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Francesco Cusa - Official Website - Press

Francesca Calì recensisce “Il surrealismo della pianta grassa” di FRANCESCO CUSA, edito da Algra Editore - il:2020-10-26

LE NOSTRE LETTURE

“Il surrealismo della pianta grassa” di FRANCESCO CUSA, edito da Algra Editore

Potrei sembrare strana ma, di solito, mi piace leggere la prefazione di un libro solo dopo averlo letto. Questo perché non voglio farmi influenzare nel giudizio (che resta comunque il giudizio umile di chi legge e scrive solo per passione). Con questo libro, però, mi sono dovuta fermare un attimo e, dopo aver esclamato “questo è folle”, sono andata a pagina 7 dove trovo la prefazione di Valerio Corzani che esordisce scrivendo: “Non è un esercizio semplice quello di introdurre un libro di Francesco Cusa. In particolare questo”. E poi a pagina 11, Pier Marco Turchetti, altra prefazione, sentenzia: Cusa, Proust con il telecomando in mano.

Allora capisco che non avevo sbagliato. Cusa è un artista poliedrico che con questo libro vi introduce nel suo folle mondo fatto di grande attenzione per i piccoli dettagli della vita. Vi farà osservare episodi di vita quotidiana con altri occhi, quelli di un grande osservatore.
Il surrealismo della pianta grassa è una dissertazione sulla vita, oserei dire un saggio di filosofia in chiave moderna.
Ben 94 tra monologhi, pensieri e aforismi scritti con un inizio ed una fine racchiusi in massimo 2 pagine. Cusa ci porta nell’attesa di uno studio medico, in un bar dove un barista accigliato gli serve un cappuccino-brodaglia senza schiuma, sul palco di Sanremo nella serata dedicata ad Allevi, e poi di nuovo in giro per le officine meccaniche catanesi alla ricerca di un povero Cristo che sappia riparare il cavalletto del suo vecchio scooter. Turchetti parla di zapping, ed è proprio così! Cusa invetta da un argomento ad un altro con la stessa velocità con cui cambi canale alla TV. Mentre leggevo, però, ho immaginato che tra un canale e l’altro ci fosse un drumming di attesa suonato dallo stesso Cusa. Così dovete leggerlo, immaginando il crescendo di una percussione.
E poi, capitoli interi dedicati ai giochi parole e agli anagrammi che ci offre la lingua italiana, con sarcasmo e grande ilarità. Cusa non è certo uno che le manda a dire. Scrive quello che pensa e pensa quello che... boh!

Entrare nell’universo “Cusano” non è facile, come dice Giuseppe Carbone nella postfazione, ma io aggiungo che una volta che ci sei dentro non vuoi più uscirne. Consiglio di non posare nella vostra libreria questo libro, una volta finito di leggere, ma di lasciarlo lì sul vostro comodino, come un oracolo: prima di andare a dormire ponetevi una domanda ed aprite il libro in una pagina a caso, lì troverete la risposta!
Con “Il surrealismo della pianta grassa”, Cusa si esibisce nella sua migliore performance.

PS. Volete sapere perché questo titolo?
E perché devo dirvelo io? Andatevelo a cercare su YouTube in una delle tante interviste fatte a Cusa.
Scusate mi sono fatta contagiare dal pensiero Cusano

Francesca Calì

La recensione di Nicola Barin sul doppio cd "The Uncle" - il:2020-10-22

http://www.jazzconvention.net/index.php?option=com_content&view=article&id=4315:francesco-cusa-trio-francesco-cusa-a-the-assassins-the-uncle-giano-bifronte&catid=2:recensioni&Itemid=11

Francesco Cusa: batteria
Gianni Lenoci: pianoforte
Giovanni Benvenuti: sassofono tenore
Valeria Sturba: voce: theremin, violino, elettronica
Ferdinando Romano: contrabbasso

Un doppio progetto scaturisce dalla mente del magmatico batterista catanese Francesco Cusa, registrato circa un anno dopo la prematura scomparsa del pianista e amico di lunga data Gianni Lenoci. L'album Giano Bifronte acquista un doppio di nome The Uncle, Lo Zio, soprannome del pianista.
Un doppio album che vede da un parte Cusa con i suoi The Assasins (Benvenuti, Sturba e Romano) e nel secondo album il trio composto da Cusa, Lenoci e Romano con Benvenuti come ospite. Tutte le composizioni del batterista vengono riviste con i due combi secondo una prospettiva che ricorda le parole filosofo Gilles Deleuze: «[...] la ripetizione non è una condotta necessaria e fondata se non in rapporto a ciò che non può essere sostituito. La ripetizione come comportamento e come punto di vista concerne una singolarità impermutabile, insostituibile. Ripetere è comportarsi, ma in rapporto a qualche cosa di unico o di singolare, che non ha uguale o equivalente.»
Con gli Assassins la trattazione delle tracce si muove da un spunto iniziale che guarda allo swing e al be-bop: Anthropophagy vede l'esposizione dell'ottimo tema e il successivo sviluppo in cui Romano ci offre un ottimo walking bass al basso elettrico. Come la divinità del titolo il batterista osserva il passato ma anche il futuro e subito l'atmosfera muta: ritmi rock forsennati, un avant-garde metal, la voce di Sturba che inquieta non poco, un tappeto armonico del basso che viene prodigiosamente sventrato con improvvisazioni, interruzioni, rallentamenti, cambi di tempo, continui coup de théâtre. Le incursioni di Sturba al violino alla voce e con inserti di elettronica esprimono la sanguigna e tribale incursione nei sogni del batterista, saggista e romanziere catanese. Più che un disco una azione performativa da gustare live. Benvenuti si diverte esaltando il suo fraseggio duttile e sofferente.
Il secondo cd vede un approccio più tradizionale anche se l'apporto di Lenoci permette di spostarsi su coordinate free jazz. Cusa tiene le mani salde sul progetto offrendo generosi spazi improvvisativi a tutti. Lenoci costruisce in Cospirology un assolo sghembo e itinerante che esaurisce il brano, da ricordare anche in Dr. Akagi, Benvenuti che cita L'Uccello di Fuoco di Stravinskij.
L'apertura musicale creata dal progetto di Cusa sembra smarcarsi da ogni tipo di pregiudizio musicale, cosi come ricorda il filosofo François Jullien: «Smarcarsi non significa soltanto prendere le distanze, separarsi, aprirsi un ritiro, abbandonare gli usi e i temi della conversazione comune, e nemmeno essere in disaccordo. Significa anche dirigersi altrove, arrischiarsi, là dove la strada non è più segnata, dove il terreno diventa incerto e la luce diffusa e uniforme, la luce familiare a tutti, non penetra più.»
La luce è fioca nei territori visitati da Cusa e dai suoi compagni ma la vista è notevole.

CINZIA GUIDETTI – Storia di un collettivo di artisti e di un’etichetta: Francesco Cusa, Paolo Sorge e Carlo Natoli - il:2020-10-19

https://www.toscanatoday.it/musica-improvvisatore-involontario-di-cinzia-guidetti/?fbclid=IwAR067P6nF-MI80bG1OKBcud2xuku_MFbsG7kKiQR0PR41_d2R8XbiYUd2R4

MUSICA – Improvvisatore Involontario

18/10/2020 16:37 by Cinzia Guidetti

di CINZIA GUIDETTI – Storia di un collettivo di artisti e di un’etichetta: Francesco Cusa, Paolo Sorge e Carlo Natoli

Nell’attuale situazione Covid italiana, tra le realtà più colpite e fortemente in crisi c’è quella della musica: musicisti e addetti ai lavori si sono trovati ad affrontare annullamenti dei concerti e restrizioni e tutto il comparto ne ha risentito fortemente. Di questo ne fanno parte anche i collettivi di artisti, come Improvvisatore Involontario fondato nel 2004 da tre musicisti: il batterista Francesco Cusa e i chitarristi Paolo Sorge e Carlo Natoli, uniti dall’amicizia e da un’idea comune.



Com’è nata l’idea del collettivo Improvvisatore Involontario? E come si è evoluto in questi 16 anni?

Paolo Sorge – Nel 2004 Francesco Cusa, io e Carlo Natoli (poliedrica figura di musicista e produttore di musica acustica e elettronica, attualmente residente a Londra che ha lasciato il collettivo per altre esperienze) lavoravamo già da qualche tempo su una versione in trio batteria-chitarra elettrica-chitarra baritona del progetto Skrunch, un gruppo fondato da Francesco Cusa, qualche anno prima, e interamente basato su sue composizioni dal linguaggio rigoroso nella scrittura, ma anche molto aperto all’improvvisazione. Ognuno di noi aveva già un notevole bagaglio di esperienze creative e aveva vissuto più volte, da protagonista, certe realtà associazionistiche formate da musicisti. In quel periodo avvertivamo la necessità di mettere in connessione queste esperienze provando ad andare oltre la realizzazione di progetti musicali, e gettare così le basi per la creazione di una rete formata da personalità creative simili alle nostre, cioè fortemente motivate alla diffusione di linguaggi artistici “off”, ovvero non sostenuti da alcun mercato o istituzione. Il dato forse più interessante è che Improvvisatore Involontario nasce sì a Catania, ma fin dall’inizio si rivela una realtà geograficamente delocalizzata, con adesioni da ogni parte di Italia e anche oltre. Abbiamo pensato, fin dalle origini, di poter aprire questo network spingendoci ad accogliere istanze artistiche, anche molto diverse da quelle che costituiscono il nostro humus creativo (nel mio caso il jazz), convinti che l’improvvisazione fosse una pratica dal grande potenziale comune a molte forme espressive non soltanto musicali. Di fatto l’espressione più nota di Improvvisatore Involontario è forse l’etichetta discografica che ancora oggi continua a offrire una cassa di risonanza importantissima a molti musicisti che difficilmente troverebbero una loro collocazione nel panorama mainstream attuale. Tuttavia siamo riusciti a consolidare la nostra realtà anche ponendo l’accento sull’idea di collettivo delocalizzato, un luogo in cui possono ritrovarsi artisti di varia estrazione e provenienza e in cui, pragmaticamente, chi ha voglia di creare contenuti trova un contenitore pronto ad accoglierli senza logiche commerciali e senza un manifesto artistico troppo vincolante. Questo spiega la nostra propensione a un ricambio generazionale continuo e l’assenza di una vera e propria gerarchia nel nostro organigramma.





Francesco Cusa

Punta di diamante del collettivo è “Naked Musicians”, l’orchestra di improvvisazione ideata e diretta da Francesco Cusa attraverso una personale versione della tecnica di conduction. Com’è nata questa idea?



