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Francesco Cusa - Official Website - Press

Recensione di FC & The Assassins "Black Poker" - Percorsi Musicali - il:2019-04-24

"Tra i principali pregi del batterista Francesco Cusa c'è quello di vivere la musica al pari di una lettura impegnata: certamente tra il suo jazz e il racconto letterario (dall'artificio linguistico alla simbologia) risiede un collegamento invisibile, identificato da propria visuale; il fatto di essere anche uno scrittore nobilita gli argomenti musicali, così come è successo con Black Power, un lavoro che Cusa desiderava fare da tempo, ossia unire gli sforzi di uno dei suoi usuali quartetti (The Assassins, con Zanuttini alla tromba, Stermieri alle tastiere e Benvenuti al sax tenore) con quelli di un quartetto d'archi. Tale circostanza si è materializzata con la pubblicazione di Black Poker, cd in cui Cusa rielabora musica con l'intento del giocatore di poker, diviso tra il rischio e l'avarizia. Il poker sveglia in me ricordi di ragazzino indelebili: invitato a giocare per la prima volta ne compresi in poco tempo le insidie, molto simili a quelle della vita; ed è il motivo per cui si fa presto ad evitare! La musica, però, quando ben fatta, può essere in grado di segnalare situazioni impossibili da ricevere nell'ascolto, e il Black Poker di Cusa usa il free jazz e gli archi per stendere delle sensazioni affini agli argomenti: memore degli esperimenti dell'Ornette Coleman di Forms and sounds, dello string quartet of the chamber symphony of Philadelphia o, ancor meglio, della sua organizzazione armolodica in Dedication to poets and writers, Cusa e i suoi collaboratori sintonizzano le loro improvvisazioni nel giusto contesto ritmico ed immaginativo di un racconto simile ad una scala in cui entro ciascun gradino c'è un universo di umori e vicende. Nel caso di Black Poker le figure (re, regina, pali delle carte) reclamano una loro sopravvivenza e non c'è nulla nella musica che non tenda alla coerenza, anche a costo di sconfinare: è jazz circolare, con molte imperfezioni volute sulla tonalità, qualche tecnica estensiva ed un riposizionamento sugli archi (il Florence Art Quartet con Daniele Iannacone e Lorenzo Borneo ai violini, Agostino Mattioni alla viola e Cristiano Sacchi al violoncello), che agisce da giusto contrappeso, grazie anche all'esperienza del compositore/arrangiatore Duccio Bertini, specializzato in arrangiamenti per bands e grandi organici strumentali, vera arma in più per la musica, il quale accanto ad un apporto elargito alle dinamiche evolutive della composizione di Cusa, inietta per conto suo anche austerità sotto forma di interludio o di elegia".

https://ettoregarzia.blogspot.com/2019/04

"Una vita sola non basta: jazz, follia, cinema e libri di Francesco Cusa" di Federico Fini - il:2019-04-14

https://www.chiediame.com/home/francesco-cusa-jazz-da-ascoltare-libri?fbclid=IwAR0Dccj8BAvibpjvuYBvx_EB14E8opKpFz3DKFysJ0EuramI7Rw82RTLPkM

Una vita sola non basta: jazz, follia, cinema e libri di Francesco Cusa
Batterista (ha suonato con i più grandi, da Paolo Fresu, a Andy Sheppard, Kenny Wheeler e molti altri), poeta, scrittore, ma non solo...

