Sturba a voce, violino, theremin ed elettronica leggera. Appositamente ho inserito delle domande in parentesi, ma avverto che non hanno risposta perché devono funzionare anche al contrario: chi può rilevare quale dei due esperimenti musicali sia più “moderno” dell’altro? Anche la musica non vi darà nessuna mano alla risoluzione: quello di Cusa è un post-bop jazzistico che spesso alza il livello delle sue caratteristiche di astrazione. Fondamentalmente sembra di assistere ad un incrocio tra il Pithycanthropus Erectus di Mingus e l’Heavy sounds di Elvin Jones & Richard Davis, ossia tra il Mingus meno blues e le esalazioni di Jones dovute al lavoro sui piatti; è lo stile di Cusa, che ha affrontato molti argomenti sul suo cammino con questo stile e che continua ad oscurare gli umori come fece nel suo ultimo trio “distopico” con Lenoci e Martino. Lui si muove sull’esatta dinamica del ritmo, scandendo implacabilmente i tempi e lasciando a Lenoci lo spazio per muoversi sulla tastiera con ricerca di soluzioni. Qui i compiti di Gianni erano anche di incartarsi volutamente sulle note e provocare lo sviluppo dell’interplay nello spazio musicale.
Gli argomenti condivisi con The Uncle e The assassins stavolta coinvolgono anche l’antropofagia, la cospirazione, la farmacologia e colgono un riferimento al Dr. Akagi, personaggio decadente di un libro che proviene dalla letteratura giapponese degli anni cinquanta (Sakaguchi Ango), in cui si narrano le storie di un disturbato dottore che è ossessionato da una malattia al fegato. E’ un testo che vi apre culturalmente altre porte e che potreste approfondire non solo con il film di Imamura Shōhei che ne ripropone il contenuto, ma anche leggendo la letteratura giapponese setsuwa, ispirata agli aneddoti buddisti diventati popolari nel medioevo: sono storie con trama ed azione guidata, con elementi narrativi a sorpresa che hanno anche un valore educativo. Nel cd con gli Assassins, la relativa traccia che si riconduce al Dr. Akagi è nelle mani di un arrangiamento lussuoso e distraente, poiché Benvenuti e la Sturba producono un notevole arricchimento delle situazioni musicali; mentre il primo mostra un’eleganza e pulizia di suono a servizio di un jazz che spesso si spinge in territori più free, la seconda è l’asso nella manica di Cusa, perché rilancia le strutture vocali, rende caustici i dispositivi elettronici, crea temi o membrature ritmiche con le sovraincisioni della voce, nonché ad un certo punto esibisce persino un campionario di vocalità aperto alla sua modificazione: è gospel, angelico, urlato drammaticamente come una Medea, avanguardista alla maniera di un Voice Piece di Yoko Ono.
In The Uncle (Giano Bifronte) Cusa vi ha offerto un giardinetto di cultura e di musica. Sappiatene prendere i frutti.

"The Uncle" su "All About JAzz" - il:2020-03-27

https://www.allaboutjazz.com/fredrik-lundin-francesco-cusa-and-gianni-lenoci-lisa-mezzacappa

Su "All about jazz" una bellissima trasmissione che vede ben due passaggi per l'ultimo mio doppio cd "The Uncle", dedicato a Gianni Lenoci, con Gianni Lenoci, Valeria Sturba Giovanni Benvenuti Ferdinando Romano.
- Francesco Cusa Trio "Pharmacology" from The Uncle (Giano Bifronte) (Improvisattore Involuntario) 34:05
- Francesco Cusa & The Assassins "Dr. Akagi" from The Uncle (Giano Bifronte) (Improvisattore Involuntario) 40:03
Assieme a noi, Gianni Lenoci, Piero Bittolo Bon, la carissima Lisa Mezzacappa, Christian McBride, the Denis Colin Trio, Matana Roberts, David Liebman ecc.