Francesco Cusa – “Naked Musicians” nasce delle mie esperienze di conduction che via via si sono susseguite negli anni a cominciare da quelle, intorno ai primi anni ’90, con Butck Morris (1947 – 2013) con cui ho avuto modo di suonare varie volte. Pian piano ho elaborato un metodo (in treno, in uno dei quei lunghi viaggi dal sud al nord che si facevano un tempo) che ho chiamato “Naked Musicians” e che è disponibile gratuitamente su Ibook Store (Francesco Cusa in Naked Performers: “Elementi di Conduction”). E’ un lavoro che si basa sulla rielaborazione personale della mia idea di conduction che, più che essere un rigido codice per regolare l’improvvisazione, è in realtà uno strumento che utilizza la simbologia per sublimare in qualche modo lo stesso segnale che viene dato; un musicista, comunque, resta libero di scegliere se seguire il segnale oppure no.





Improvvisatore Involontario in NYC to present its orchestra and its latest releases. March 9. 2011 @ Italian Academy – Columbia University Improvvisatore Involontario with Mauro Pagani in concert Francesco Cusa, conduction Gaia Mattiuzzi, vocals Antonino Chiaramonte / Anna Troisi, live electronics Flavio Zanuttini, trumpet Alberto Popolla, bass clarinet Gaetano Messina, violin Tommaso Vespo, piano Marco Cappelli / Enrico Cassia / Fabrizio Licciardello / Paolo Sorge, electric guitar Alessandro Salerno, classical guitar Michele Caramazza / Luca Lo Bianco, electric bass Antonio Quinci / Andrea Sciacca, drums

L’idea di creare anche un’etichetta discografica com’è nata?



Sorge – Dal 2004 in poi abbiamo messo insieme un catalogo discografico molto ricco e variegato nelle proposte, e questo è stato un chiaro segnale di quanti artisti sentissero, e sentano tuttora, a partire da una progettualità distintiva, la forte esigenza di farsi ascoltare. Da sempre abbiamo un piccolo gruppo di ascolto che seleziona alcune fra le tantissime proposte che ci arrivano. Evidentemente chi ha una nuova produzione musicale preferisce affidarsi a un “marchio” in cui si può riconoscere e attraverso il quale può avere una buona visibilità, piuttosto che organizzare in modo del tutto indipendente la filiera produzione – stampa – distribuzione – comunicazione. Un aspetto molto interessante per gli artisti è che Improvvisatore Involontario è davvero un ente no-profit: non facciamo attività commerciale, ma espletiamo unicamente la funzione di amplificatore verso il pubblico agli addetti ai lavori apponendo un nostro “bollino di qualità”. Un altro aspetto che mi piace evidenziare è quello della contraddizione (soltanto apparente) tra produzione discografica su supporto fisico e in digitale, visto il largo consumo di musica in streaming, e la vocazione eminentemente effimera che è caratteristica delle musiche improvvisate, mai ripetibili testualmente.





Paolo Sorge

Cosa vuol dire oggi, in periodo di Covid, avere un’etichetta discografica? Quali sono le difficoltà?



Cusa –Il Covid ha accentuato problematiche che erano già presenti in maniera lampante. Avere un’etichetta discografica in periodo di Covid significa rischiare e credere molto in un supporto, quello del CD, che ormai ha un mercato molto relativo. Significa sostanzialmente essere convinti di una forte risposta da parte di chi, in qualche modo, è in grado di sostenere ancora una proposta musicaleche passa attraverso questi supporti. Devo dire che anche ai concerti si trova sempre qualche appassionatolegato all’oggetto come se fosse un feticcio. Per esempio il mio ultimo doppio disco “The Uncle – Giano Bifronte” uscito a febbraio 2020 per la nostra etichetta e Kutmusic, per la prima volta unite insieme, è stato sì un investimento, però, chi ha avuto questo prodotto tra le mani, ha potuto trovare nel booklet le mie poesie dedicate alla memoria del pianista Gianni Lenoci (scomparso il 30 settembre 2019), che con me aveva collaborato alla realizzazione del disco. Speriamo che il CD non perda la sua caratteristica un po’ come il libro non l’ha persa nei confronti dell’audiolibro, nonostante ci sia una forte crisi dell’editoria.



Il settore della musica, già in crisi, in questo periodo storico è stato uno di quelli più colpiti. Come pensate che ne uscirà?



Sorge – Ho sempre pensato al supporto discografico, e in generale all’oggetto audio, come un richiamo per il pubblico, uno strumento molto potente per invogliare la gente a uscire di casa per venire ad ascoltare dal vivo la musica. Niente di più. Ritengo che questa missione oggi sia ancora più importante di fronte al collasso del mercato discografico di cui è artefice Spotify in primis e in generale i social network, e alla luce del recente lockdown globale che rappresenta una minaccia diretta per la cultura e in particolare per le arti performative. Dalla crisi attuale se ne uscirà attraverso una presa di distanza da tutto ciò di negativo che offre lo scenario dei social network, la sindrome da smartphone, ormai riconosciuta come tossicità anche presso i nostri SERT e oggetto di studi e piani terapeutici, l’illusione di essere in contatto con altri esseri umani o di partecipare ad eventi standosene a casa. Occorrerà ritornare alle esperienze reali, vissute sulla pelle. Occorrerà mettere in secondo piano il paradigma visivo che impera sovrano da decenni, chiudere gli occhi e tornare ad esperire il mondo con gli altri sensi. Da musicista non posso che constatare l’ovvietà: la musica è l’arte dei suoni, e le onde sonore compiono il loro viaggio essendo prodotte da una superficie vibrante, trasmettendosi nell’aria e raggiungendo le orecchie e il cuore di chi le ascolta. Questo processo naturale e fisiologico, che si può compiere benissimo ad occhi chiusi, è stato brutalizzato e ormai devitalizzato dal video e dalla conversione in codice binario, la prerogativa dell’informatica. Occorrerà tornare agli strumenti musicali, alle voci, all’emozione di andare ad ascoltare un bravo musicista dal vivo, al respiro musicale. I computer e gli smartphone faremmo bene ad abituarci a lasciarli a casa o nei luoghi di lavoro.



Quindi quali potrebbero essere le idee per risollevare le sorti della musica?



Cusa – Questa è una domanda epocale. Io penso che la musica non abbia nessuna sorte da cui risollevarsi. La gente ha sempre operato, dal punto di vista musicale, in ogni momento. Il problema non penso che sia come risollevare le sorti delle musiche, ma delle coscienze. Sono un po’ distante dall’osservazione che ha fatto Paolo: io ritengo che questo sia un cambiamento fondamentale, e che siano semplicemente i prodromi di un futuro in cui tutte le nostre speranze e ambizioni gioveranno dell’interconnessione per passare a una fase di totale rigenerazione che io definisco “big network”, anche se occorrerà passare attraverso molte sofferenze. E comunque, in fin dei conti, criticare ciò che accade è sempre stato il leitmotiv di tutte le vecchie generazioni rispetto alle nuove: ricordo “I vecchi e i giovani” di Pirandello, ad esempio. Io ritengo, invece, che le nuove generazioni avranno le risposte e si ritroveranno di fronte un mondo che noi non possiamo neanche concepire. Io sono molto fiducioso. Credo nelle generazioni future e nella biotecnologia e tutto ciò che i nuovi ragazzi, forse i nostri nipoti, riusciranno a fare: secondo me sapranno affrontare meglio di noi le problematiche del mondo e quindi anche la musica.



Come vedete Improvvisatore Involontario al compimento dei 20 anni?



Sorge – A 20 anni siamo giovani! Non posso che augurarmi quello che abbiamo sempre auspicato, come ho già detto, ovvero un continuo ricambio generazionale. Per noi questa realtà in un certo senso appartiene a chi se la prende, a chi ha voglia di esprimersi e si riconosce nelle nostre prerogative. Le porte sono sempre state aperte, soprattutto nei confronti dei più giovani che hanno voglia di dire qualcosa. Mi auguro anche che i giovani, prima di dire qualcosa di proprio, apprendano dallo studio della storia ciò che è già stato detto, per non rischiare di scoprire l’acqua calda come spesso accade.



Cosa dovrebbe cambiare (e se) l’etichetta discografica a fronte, non solo del Covid, ma della digitalizzazione?



Cusa – Certamente una etichetta discografica si deve adeguare al cambiamento, ma è anche vero che da questa punto di vista non avendo noi uno scopo di lucro, come ben spiegato da Paolo, tendiamo a preservare un patrimonio di cultura e conoscenza. Chiaramente se dovessimo competere in un mercato saremmo tagliati fuori.



L’ultimo disco di Improvvisatore Involontario è uscito anche in vinile. Pensate di mantenere questo nuovo supporto?



Sorge– Sì. Pierpaolo Chiaraluce “The Pier” ha optato per la stampa del suo lavoro “Imaginary Geographies” (uscito ad agosto 2020) sul fascinoso supporto del long-playing in vinile e noi abbiamo accolto con entusiasmo questa novità. Naturalmente questa scelta retrò corrisponde, come è noto, a una tendenza generalizzata nel mondo delle musiche indipendenti e non solo in quanto costituisce un ritorno al supporto fisico, un invito alla presa di distanza dalla saturazione di proposte cui lo streaming digitale ci ha abituato. E’ una scelta che ci piace molto, e del resto può convivere tranquillamente con la consueta distribuzione sulle piattaforme digitali più note. Inoltre siamo in attesa di una bellissima novità, che è la ristampa su vinile, in altissima qualità, dell’album “Animal Love” del Glen Ferris Italian Quintet. Glenn Ferris, storico trombonista crossover con alle spalle tra l’altro collaborazioni con Frank Zappa, in compagnia di quattro noti musicisti di area toscana (Mirco Mariottini, Giulio Stracciati, Franco Fabbrini e Paolo Corsi) ha pubblicato ad agosto 2018 con Improvvisatore Involontario questo lavoro che è poi diventato oggetto di interesse da parte dell’etichetta discografica statunitense SoundScapes. La pubblicazione è prevista entro la fine del 2020 e farà parte di una tetralogia di dischi in vinile interamente dedicata alla musica di Glenn Ferris. Per noi vuol dire che i semi buoni germogliano!



Il collettivo nel corso degli anni ha perso un po’ di iscritti. Come pensate di sollevare le sorti di II?



Cusa – Il collettivo è indubbiamente cambiato dopo tanti anni di sforzi e di amore per la musica condivisa. Improvvisatore Involontario aveva come obiettivo di aprire le porte a tutti, cioè di non di essere un laboratorio artistico riservato a un’idea estetica, ma era una sorta di portale attraverso cui esprimersi: e per un periodo, infatti, abbiamo avuto anche centinaia di iscritti. Nel 2011 con tutto il collettivo abbiamo fatto anche una “spedizione” di una settimana a New York, che adesso sembra quasi epica: un’esperienza che ho ripercorso in “L’avventura degli Improvvisatori Involontari alla conquista delle Americhe”, racconto contenuto nel mio libro “Il Surrealismo della Pianta Grassa” uscito con Algra Editore l’anno scorso. Le sorti di Improvvisatore Involontario non sono più da risollevare perché Improvvisatore Involontario si è trasformato in una etichetta gestita da me, Paolo Sorge e Mauro Medda (a cui riconosco il merito di portare avanti in primis il lavoro), e quindi noi continueremo soltanto come etichetta. Dichiaro qui, che per me, è finita la parentesi dei collettivi. Sono stato tra i creatori di Bassesfere e Improvvisatore Involontario ed è stata una esperienza che ha attraversato lustri della mia vita; adesso la considero conclusa anche in funzione di questo cambiamento che è in atto.



(Video: Improvvisatore Involontario in NYC to present its orchestra and its latest releases. March 9. 2011 @ Italian Academy – Columbia University Improvvisatore Involontario with Mauro Pagani in concert Francesco Cusa, conduction Gaia Mattiuzzi, vocals Antonino Chiaramonte / Anna Troisi, live electronics Flavio Zanuttini, trumpet Alberto Popolla, bass clarinet Gaetano Messina, violin Tommaso Vespo, piano Marco Cappelli / Enrico Cassia / Fabrizio Licciardello / Paolo Sorge, electric guitar Alessandro Salerno, classical guitar Michele Caramazza / Luca Lo Bianco, electric bass Antonio Quinci / Andrea Sciacca, drums)



Gabriele Rampino scrive di "The Uncle" - il:2020-10-18

Gabriele Rampino è con Francesco Cusa.

Il giorno in cui abbiamo ricordato il compianto Gianni Lenoci, Francesco Cusa mi ha donato il suo disco, uscito più o meno in concomitanza con l’uscita di Wilde Geese per Dodicilune. Esplicitamente dedicato a Gianni, The Uncle, lo zio, Giano bifronte è un disco doppio, che ospita Gianni Lenoci in un quartetto capitanato da Francesco. È un lavoro prezioso, ricco di sollecitazioni, che esplora una parte dell’universo di Gianni esattamente sul confine tra le musiche scritte e quelle improvvisate, la progettualità e la improvvisazione pura, il rigore e il libero esercizio delle facoltà espressioniste della musica. È un disco che consiglio caldamente a chi abbia curiosità intellettuale e urgenza di nuove musiche, tutte quelle possibili, cui il nostro ci aveva abituato, che Francesco Cusa con molto coraggio propone nella sua carriera, sempre molto interessante sotto il punto di vista estetico e creativo. Anche l’altro quartetto funziona a meraviglia, con dinamiche ancora più legate ad una certa contemporaneità.

Vittorio Nostri du "The Uncle" - il:2020-10-17

Se ha senso fare ancora oggi dei cd, lo si deve a esseri come Vittorio Nistri che ringraziamo di cuore. “Ciao Francesco. Dopo aver ascoltato più volte “The Uncle”, ti scrivo per farti le mie congratulazioni. Non saprei quale scegliere tra le due facce del Giano. In una c'è un Gianni Lenoci superlativo, tanto nei momenti più dirompenti quanto in quelli più rarefatti (come il bellissimo arpeggio quasi "sgocciolante" al termine di “Pharmacology”). Nell'altra faccia c'è una Valeria Sturba che credevo di conoscere (avevo acquistato e apprezzato o dischi degli “Ooopopoiooo” e li avevo visti in concerto al Museo Marini di Firenze) e che invece sul tuo disco mi ha rivelato un aspetto aggressivo che non mi aspettavo (l'attacco del violino distorto in “Antrophophagy” ha la grinta di Sugar Cane Harris in Burnt Weeny Sandwich, gli interventi di theremin in Dr Akagi hanno una spigolosità noise che mi ha sorpreso); con l'aggiunta di interventi vocali sempre azzeccati. Costante in ambedue le facce il collante della sezione basso/batteria e la tua composizione e direzione. Chapeau. Ciao, buona vita e buona musica!”

Recensione di Amedeo Furfaro di "The Uncle (Giano Bifronte" di Francesco Cusa & The Assassins (Improvvisatore involontario/Kut music) - il:2020-10-07

http://www.corrieredelsud.it/nsite/societa-e-costume/30191-da-francesco-cusa-e-gianni-lenoci-due-album-memorabili.html?fbclid=IwAR20bFZyHg6paHVAwVeYGmE9BXbVKC5bHHRVsuxHjeDtxHVlHY4bn9u6P1M

Recensione di Amedeo Furfaro di "The Uncle (Giano Bifronte" di Francesco Cusa & The Assassins (Improvvisatore involontario/Kut music)

Da Francesco Cusa e Gianni Lenoci due album memorabili

Amedeo Furfaro Società e costume 07 Ottobre 2020 Visite: 66

Sorprendente! Aprire un album come "The Uncle (Giano Bifronte" di Francesco Cusa & The Assassins (Improvvisatore involontario/Kut music) e trovarvi dentro un opuscolo con quattro sue poesie dedicate al compianto Gianni Lenoci, delicate, intense, che toccano le tematiche di cosa resti e persista dopo .... fa un certo effetto. Versi sull'amicizia che ė eterna e può esistere anche quando qualcuno non c'è più. Chi ha conosciuto Lenoci, non solo come pianista eccelso ma come persona, può capire quanto intensa possa essere la commozione, anche a distanza di un anno dalla morte, nel pensare di non vederlo più "live" nell'insegnare, concertare, inventare.
Personalmente ho visto Gianni negli anni novanta sonorizzare Willy il coyote, Nosferatu di Dreyer, le immagini surrealiste di Man Ray, il teatro dei burattini - idee irrituali di cui si parlava e che lui aveva accolto e realizzato senza problemi- con una nonchalance unica, quasi lo schermo o il teatrino avessero un collegamento sotterraneo col pianoforte, una liaison occulta che ai comuni mortali sfuggiva e la tastiera funzionasse da macchina da presa per "filmare" in note, oltre alle figure, emozioni, impressioni, stati d'animo.
La stessa disinvolta freschezza lui manifestava a livello umano e così si cementavano i rapporti e comunque le relazioni di stima, apprezzamento, collaborazione reciproca, interplay fra musicisti.
"Amico mio che fai/ in quel delirio di nubi/ lontano, con le mani in tasca?" .
Difficile immaginarlo spento nel suo attivismo multitracce, multiforme, multimediale. Cusa lo ha frequentato, lo ha eretto a mèntore e percorrendone il solco stilistico più avanzato il batterista ce ne offre oggi delle inquadrature sonore "a futura memoria" in uno di due cd in questo album doppio che vede come ospite il saxtenorista Giovanni Benvenuti, nel trio ferrato dalla compresenza della vocalist-violinista Valeria Sturba (nel cd senza Lenoci) e del bassista Ferdinando Romano. Ma perché mai "Giano Bifronte"? Già la presenza di Lenoci, alla cui memoria il prodotto è intitolato, sta a simboleggiare come nel jazz si possa guardare indietro e avanti, e come poi certe "doppiezze" - come il post-bop avanguardizzato in free del FCT e la dolcezza poetica di fondo - alla fine si possano ricongiungere in unum.
Persino lo scalpore di una batteria fumantina e pirotecnica come quella di Cusa può convergere in quel lirismo vivo che rende a suo modo unico questo progetto compositivo e di improvvisazione "volontaria", nato per svelare il vero volto di Giano, quello invisibile "che guarda il presente e che, come l'occhio di Shiva, contiene tutte le realtà".

Altro album da ricordare " Wild Geese" ultima registrazione di Gianni Lenoci in trio con Pasquale Gadaleta al contrabbasso e Ra Kalam Bob Moses alla batteria e percussioni con brani di Ornette Coleman, Carla Bley, Gary Peacock.
Una produzione Dodicilune, realizzata col sostegno di Puglia Sounds Record, il cui titolo è ripreso dalla poesia di Mary Oliver "Oche Selvagge" che ci da l'idea di come Lenoci sapesse spaziare da Bach a Cage. Un disco memorabile per ricordare un pianista colto, colto in quella istantaneità di pensiero creativo e azione musicale, fra dire e fare sonoro, che ne è stata una delle caratteristiche più significative.

FCTrio e FC&TheAssassins “THE UNCLE”: nel libro di Amedeo Furfaro “Il Giro del Jazz in 80 giorni - il:2020-10-03

FCTrio e FC&TheAssassins “THE UNCLE”: nel libro di Amedeo Furfaro “Il Giro del Jazz in 80 dischi"
Molto felice che nel libro di Amedeo Furfaro “Il Giro del Jazz in 80 dischi”, il cd di FCTrio e FC&TheAssassins “THE UNCLE” sia tra i 14 dischi da incorniciare. Con Giovanni Benvenuti, Valeria Sturba, Ferdinando Romano e Gianni Lenoci.

"THE UNCLE" recensito per Jazzitalia - il:2020-10-02

http://www.jazzitalia.net/recensioni/theuncle.asp?fbclid=IwAR33SLvQ5ytcKnBCpBbz3leJwAnGhVQg5m0JfDiIWt2TX0NSOzC-sfpk0Ls#.X3d-qC8QOuV

Improvvisatore Involontario (2019)

1. Anthropophagy
2. Cospirology
3. Dr Akagi
4. Pharmacology
5. Reumatology

Francesco Cusa & The Assassins (DISCO 1)
Giovanni Benvenuti - sax tenore)
Valeria Sturba - voce, theremin, violino e elettronica)
Ferdinando Romano - basso)
Francesco Cusa - batteria)

Francesco Cusa Trio feat. Giovanni Benvenuti (sax tenore) (DISCO 2)
Gianni Lenoci - pianoforte
Ferdinando Romano - basso
Francesco Cusa - batteria


Il nuovo album doppio di Francesco Cusa è formato da cinque brani. Gli stessi titoli sono eseguiti da due diversi gruppi, nel primo e nel secondo disco. In realtà la differenza nei quartetti sta nella presenza di Valeria Sturba nel cd1 e di Gianni Lenoci nel cd 2. Sono presenti in entrambe le registrazioni Ferdinando Romano al basso e Giovanni Benvenuti al sax tenore, oltre naturalmente al bandleader alla batteria. La musica di "The Uncle/Giano Bifronte" ha una forte impronta free-bop, con temi densi e inclinati, spesso introdotti all'unisono da due strumenti che danno la stura ad assoli liberi e articolati su una struttura mutevole, dove i cambi di tempo e di clima sono sempre dietro l'angolo. Cusa ha rimodellato i suoi "The assassins" introducendo la voce, il violino, il theremin e altre magie elettroniche di Valeria Sturba, una micidiale potenza di fuoco in grado di scompaginare ogni segmento con interventi di volta in volta esplosivi, di marca heavy metal, con sequenze vocali a scat di uno swing proiettato negli anni tremila, con acuti stridenti e volutamente brutali per movimentare ancora di più l'andamento già accidentato dei vari pezzi, con un utilizzo complessivamente intrusivo dell'elettronica. La Sturba, in questo modo, è diventata protagonista principale e a buona ragione del primo dei due cd.

Dall' altro lato risponde Gianni Lenoci al pianoforte. E' lui The uncle-lo zio come veniva chiamato nell'ambiente jazzistico. Nel secondo cd ci si muove verso una proposta maggiormente indirizzata verso il suono degli anni settanta, un post-bop con ampie licenze tonali, dove mancano le divergenze geniali provocate dalla Sturba, ovviamente, ma, di converso, si procede su un piano solido, i piedi ben piantati su un terreno ben arato, senza imprevedibili guizzi tecnologici e tanta attenzione, invece, alla natura corposa delle composizioni.

Nelle precedenti versioni di "The assassins" non era previsto il contrabbasso. In questo caso, invece, Ferdinando Romano si rivela un scelta oltremodo felice di Cusa, che conferma la sua abilità nel circondarsi di giovani talenti. Il basso dialoga, infatti, costruttivamente con la batteria edificando un accompagnamento omogeneo nella sua asimmetricità. Alle sollecitazioni ritmiche del percussionista che detta i tempi, li modifica, li porta al collasso, ribatte il bassista con un fraseggio stringente e seghettato, contraltare ideale per le esplosioni e le implosioni di piatti e di tamburi.

il sassofonista Giovanni Benvenuti si rivela, una volta di più, elemento imprescindibile per questo tipo di musica. Il tenorista è dotato di un linguaggio spigoloso, modernissimo, comprendente un campionario ben equipaggiato di note insidiose, irregolari e di un timbro, però, afferente alla grande tradizione, discendente da Coleman Hawkins (Saint Joseph, Missouri, 21 nov 1904 – 19 mag 1969), per intenderci. Nei suoi lunghi assoli sa raccontare storie o commentare quello che narrano i partners.
Il titolo originale dell'opera era soltanto Giano Bifronte, per sottolineare il differente approccio delle due band allo stesso tipo di repertorio. Il riferimento a Gianni Lenoci è venuto successivamente, per ricordare l'amico recentemente scomparso, a cui, tra l'altro, sono dedicate quattro poesie molto sentite, a corredo del libretto allegato all'incisione.

Con questa nuova avventura Francesco Cusa, infine, conferma di puntare risoluto verso un avant-jazz collegato alle migliori esperienze degli anni sessanta e settanta, in compagnia di musicisti selezionati con oculatezza, per il loro bagaglio tecnico e il loro background culturale ed espressivo.

Gianni Montano per Jazzitalia

Storie di Jazz e dintorni : Ricordando Gianni Lenoci / Francesco Cusa & The Assanssins + FCT trio feat Giovanni Benvenuti - The Uncle ( Giano Bifronte) - il:2020-08-20

Storie di Jazz e dintorni : Ricordando Gianni Lenoci / Francesco Cusa & The Assanssins + FCT trio feat Giovanni Benvenuti - The Uncle ( Giano Bifronte)

https://globalartisticfusion.blogspot.com/2020/08/storie-di-jazz-e-dintorni-ricordando.html?spref=fb&fbclid=IwAR00v2hV5gSnUMsoQU6hMHxU7gA0cRm68ZkYFLfDZh0MZHOoD1v8v0onx-M

“Dopo la prematura scomparsa di Gianni Lenoci esce il nostro cd. Ho deciso di dedicare a lui il titolo di questo mio ultimo lavoro: “The Uncle”. Così tutti lo chiamavamo, nella ristretta cerchia di amici. Originariamente il cd aveva come titolo quello di “Giano Bifronte”, ma dopo la scomparsa di Gianni Lenoci ho deciso di tenerlo come sottotitolo. Anche perché si tratta di un disco doppio: due gruppi che suonano le stesse mie composizioni, esperienza che avevo già attuato in passato con il cd “Francesco Cusa Skrunch – Electric/Vocal” e “Jacques Lacan, a true musical story” del 2010. Il disco esce per due differenti label riunite per l’occasione in un consorzio: Improvvisatore Involontario e Kutmusic. Gianni Lenoci ha suonato meravigliosamente in questo cd. La sua musica ci accompagnerà sempre” Francesco Cusa.


Francesco Cusa & The Assanssins + FCT trio feat Giovanni Benvenuti - The Uncle ( Giano Bifronte)

" È dedicato alla memoria del pianista Gianni Lenoci il nuovo lavoro di Francesco Cusa dal titolo “The Uncle (Giano Bifronte)” pubblicato da due etichette riunite in consorzio, Improvvisatore Involontario e Kutmusic. Disponibile in digitale e come doppio CD, “The Uncle (Giano Bifronte)” vede il leader Francesco Cusa (batteria) affiancato da Gianni Lenoci (pianoforte), Giovanni Benvenuti (sax tenore), Valeria Sturba (voce, theremin, violino e elettronica) e Ferdinando Romano (basso). "

" I due gruppi, Francesco Cusa & The Assassins (Giovanni Benvenuti, Valeria Sturba, Ferdinando Romano, Francesco Cusa) e Francesco Cusa Trio feat. Giovanni Benvenuti (Gianni Lenoci, Ferdinando Romano, Francesco Cusa) suonano le stesse composizioni, che portano tutte la firma di Francesco Cusa. La versione in CD contiene anche un booklet con quattro poesie di Cusa dedicate a Lenoci."

( Improvvisatore Involontario/ Kutmusic.)




Per parlarvi di questa interessante produzione musicale di Francesco Cusa, nata inizialmente come un lavoro di ricapitolazione delle proprie capacità creative ( attraverso i due ultimissimi ensemble stabili: le formazioni The Assassins e FCT trio) ma con il tempo divenuto omaggio e celebrazione post mortem di Gianni Lenoci - amico fraterno e geniale compositore, improvvisatore e pianista del Jazz d'avanguardia - ho scelto di avviare una nuova rubrica chiamata "Storie di Jazz e dintorni".
In questa nuova rubrica mi prendo l'impegno di scrivere anche di capolavori datati del genere - in tutte le sue declinazioni - perché io non amo fare il recensore - ma dare un'indirizzo narrativo ai temi che ritengo interessanti approfondire - e far conoscere al pubblico. Preferisco raccontare una storia monografico - musicale, più tosto che descrivere il contenuto di un disco. "Jazz e dintorni" deve fluire in una forma di narrazione certosina e ben scritta, perché mi piace l'idea di poter "improvvisare" - attraverso un flusso di parole "in divenire" - proprio come se io stesso fossi un Jazzman. Non essendo un musicista Jazz il mio scopo è quello di dare una vivida luce a delle impressioni e a delle riflessioni - che siano il più possibile avvincenti e intriganti - per ogni "tema" trattato.
Considerando che oggi la musica è relegata ai margini dell'interesse collettivo e sociale - il disco è diventato un oggetto quasi invendibile - sopratutto ora che siamo costretti a vivere un'emergenza drammatica come il post Lockdawn da Covid - 19 - con le ripercussioni economiche che ne sono conseguite - all'interno dell'effimero modello economico della globalizzazione - la mia speranza è di fornire un piccolo contributo alla causa, dal momento che amo il Jazz.

Francesco Cusa è un'interessante musicista catanese - un tempo agitatore culturale della Bologna più effervescente e vitale - quella nata tra il movimento universitario "La Pantera " e il "Dams" e l'associazione "Basse Sfere" ( un collettivo di musicisti creativi fondato proprio da Cusa). Recentemente ha scelto di portare l'esperienza discografica della sua label " Improvvisatore involontario" nell'universo della musica digitale indipendente ( Bandcamp, Soundcloud) aprendosi anche a delle interessanti collaborazioni, come nel caso di questo progetto - Francesco Cusa & The Assanssins + FCT trio feat Giovanni Benvenuti - The Uncle ( Giano Bifronte) - condiviso con la " Kutmusic" di Dj Batman ( Nicola Battista, di Pescara).

[ - La Kutmusic e l'Improvvisatore Involontario - ]

La Kutmusic nasce come marchio nel lontano 1988, fondata da uno degli storici esponenti della Italo House carbonara e "sotterranea" di quei tempi, Dj Batman. Il marchio della Kutmusic in principio viene utilizzato esclusivamente per delle cassette autoprodotte. La label diventa una realtà sopratutto nel mercato degli anni novanta, quando - tra il 1995 e il 1998 - uscirono alcuni brani con il copyright kutmusic sulle compilation estere di House Music e Underground. Nicolo Battista nel 1998 opta per compiere il salto di qualità, e inizia a pubblicare una discreta mole di cd e cd -r con il marchio SIAE - in seguito investe sul formato disco in vinile. La storia di questa "realtà" discografica indipendente giunge fino ai giorni nostri, sfruttando al meglio il mercato dell'ascolto e della fruizione della musica liquida con i singoli e gli album digitali. Nel tempo la varietà delle proposte si è diversificata e ha abbracciato gli stili più disparati ed eterogenei, come nel caso del Jazz sperimentale, la Library Music, il Rock, l'Indie, il Rap/ Hip Hop, la World Music e molto altro ancora. La Kutmusic di Nicolo Battista ( aka Dj. Batman) ha saputo anticipare i tempi, perché è attiva On Line fin dal lontano 1995 ( http://www.kutmusic.com/)


Basse Sfere e Improvvisatore Involontario - breve storia del collettivo - statuto e obbiettivi.

L'associazione "Improvvisatore Involontario" viene fondata subito dopo che Francesco Cusa ufficializza la chiusura dell'esperienza bolognese "Basse Sfere"; un'associazione e un collettivo di giovani improvvisatori in grado di svolgere una funzione di catalizzatore culturale per tutte quelle che sono state le situazioni artistiche più trasversali ed eterogenee della storica cittadina universitaria negli anni 90. Questa primo collettivo è stato un vero laboratorio di innovazioni e idee all'avanguardia, influenzando anche il panorama nazionale ( ricordo alcune analisi e considerazioni critiche apparse nel mensile storico Musica Jazz)
Molti di quei primi progetti Cusa li ha condivisi con la cantante Cristina Zavalloni ( ai tempi compagna anche nella vita). Per Francesco si è trattato di un lungo percorso fiorito subito dopo essersi laureato nel Dams - con la tesi "Gli elementi extramusicali della performance jazzistica" - ma essendo una personalità che non riposa sugli allori, sente il richiamo della terra natia, la Sicilia. Il nuovo collettivo di musicisti nasce a Catania nel 2004 per volontà di Francesco Cusa e i chitarristi Paolo Sorge e Carlo Natoli.

Le direttive della scuola/ collettivo Improvvisatore Involontario conquistano un crescente numero di personalità del nuovo firmamento impro - jazz, grazie a una connessione su scala mondiale che ad oggi conta 25 membri provenienti da Roma, Milano, Parigi, Berlino e New York. Collante e punta di diamante è l'orchestra "Naked Musicians" ideata e diretta da Francesco Cusa. Il musicista si prodiga nel ruolo di maestro - concertatore, e vuole spingere l'asticella dell'avanguardia italiana verso altri orizzonti - che partendo da una nuova e personale idea di conduzione per composizione istantanea - si apra al resto del mondo con più convinzione - senza provincialismo e sudditanza.
Nel marzo del 2011 l'orchestra raggiunge la mecca delle avanguardie afroamericane, New York, dove si esibisce coinvolgendo alcuni ospiti di prestigio : Mauro Pagani, Elliott Sharp, Cristina Zavalloni, Jim Pugliese e Ron Anderson. Avere un plauso nel territorio di Butch Morris, John Zorn e William Parker è stato sicuramente importante per poter maturare molti altri progetti, tra cui Naked Musicians Vocals e i tanti seminari e workshop.
Il cd Naked Musicians - Music for 24 Musicians - A Sicilian Way of Cooking Mind è un discorso a parte, perché si tratta di un manifesto FREE tutto siciliano - esclusa la straordinaria partecipazione di un trombettista eccellente, ma ingiustamente sottovalutato - Riccardo Pittau - di origine sarde - che si è trovato perfettamente in linea con le idee di Cusa - tra l'altro per la label del collettivo viene pubblicato il suo validissimo lavoro con l'ensemble Riccardo Pittau Congregation - il cd "Death Jazz". Questi due cd che ho menzionato sono assolutamente da acquistare, e ascoltare con attenzione. Meritano la giusta considerazione.

Naked Musicians / conductions - estratto dal sito : https://www.improvvisatoreinvolontario.com/chi-siamo :

"Attraverso una personale versione della ormai nota tecnica detta conductions, Francesco Cusa indirizza con un insieme di simboli gestuali i talentuosi musicisti coinvolti in un flusso che ha come intento condiviso quello di unire l'immaginazione compositiva del direttore e la forza creativa degli strumentisti col fine di creare un'opera densa e stratificata. Più che un'improvvisazione collettiva si tratta di una vera e propria composizione istantanea a più mani, in cui possono scontrarsi e sovrapporsi moduli ritmici di richiamo minimalista, tribalismi percussivi o vocali, puntillismi astratti, fraseggi jazzistici, elettronica (live-processing), sample di partiture contemporanee o citazioni da juke-box nazionalpopolare."

Lo statuto dell'associazione Improvvisatore Involontario ha lo scopo di promuovere e diffondere progetti e realizzazioni artistiche in diversi campi : dalla musica alle arti visive e letterarie, si passa anche attraverso il design, la scultura, l'architettura e tutte le voci che fanno parte del web design; tra cui grafica ed editoria. L'Improvvisatore Involontario ha promosso lo sviluppo, la formazione e l'orientamento di molti talenti. E' stata, ed è una scuola interessante, ma poco nota e celebrata.

L'improvvisatore Involontario ha la propria etichetta discografica privata, di cui è attualmente disponibile soltanto un ricco, ma prezioso catalogo digitale, dove è possibile recuperare tutti i cd che non sono più reperibili nella distribuzione discografica ufficiale. Vi allego il link per poter acquistare gli album di vostro interesse: https://www.improvvisatoreinvolontario.com/shop


Frank Sinapsi / Enrico Merlin e Francesco Cusa duo -That Voice from Space

Il progetto Francesco Cusa e Enrico Merlin - Frank Sinapsi -That Voice from Space è il primo passo per arrivare al consorzio tra l'Improvvisatore Involontario e la Kutmusic, perché si tratta di un'incisione licenziata dalla label di Nicolo Battista. Il duo Frank Sinapsi realizza un cd molto insolito - per certi versi provocatorio e dissacrante - ma in una forma ludica - perché i due musicisti evitano di "franare" in una deriva inutilmente situazionista. Il loro discorso prende in oggetto il genio del grande Frank Sinatra, con un "anti-tributo" quasi "affettuoso" e sincero. Per comprendere il concept è tuttavia necessaria un'attenta e certosina conoscenza del repertorio di "The Voice"; altrimenti non sono possibili afferrare tutte le connessioni con il materiale originario: vedere "Fly to the moon" che diventa "Flying you to the moon"
Francesco Cusa e Enrico Merlin si avventurano nello "spazio" per un progetto di jazz sperimentale, appositamente per celebrare il centesimo compleanno di Frank Sinatra, ma piuttosto che produrre un "tribute album" di solite e inflazionate cover, optano per un omaggio anticonvenzionale. The Voice è stato uno dei più importanti innovatori musicali nel campo della musica di intrattenimento ( che strizza l'occhiolino al Jazz). Merlin e Cusa lo vedono come un alieno - che attraverso un'odissea nello spazio - giunge sulla Terra.
Il concept album, a tratti, mi ricorda le vicende "cosmo - utopiche" di Sun Ra, anche per via di alcune similitudini e avvisaglie elettronico - rumoriste. Il batterista e il chitarrista - da sempre eretici inclassificabili all'interno del jazz nazionale - sperimentano delle "soluzioni" insolite per duo chitarra e batteria, cercando di riprodurre delle "interferenze soniche" provenienti dal cosmo. Il cd è accompagnato da un'intrigante fumetto in bianco e nero di Mattia Franceschini che racconta le gesta di un "alieno" che venne sulla Terra nel 1915 per cambiare le regole del music business.

Ho testato l'ascolto di questa incisione in compagnia di un fruitore di musica essenzialmente vintage rock "nostalgia" anni 50 e 60, pertanto poco avvezzo con l'Impro Music ( esclusa la tradizionale triade classic Jazz di Duke Ellington, Satchmo e Charlie Parker) Il fatto che abbia catturato la sua attenzione dimostra che le generazioni cresciute con Elvis Presley, Frank Sinatra, Satchmo, Bird, Beatles e Rolling Stones abbiano una mentalità molto più fresca e moderna - aperta alle novità - almeno rispetto ai molti fruitori contemporanei - sovente divisi per settori e generi - tra cui i tanti conservatori del Jazz più canonico.

Nella figura istrionico - folleggiante di Enrico Merlin trovo un'attitudine provocatoria Punk Jazz. Il chitarrista resta sicuramente un attento studioso di Miles Davis - che avrebbe di sicuro gradito l'ascolto del disco - se fosse ancora vivo ( vi consiglio per tanto i suoi libri : https://www.enricomerlin.org/musicology)

PLUS LINK + [ “100 years ago, a man from outer space landed on the third stone from the Sun. Here’s the story to be told…”
http://www.kutmusic.com/frank-sinapsi-francesco-cusa-enrico-merlin-that-voice-from-space.html ]

Onorato e gratificato da una lunga e "amichevole" corrispondenza con il gentilissimo - e sempre disponibile produttore indipendente Nicola Battista ( D.J. Batman) - ho cercato di capire come è nato questo originale e avventuroso progetto coprodotto tra la label Improvvisatore Involontario di Cusa e la sua Kutmusic. Avrei potuto scrivere qualcosa di mio pugno ma ho optato per riportare direttamente la sua testimonianza, perché mi è piaciuta l'idea di includere una sorta di "semi - intervista"; inoltre ritengo che la voce di un discografico indipendente sia maggiormente utile per la comprensione di "Giano Bifronte". Ricordo che Giano è il nome di una divinità mitologica a doppia testa - di conseguenza parliamo di un accostamento fin troppo audace - se non un vero e proprio azzardo ( come lo era stata - dopo tutto - la "natura" del duo Merlin - Cusa : Frank Sinapsi "That Voice from Space")


" ... sono entrato in contatto con Francesco Cusa per il tramite di Enrico Merlin. Avevo pubblicato "That Voice from Space", nel 2017, che è un disco dedicato alla figura rivoluzionaria di Frank Sinatra, omaggiato e decostruito attraverso un'immaginaria "mutazione" concettuale e jazz-spaziale da Enrico e Francesco sotto il nome Frank Sinapsi.
Da lì siamo rimasti in contatto con l'idea di collaborare su altri fronti. Francesco ha nel frattempo pubblicato anche altrove con gli Asassins: il fenomenale "Black Poker" con la Clean Feed. E c'era questa cosa di pubblicare un lavoro in una qualche formula "condivisa" - con le coedizioni dal punto di vista SIAE - o altro.
Francesco ha ideato "Giano Bifronte" come un disco che avrebbe presentato due formazioni all'opera con le stesse composizioni ma arrangiate e suonate in modo differente. Da lì l'idea di rendere il disco "bifronte" anche graficamente. Lo scorso anno, causa forze maggiori, il disco è slittato di alcuni mesi, nel frattempo è purtroppo venuto a mancare il pianista Gianni Lenoci, che era parte del FCTrio presente in uno dei due cd. Il progetto ha allora, non solo cambiato nome in "The Uncle (Giano Bifronte)" per omaggiare l'artista scomparso ("Giano" rimane nel sottotitolo perché il progetto "bifronte" è andato avanti come era stato progettato) ma l'intero disco è diventato un omaggio alla sua memoria, grazie anche alle poesie che Francesco ha voluto includere nel booklet interno.

" Il disco oltre a essere "double face" visivamente e musicalmente è anche pubblicato da due label. Cosa che di solito non faccio mai perché le coproduzioni sono spesso operazioni fumose ( il più delle volte complicate da gestire serenamente e con professionalità) Qui invece è stata una cosa naturale, la collaborazione tra Improvvisatore Involontario (che è la sede "naturale" dei lavori di Francesco, che però non disdegna di tanto in tanto di pubblicare su etichette prestigiose come la Clean Feed che dicevo prima) e Kutmusic, per cui anche un doppio logo, doppio numero di catalogo ecc. ...
Cito anche il "Giano Rapa Nui" di Mattia Franceschini in copertina, come lo ha definito lui, realizzato apposta per l'occasione. Mattia ha anche realizzato varie tavole ispirate ai diversi brani del disco, per ora visibili in un videoclip e in futuro spero anche come stampe allegate a un possibile LP in vinile. Un'ultima curiosità: il layout grafico definitivo del cd che è stato realizzato da Nicola Cosmo Salerno (artista veronese purtroppo improvvisamente scomparso a giugno 2020) seguendo le dettagliate indicazioni di Francesco. "





GIANNI LENOCI - Ricordando Gianni Lenoci (The Uncle) + Wet Cats

Gianni Lenoci (The Uncle) è nato a Monopoli - il 6 giugno del 1963 - ed è venuto a mancare a San Giovanni Rotondo - il 30 settembre del 2019. Un'inaspettata dipartita che ha lasciato un vuoto incolmabile all'interno della scena della musica impro Jazz italiana. Lenoci è stato un compositore, improvvisatore e pianista dalle indubbie capacità creative, oltreché un catalizzatore di idee e fermenti al di fuori del circuito mainstream Jazz nazionale. Alcuni grandi maestri e improvvisatori europei e americani - nel corso del tempo - hanno sentito la necessità di confrontarsi con lui : Steve Lacy, Joelle Leandre, Steve Grossman, Harold Land, Bob Mover, Glenn Ferris, Don Moye, Han Bennink, David Gross, Paul Lovens, Sakis Papadimitriou, Georgia Sylleou, Jean-Jacques Avenel, John Betsch, Markus Stockhausen, Steve Potts, Carlos Zingaro, John Tchicai, Kent Carter, William Parker, David Murray, Roscoe Mitchell, Sabir Mateen, Evan Parker, Marc Ducret, Charles Gayle. Questo musicista ha scelto - consapevolmente - di vivere la "nicchia" artistica, per portare avanti una propria idea di coerenza musicale.

”Dal mio punto di vista, la maggior parte dei musicisti di jazz italiani e non (in particolare quelli più in vista e che quindi dovrebbero essere di esempio) non fa jazz ma semplice pop music. O perlomeno usano procedure jazzistiche per improvvisare ornamenti su canzoncine et similia. Ma il risultato estetico (ed anche l’atteggiamento etico, perché no?) è prossimo al pop. In realtà tutto ciò non fa altro che celebrarne il disamore e l’estinzione (del jazz). Sfido chiunque a dimostrare il contrario. Capisco perfettamente che questa formula pop è remunerativa in termini economici, ma credo sia limitante dal punto di vista della propria ricerca estetica e dei contributi che si possono dare a quest’Arte. L’importante è che ogni fiume scorra nel proprio letto. Capisco che il postmodernismo ha contribuito a mischiare “l’alto” con il “basso”, ma ora più che mai credo che si debba prendere coscienza dei limiti di questa visione. Da parte di molti c’è stata una sorta di rimozione collettiva verso il jazz nella sua componente di ricerca, o comunque c’è un atteggiamento acritico verso la Storia. Se l’ultimo Coltrane (solo per fare un esempio) ha portato il linguaggio in una certa area 40 anni fa, forse è il caso di rifletterci e non rimuovere il tutto come se fosse stato il sogno di un pazzo visionario. Il valore sociale di un’artista risiede nel suo diritto ad essere esoterico”. / Fonte : http://jazzfromitaly.blogspot.com/2010/06/il-fuoco-sotto-la-cenere-intervista.html

Grazie alla testimonianza rilasciata dallo stesso Gianni Lenoci nel blog "Jazz From Italy", possiamo farci un'idea - seppur marginale - della "crisi" che da alcuni decenni imperversa settore, costringendo molti validi musicisti - e menti creative - a vivere di enormi sacrifici; se non quasi epurati e lasciati soli ai margini della scena. Attualmente c'è chi si è reinventato, trovando un modo per sopravvivere - e avere visibilità - all'interno della realtà virtuale: vedere l'utilizzo dei social network: a partire dall'ormai desueto My Space, e a seguire i più popolari Instagram e Facebook. Purtroppo questo contesto ipertecnologico - digitalizzato in "database" - ha mostrato tutti i limiti del caso, favorendo la dispersione, ma anche la profusione di contenuti musicali ai limiti del dilettantismo. Senza un'adeguata risposta politico controculturale - frapposta all'attuale cultura dominate del mercato neo liberista - i problemi permangono - perché viene meno una sana educazione all'ascolto - e dunque ogni buon tentativo viene vanificato, e disperso nell'etere. La politica resta la maggiore responsabile : "... solo per limitare il campo (il discorso è complesso e stratificato): fenomeni come i tagli all'Università e Conservatorio ed una riforma di questi ultimi completamente priva di amore e rispetto per la musica, sono la punta dell'iceberg di un tessuto politico (e sociale) logoro e privo di alcuna competenza da parte delle istituzioni. Da qualsiasi parte ci si ponga. Destra, sinistra e centro hanno le medesime colpe e responsabilità"

Per far fronte a questa crisi sono nate alcune piattaforme interessanti ( Soundcloud, Bandcamp) il cui contributo si è ben integrato con l'utilizzo promozionale dei canali YouTube, Vimeo e Daily Motion ( favorendo però un minimo di guadagno economico allo stesso musicista.)

Tracciamo una breve biografia di Gianni Lenoci: The Uncle è un pianista, compositore e didatta, che si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, e in musica elettronica presso il Conservatorio " N. Piccinni" di Bari, ove ha conseguito un Diploma Accademico di secondo livello in pianoforte, con indirizzo solistico; presentando un "recital" monografico, e una tesi sull'opera pianistica di Morton Feldman ( il tutto con il massimo dei voti e la lode). Nel suo "background" troviamo, dunque: la musica colta dell'accademia classica, la contemporanea, l'elettronica e l'avanguardia minimale. Per completare l'erudizione pianistica, sceglie anche di compiere un percorso - di approfondimento e "piena" conoscenza - della musica afroamericana.
Gianni Lenoci studia Jazz e improvvisazione con due musicisti che hanno fatto la storia del piano Jazz - Mal waldron e Paul Bley - perché hanno elaborato tutti gli stilemi del Jazz, del blues e della tradizione : dallo Swing al Bop - dal Be Bop e all'Hard Bop - passando per il Cool e la Third Stream, e lo stile modale - fino a giungere nel "Free" ( e nelle declinazioni avanguardiste del post Free) senza mai rinunciare al classicismo del pianoforte e della composizione colta ( di matrice europea). Mal Waldron e Paul Bley sono stati tra i primi musicisti americani a esordire nelle prestigiose etichette di Monaco E.C.M. e Enja
Gianni Lenoci trova la stima e l'ammirazione da parte di alcuni grandi maestri del Jazz italiano: suona e collabora con Enrico Rava, Massimo Urbani, Carlo Actis Dato, Eugenio Colombo, Roberto Ottaviano e Giancarlo Schiaffini. Questi grandi nomi - ormai "storicizzati" - si sono contraddistinti grazie a delle notevoli capacità artistiche e creative - e hanno aperto la strada ai più giovani - già a partire dagli anni sessanta e settanta. La crescita del genere è avvenuta gradualmente - in particolar modo negli anni ottanta e nei novanta - dove i risultati migliori si sono espressi quando la nostra musica ha conseguito dei successi mondiali - riconosciuti dalla critica di settore e dalla stampa internazionale - a pari livello dei maestri afroamericani. Anche Gianni Lenoci è tra questi. E' stato finalista nel 1993 dell'European Jazz Competition di Leverkusen (Germania) e nel 1996 vincitore di un premio della Fondazione Acanthes di Parigi (Francia) e del Premio Internazionale della Società Italiana di Informatica Musicale per la composizione Notturno Frattale (1996) e l'E.Brown/M.Feldman Grant Program (2015).

Ha inciso dei dischi molto importanti, tutti per delle piccole label "rigorosamente" indipendenti; tra cui alcuni lavori dal forte "respiro" internazionale: Sur Une Belancore (2003, Ambiences Maquétiques) - con la contrabbassista e violoncellista Joelle Léandre - Ergskkem ( 2006, Silta) - un trio con Markus Stockhausen alla tromba e al flicorno e Giorgio Dini al basso -, Secret Garden ( 2011, Silta) con il Gianni Lenoci 4th - e la partecipazione del geniale William Parker - storico nome e faro dell'avanguardia della Big Apple ( fin dai tempi della Loft Scene " RivBea Studios" di Sam e Beatrice Rivers.)
La produzione discografica di Gianni Lenoci è vasta ed eterogenea, meriterebbe una trattazione approfondita a parte. Voglio ricordare però il suo "primo" contributo pianistico al cd di Massimo Urbani "Round about Max with Strings" del 1991, inciso per la semisconosciuta "Senztempo". Vi allego il link della pagina Facebook "Associazione Culturale Musicale Gianni Lenoci" di Monopoli, Puglia - attualmente operativa - per meglio integrare la bio con delle informazioni più certosine e dettagliate - e per seguire tutto ciò che è pertinente all'argomento. (Io sono costretto necessariamente a fare una sintesi estrema dei dati biografici) : https://www.facebook.com/ass.giannilenoci/

Segnalo un'interessante intervista di Donatello Taleo a Gianni Lenoci - titolata "L'Arte mistica del vasaio" - che trovate riproposta e rivista, con una breve introduzione di circostanza - scritta dopo la triste e inaspettata dipartita del maestro, compositore, pianista - nel prestigioso sito musicale "Tracce di Jazz" https://traccedijazz.com/2019/10/02/gianni-lenoci-un-lascito/. In realtà si tratta di un contributo giornalistico concepito precedentemente alla morte del musicista, ma pur essendo datato, resta un documento prezioso, e più che attuale. La rete offre delle infinite opportunità di approfondimento, ed io vi invito a studiare attentamente la figura artistica e musicale di Lenoci.

[ Per fare ritorno alla trattazione di The Uncle ( Giano Bifronte) - voglio soffermarmi sull'ultima incisione che Lenoci ha condiviso in duo con Francesco Cusa - il cd "Wet Cats"; di cui ho già scritto in precedenza. Vi rendo la mia recensione rivista e corretta - con dei tagli inevitabili - ma decisamente più scorrevole e godibile ]

Wet Cats nasce sopratutto come un atto di grande amicizia, ed è il frutto di un'interplay particolarmente raro, intenso, e avvolgente. Questa musica è la sementa di un legame esoterico e spirituale di grande profondità culturale, che spesso ha toccato dei vertici di eccelsa improvvisazione. Un vivere la vita stessa nel sentimento emotivo - ed emozionale - della "nota blu" che si manifesta in forma totalizzante perfino nell'interscambio dei pensieri e nelle discussioni, infine nel ricordo post mortem: - " Il nostro perenne, costante dialogo, si nutriva di ogni tipologia di argomento, ma aveva sempre come fulcro questa ipotesi del trapasso. Solo adesso realizzo che il ruotare delle nostre azioni aveva come cardine il cambiamento assoluto di ogni prospettiva, il sondare il mistero della morte " - ( Francesco Cusa in una recente intervista per Jazzit https://www.jazzit.it/gianni-lenoci-lessenza-tangibile/ )


Wet Cats è stata descritta - e presentata - come un'unica composizione istantanea di 51 minuti e mezzo, nata principalmente dalla necessità di mettere a frutto un'idea di free improvisation emotiva, sfruttando l'interplay del momento. Wet Cats è un'improvvisazione senza "rete" ma nel contempo descrittivo - introspettiva - e molto passionale. Il duo per pianoforte e batteria è in grado di offrire più di una suggestione, ma anche di ravvivare un genere che è da sempre più prossimo alla forma d'arte totale, piuttosto che essere vicino a qualsiasi altro stile musicale, sovente cristallizzato dalle necessità commerciali dell'industria del disco e dello spettacolo.
Nel caso di questa incisione abbiamo la possibilità di ascoltare una progressione di note - scaturite da mille rivoli creativi - in una densità sonora che cresce all'interno dei piani della consapevolezza, poi espressa in quadri sonori metafisici - come se le gesta degli esecutori fossero gli elementi danzanti di una pittura in musica. Nella prima parte di Wet Cats c'è il lessico della scuola post free, ma anche un legato astratto e una capacità esoterica che delinea le direzioni sonore dei due improvvisatori. Il brumoso sperimentalismo - misterico - lascia il passo all'alchimia geniale di un momento di mirabile lirismo "impressionista" - intorno al ventesimo minuto - quando: sia il free che il blues si dissolvono in ectoplasmi silenziosi; le percussioni rallentano e Gianni Lenoci - toccato da uno stato di grazia assoluta - si prodiga in uno struggente canto melodico intriso di romantico pathos, che Cusa segue e valorizza con grande rispetto e sinergia [ ...] Proprio ora avviene un piccolo miracolo: Il quadro sonoro si dipinge del passaggio di una "musa", come se dinanzi al pianista facesse capolino la visione di una melanconica dama di primi del 900, a metà strada tra l'immaginario di Sergio Leone in "C'era una colta in America" oppure del Tornatore de "La leggenda del pianista sull'oceano".
Siamo nel territorio di un'avanguardia dove la tradizione è ben assimilata - come si evince nelle sezioni minimali e dilatate - quando emerge il sunto melodico e armonico del verbo afroamericano e della scuola europea. Il cd documenta un blocco di musica indispensabile, contraddistinto da estensioni, silenzi e impulsi atonali, ma resta complessivamente fruibile: uno sperimentalismo intenso ma godibilissimo, a tal punto che durante i ripetuti ascolti ho visivamente immaginato una "piece" per danza ( forse memore di certe performance storiche di certa avanguardia afroamericana degli anni settanta: i lavori dell'associazione B.A.G di St.Louis)
Wet Cats è l'unica registrazione che documenta una suite del tutto improvvisata, eseguita a Monopoli nel 2015 - ma conservata negli archivi di Gianni Lenoci - fino a quando una label indipendente - la Amirani Records - decide di realizzare un cd, con il titolo coniato dallo stesso pianista. Gianni Lenoci suona un pianoforte classico, alternandosi ad uno "preparato", ritagliandosi anche degli spazi per dei brevi interventi di flauto in legno. Francesco Cusa ricopre una vasta gamma di suoni attraverso un utilizzo della batteria - così creativo e inventivo - da conferire all'impianto della musica un vigore espressivo affascinante. Il pianista rievoca la figura di Bley e rende memoria agli anni della formazione giovanile, per poi infondere al flusso dei suoni un'originalità propria, pervasa da un concetto di bellezza del tutto personale. Ciò che di rimando restituisce il batterista è un drumming "pensoso" e funzionale - dove l'improvvisazione diviene un mezzo esoterico per la struttura del suono - un legato che va oltre il "costrutto istantaneo" di sostegno alla performance - e sembra che riveli anche un profondo e sentito dialogo spirituale "coltraniano".

In sintesi: questo disco è una perla per tutti coloro che amano la buona musica, e lo consiglio caldamente, perché non si tratta di un prodotto realizzato con l'intenzione di essere decorativo e funzionale all'ascolto; spesso accade il contrario, anche nelle musiche di avanguardia, quando si guarda al passato con l'intenzione di replicare dei suoni e dei sentieri già battuti. Vi allego il link della casa discografica https://www.amiranirecords.com/editions/wetcats Nel sito della Amirani - di rimando - sarete invitati a cliccare sui i link di Discogs, iTunes e Spotify. ]

[ La recensione del cd è già apparsa nella rubrica di My Ideal Blog "La Stanza della Musica : Gianni Lenoci e Francesco Cusa - Wet Cats" - inclusiva dei link audiovisivi delle performance in concerto - ma anche delle meravigliose e intense poesie scritte da Francesco Cusa - e altri contenuti extra. Per tutti coloro che volessero approfondire allego anche il precedente servizio: + https://globalartisticfusion.blogspot.com/2019/11/la-stanza-della-musica-gianni-lenoci-e.html ]


La recensione ( racconto) di Francesco Cusa & The Assanssins + FCT trio feat Giovanni Benvenuti - The Uncle ( Giano Bifronte) di Patrizio De Santis

"Giano Bifronte" è un disco che documenta un punto di svolta per la carriera di Cusa - in quanto rappresentativo dell'attuale "modus operandi" - : le composizione portano un ventaglio di idee fresche, maturate con l'esperienza di una lunga e fruttuosa interazione con la scena "underground" sperimentale nazionale ed internazionale.
Per volontà di Francesco Cusa l'album "Giano Bifronte" ha mutato parte della sua originaria natura per trasmutare spiritualmente - e concettualmente - in "The Uncle", ed essere anche un sincero omaggio postumo alla figura di Lenoci. Nel suo tracciato sonoro sono presenti molti aspetti che costituiscono il background dei due musicisti; per esempio l'influsso degli studi di Gianni Lenoci e Francesco Cusa al di fuori del Jazz.
Ascoltando l'opera, come se fosse un'incandescente "magma" sonoro, ne percepiamo gli echi e le trattazioni eterogenee : il professore, poeta, filosofo "cristiano" Marco Guzzi - fondatore del gruppo "Darsi Pace" - lo Yoga tradizionale e tantrico - pervaso dal pensiero filosofico e spirituale di Eric Baret (l'essenzialità si sperimenta nell'intimità) - "la ricerca del tempo perduto" di Marcel Proust e la palpabile influenza del filosofo, poeta, saggista, compositore e filologo tedesco Friederich Nietzsche. Dopo tutto il legame che c'è tra i due amici, resta ben saldo nell'intimità spirituale e letteraria, oltreché musicale.

Il musicista si è essenzialmente identificato in "Giano" : (latino: Ianus) è il dio degli inizi, materiali e immateriali, ed è una delle divinità più antiche e più importanti della religione romana, latina e italica. Solitamente è raffigurato con due volti (il cosiddetto Giano Bifronte), poiché il dio può guardare il futuro e il passato ( fonte https://it.wikipedia.org/wiki/Giano)

Perché Cusa sceglie questa entità divina e mitologica? Per una forte e spiccata eccentricità, che sfocia in un'attitudine anticonformista? Oppure per egocentrica ed esaltata provocazione - bonaria, in quanto più simile all'autoironia - che all'autocelebrazione?
Domande che possono trovare delle risposte soltanto nell'ascolto di siffatto disco - che si presenta in una doppia formazione - confluita in due distinti cd : The Assassins e FCT trio ( che ricordo, eseguono gli stessi e medesimi brani musicali).
Francesco Cusa può finalmente essere il Dio di se stesso e guardare sia al passato che al futuro - nel presente - optando di ricapitolare il proprio percorso creativo attraverso due possibili formule musicali definitive, da affiancare al "Drum & Books": la performance in solo per batteria e lettura di poesie, racconti e aforismi da lui concepiti nel corso del tempo. Questa potrebbe essere un'eventuale chiave di lettura per la comprensione di tale progetto.

La triste dipartita del fraterno amico Gianni Lenoci però, giunge come un fulmine a ciel sereno. La vicinanza del pianista ha indubbiamente giovato al percorso musicale di Cusa. Tra i due c'erano dei progetti e delle idee molto interessanti da portare a compimento: tra cui un seguito discografico del duo per pianoforte e batteria.
Il libretto "Quattro poesie per Gianni Lenoci" riassume in versi le emozioni e le affinità che li hanno legati in un solido rapporto umano. La loro affettuosa amicizia - grazie a questo progetto - sopravvive alla morte, perché l'arte è trascendenza e comunanza esoterico -spirituale. Francesco ci racconta di una dimensione esistenziale e fraterna che ha lasciato una buona sementa creativa perfino nella poesia: " amico mio, che fai in quel delirio di nubi, lontano, con le mani in tasca? Vieni qui a riscaldarti nel fuoco grigio della memoria, abbiamo spazio a sufficienza anche per i tuoi ricordi"





La nuova formazione di Francesco Cusa - denominata The Assanssins - ha offerto il meglio del proprio potenziale con un assetto strumentale in grado di esplorare i diversi linguaggi della musica improvvisata e del Jazz. L'ingresso di Valeria Sturba - polistrumentista, cantante e compositrice - diplomata in violino - che suona theremin, tastierine, minisynth - e utilizza in modo creativo effetti elettronici, looper e giocattoli sonori assortiti - è un'assoluta novità. Gli orizzonti musicali di Valeria Sturba sono universali e trasversali e spaziano dalla canzone d'autore al rock al jazz, dal tango all'improvvisazione libera, sovente innervati da vivificanti tensioni minimaliste. Nel primo cd di The Uncle ( Giano Bifronte) la sua personalità artistica è evidente; un valore aggiunto. La Sturba è perfettamente in linea con le idee e le visioni "sui generis" di Cusa. Segnalo che la giovane musicista ha diversi progetti all'attivo, tra cui OoopopoiooO, duo surreale e dadaista che condivide con Vincenzo Vasi.

Giovanni Benvenuti non ha bisogno di molte parole di presentazione, perché il suo sax tenore attraversa complessivamente il disco, sia con The Assassins che nelle veste di "guest musician" nel FCT trio. Il comunicato stampa che mi è pervenuto da Nicola Battista dice di lui: che è un sassofonista nato a Siena, e si è diplomato con il massimo dei voti, lode e menzione accademica al conservatorio di Bologna. Ha conseguito un master internazionale "In Jam" all'accademia Siena jazz. Ha frequentato diversi corsi e seminari in Italia e all'estero ( il Berklee college di Boston). È direttore artistico del festival Val D'Agri jazz. È docente di musica d'insieme e sassofono all'accademia Siena jazz. Benvenuti ha già partecipato ad alcune incisioni della label "Improvvisatore Involontario". La voce strumentale del suo sax tenore è magistrale ( in quanto il musicista ha maturato una mirabile sintesi dei linguaggi mutuati dalle avanguardie post free). E' perfettamente in grado di amalgamarsi anche nel rodato FCT trio ( nel disco si è dimostrato uno strumentista molto rigoroso; in linea colla concezione di avanguardia esoterica di Gianni lenoci)

Anche Ferdinando Romano è un bassista utilizzato in entrambe le "dimensioni" strumentali del progetto "bifronte". Romano, dopo il diploma al conservatorio "L. Cherubini" di Firenze - e gli studi di composizione - ha completato la sua formazione in Svizzera, dove ha avuto modo di studiare con Enrico Fagone e alcuni tra i migliori solisti internazionali dello strumento. Questo musicista ha una storia di tutto rispetto: è stato lanciato nel mondo discografico da Paolo Piangiarelli (Philology Records, Premio Massimo Urbani). Per me che sono marchigiano è un grande piacere, poiché il discografico maceratese ha dato vita a un catalogo di incisioni ormai storiche, lavorando incessantemente per mantenere viva l'attenzione sul compianto Max ( un gigante buono e generoso - ma "maudit" - del Jazz italiano). Romano nel 2010 ha pubblicato - insieme al chitarrista Marco Poggiolesi - i dischi “Tandem” (Philology 2010) e “Tandem. A ruota libera” (Dodicilune 2013).
A partire dal 2019 ha intrapreso una collaborazione con il trombonista americano Robin Eubanks ( nata in verità durante il tour promozionale di "l’Arcadia Trio" di Leonardo Radicchi, per il disco "Don’t call it justice" AlfaMusic 2019). Ha lavorato anche come autore di musiche per film e spettacoli teatrali - scrivendo per orchestra e ensemble di archi - senza contare i premi, e tutti gli onori conseguiti sul campo. Segnalo il suo ultimo cd "Totem feat Ralph Alessi" per la "Losen Records". Il bassista si è trovato perfettamente a suo agio accanto all'eclettica Valeria Sturba, e nel contempo ha offerto al trio la dinamo necessaria per ottenere il migliore interplay possibile.

The Uncle (Giano Bifronte) prevede una scaletta di 5 brani ( Anthropophagy - Cospirology - Dr. Agagi - Pharmacology - Reumatology) - raddoppiati per due ensemble separati - e strutturati con un legato concettuale ( mi si passi il termine, similsuite). Valeria Sturba e Gianni Lenoci sono i due musicisti che rendono questa rischiosa operazione perfettamente riuscita, perché sono gli elementi che più diversificano la struttura del suono, ma senza stravolgerne la natura complementare e similare. Grazie alle estrosità della Sturba - per quel che concerne la formazione The Assassins - e le meditative trame del "pianismo" riflessivo di Lenoci - per FCT trio - tutti gli altri musicisti portano in dote il meglio delle loro espressioni stilistiche - senza che si perda in equilibrio - per merito dell'attenta direzione artistica e conduzione musicale del leader; autore di tutte le composizioni.
Questa struttura bifronte è un vero compendio del post free e delle avanguardie sperimentali, ma detiene "in nuce" una prospettiva gioiosa della musica: vedere le incursioni post rock e jazz rock di Valeria Sturba - che interviene anche con delle ottime prestazioni vocali - mentre gode del sostegno di una sezione ritmica duttile e versatile, muscolare dove è necessario. Romano e Cusa sono bravissimi.
Nello stile di Benvenuti è evidente l'amore per Coltrane ( e anche Sam Rivers) ma eviterei di "contenere" il canto del suo sax con i soliti riferimenti, perché la ricerca strumentale del musicista è più che fresca e vibrante, basta ascoltare l'interazione con il rodato FCT trio per capirne l'originalità.
Lo stile percussivo del drumming di Cusa è sempre più incisivo e potente, ma conserva lo swing e il background originario del Jazz. Vi è qualcosa di narrativo e descrittivo nel suono della batteria del compositore catanese; sicuramente ha goduto dei progressi conseguiti con l'esperimento "live" dei Drum & Books. La sua costante e "sacrale" urgenza espressiva nel reinventarsi - sopratutto in un'epoca di forte crisi del settore - non ha ricevuto la giusta visibilità. In termini creativi si è distinto indubbiamente per la trasversalità dei tanti progetti maturati nel corso del tempo; forse troppo spiazzanti per il pubblico. La poesia è presente anche in Giano, ma esclusivamente per commemorare Gianni Lenoci: il libricino di poesie che vi è allegato è composto di quattro istantanee emotive, dove le memorie e le emozioni trascendono in una simbiosi, che rende l'oggetto disco ancora più prezioso. Assolutamente da avere negli scaffali di ogni buona collezioni di cd.

In conclusione [...] : Ogni incontro che avviene per vivificare "la ricerca di un tempo perduto" è una visione per il futuro propositiva e costruttiva. Si deve produrre arte in maniera tale che vi sia spazio anche per l'incontro e per l'amicizia : la componente più sana della creatività, poiché prefigura un risultato emotivamente onesto.
L'album andrebbe ascoltato più volte, magari centellinandolo. E' il miglior modo per poter vivere tutte le dinamiche delle due formazioni e per farsi un'idea delle attuali direzioni musicali di Francesco Cusa. Personalmente ho amato il trio con il pianoforte, perché è appagante ascoltare l'intesa che c'è tra Francesco Cusa e Gianni Lenoci, e penso a quante belle opportunità musicali - sopratutto dal vivo - abbiamo definitivamente perso. Come lo stesso Cusa ha affermato pubblicamente: "Lenoci in questo disco ha suonato in maniera pressoché perfetta"
Io ho voluto parlarvi di questo album in maniera del tutto originale. Il mio scopo è stato quello di dare "luce" ad una storia - nelle storie - del Jazz indipendente italiano, di cui solitamente non si sa molto ( stimolato anche dal fatto che avrei avuto la possibilità di approfondire ulteriormente la figura artistica e la personalità di Gianni Lenoci).
Ho evitato la "facile" e rassicurante recensione del sopporto fonografico. Ho notato che c'erano tante porte da aprire, andando addirittura a ritroso nel tempo. Forse ho "abusato" di questo cd, ma se l'ho fatto, sono stato mosso dalle migliori intenzioni: valorizzare la creatività italiana indipendente, spesso ignorata dal mercato delle musiche "Altre" o di "confine", E sovente lasciata fuori dal circuito degli eventi culturali di questa nazione.

Per tutti coloro che sono interessati a conoscere Francesco Cusa in maniera approfondita - vi rimando ad un mio vecchio servizio - dove potete trovare dei cenni biografici, ma sopratutto la sua attività in veste di scrittore narrativo e poetico. Ci sono i racconti e le poesie, e un cenno ai suoi "Live" Drum & Books. Questo è il link https://globalartisticfusion.blogspot.com/2019/05/francesco-cusa-lo-sguardo-sullarte-che.html. Allego anche la biografia estratta dal sito ufficiale http://www.francescocusa.it/bio.php


+ LINK VIDEOCLIP

[ The Uncle ( Giano Bifronte) - Francesco Cusa & The Assanssins (Giovanni Benvenuti, Valeria Sturba, Ferdinando Romano, Francesco Cusa) - Anthropophagy ]




composed by Francesco Cusa
published by Doppia I Associazione Culturale / Kutmusic Italhouse Produzioni Musicali

Francesco Cusa & The Assassins : https://www.facebook.com/Francesco-Cusa-The-Assassins-159291287457095/

Giovanni Benvenuti - tenor sax
Valeria Sturba - voice, theremin, violin, live electronics
Ferdinando Romano - bass
Francesco Cusa - drums, compositions

original illustrations: Mattia Franceschini https://www.facebook.com/mattia.franceschini.961

taken from the album "The Uncle (Giano Bifronte)", in memory of Gianni Lenoci.
Out now and CD/digital
(P) 2020 Improvvisatore Involontario & Kutmusic

video editing: Jay Artworx + Rotorvideos

+ PLUS FTC trio - traccia AUDIO : The Uncle ( Giano Bifronte) - Francesco Cusa FCT trio feat Giovanni Benvenuti (Gianni Lenoci, Ferdinando Romano, Francesco Cusa) - Anthropophagy


composed by Francesco Cusa
published by Doppia I Associazione Culturale / Kutmusic Italhouse Produzioni Musicali

Gianni Lenoci - pianoforte
Ferdinando Romano - bass
Francesco Cusa - drums, compositions

Guest musician : Giovanni Benvenuti - tenor sax


taken from the album "The Uncle (Giano Bifronte)", in memory of Gianni Lenoci.
Out now and CD/digital https://francescocusa.bandcamp.com/album/francesco-cusa-fctrio-and-fctheassassins-the-uncle-giano-bifronte-2020

(P) 2020 Improvvisatore Involontario & Kutmusic


Per chi volesse sostenere il Jazz italiano segnalo queste due iniziative promozionali nate nel social network Facebook:

La giornalista Daniela Floris - insieme al musicista Eugenio Mirti - ha creato il gruppo social "Aiutalamusica" - all'interno di Facebook - per promuovere le attività discografiche dei musicisti in questa particolare fase di emergenza da Cororonavirus Covid - 19. https://www.facebook.com/groups/Aiutalamusica/
Il musicista Enzo Favata - insieme a Danilo Gallo - e molti altri , ha realizzato un nuovo modo per promuovere e dare visibilità alla musica digitale di Bandcamp, creando un'altro gruppo social denominato Social Music & Jazz Musicians on Bandcamp" https://www.facebook.com/groups/706851023454015/

"The Uncle" e "Wet Cats" a Radio Tre Battiti per la serata dedicata a Gianni Lenoci - il:2020-06-10

https://www.facebook.com/ass.giannilenoci/videos/1209332636077312/