In questo blog cerco spesso il punto di congiunzione tra jazz, vita e letteratura. Terminato il romanzo Chiedi a Coltrane (a proposito, dovrebbe essere disponibile in libreria sugli store online tra un paio di settimane). ho scritto a Francesco Cusa e l'ho avvertito che era stato citato all'interno del libro. Inviatogli il pdf, mi ha risposto, chiedendomi quale fosse il passaggio a cui mi riferivo.
L'inciso nel romanzo era il seguente: ".. Francesco Cusa & The Assassins iniziarono a suonare il loro jazz duro. Le battute si interrompevano di continuo. Un susseguirsi di attimi violenti, disordinati, involontari e poi la melodia, per vera che possa essere..." , perché il jazz è l'arte più simile alla vita e quella sera, nell'unica volta che Francesco ha suonato al Pinocchio Jazz Club di Firenze, avevo riconosciuto la somiglianza. Gli ho precisato soltanto che la frase "la melodia per vera che possa essere" era riferito al fatto che il jazz, quello autentico, allude all'armonia, ma non la suona mai per davvero, così come la verità che non può essere raccontata perché quando la narri svanisce. "Il tuo jazz.." ho concluso ".. è rimando, smembramento e ricostruzione, allusione, così come occorre." Credo che la definizione gli sia andata bene..
Francesco Cusa ha suonato con i migliori nella scena italiana (Paolo Fresu, Gianni Gebbia..), estera (Andy Sheppard, Kenny Wheeler, Don Byron...) e figura a pieno titolo tra i personaggi più interessanti che mettono insieme narrazione e musica. Critico cinematografico, poeta, scrittore, jazzista. Troppa roba? Il filo conduttore è, in realtà, unico e si sviluppa a partire dalla sua inquietudine , indipendenza e conseguente libertà. Prendo come riferimento due suoi lavori: il progetto musicale Black Poker sviluppato insieme ai suoi Assassins (Giulio Stermieri hammond, piano, Flavio Zanuttini trumpet, electronics, Giovanni Benvenuti tenor sax) e il Florence Art Quartet ( Daniele Iannaccone violin, Lorenzo Borneo violin, Agostino Mattioni viola, Cristiano Sacchi cello, Duccio Bertini keyboards ) e la raccolta di racconti Novelle Crudeli pubblicata per Eris Edizioni.
Il progetto Black Poker mette insieme il senso stesso del jazz che di per sé è esplorazione, non ha confini. Grazie al Florence Art Quartet e alle composizioni di Duccio Bertini il viaggio procede dal perimetro rarefatto della musica classica (Interludio, Elegia), fino all'anima più divertente e libera di Cusa & Assassins in Dr. Akagi The Queen, Diamonds-Quadri o alla splendida Spades-Picche in cui avviene la vera e propria fusione tra assassini e quartetto. Ma come nella letteratura occorre far propri i classici per poi ucciderli, così nel brano The Act of Killing Music (the King) il cerchio si chiude, partendo dagli archi, contaminandoli, giocando con stridori, dissonanze, provando a strozzare la melodia (ma anche un rantolo se ben impiegato è musica). Davvero un progetto interessante e meritevole di attento ascolto.

Poi succede che Francesco Cusa se ne vada per i fatti suoi, senza band al seguito, e suoni le parole. Lo fa utilizzando la poesia, inserendola nella stessa narrazione. Da qui nascono le Novelle Crudeli.

Leggendolo mentre aspetto che mi lavino la macchina (era dannatamente sporca) mi sembra di essere immerso nel futuro, sia per la sensazione di solitudine che associo più o meno inconsciamente all'evoluzione digitale, sia per il precipitare delle parole (sempre profondamente curate) che descrivono con velocità pazzesche, a volte con l'aiuto degli stessi a capo per isolare i concetti, sentimenti e decadimenti dell'essere umano. Confondendo reale e narrato, percepisco lo stesso addetto al lavaggio quale funzionario di stazioni intergalattiche, tendenzialmente ostile, Francesco Cusa quando scrive non sembra aver fiducia nella massa, neanche nell'essere umano e, probabilmente, neppure in sé stesso. Alla fine l'unica faccenda nobile a questo mondo e in qualsiasi altro è abbandonarsi e stare ad osservare ciò che avviene, tanto più la fine. Farsi frullare dagli spazzoloni del lavaggio e uscirne scheletro lucente.
Altro straniamento: mentre mi giunge sul collo il pulviscolo umido, residui dell'incessante opera del lavaggio auto, mi pare di essere ripiombato dentro Canti del Caos di Antonio Moresco, da cui mi sono staccato proprio per far posto ai Racconti di Cusa. Moresco è un maestro del nitido caos, mentre Cusa preferisce lo scarto improvviso, l'aggroviglio, la sedimentazione, eppure la matrice è paragonabile. Basta così, macchina pulita e profumata.
Aggiungo che Novelle Crudeli è stato illustrato da Daniele La Placa, che lo ha immerso nel sogno, il che istintivamente mi ha consentito di accostarlo ad una graphic novel pur non essendolo e non tanto per le illustrazioni, quanto per lo stile e la solitudine dei personaggi. Eroi alla rovescia, pronti a uccidere e a farsi uccidere, perché alla fine la loro stessa morte è l'unica purificazione possibile. L'ironia amara balena pure lei costantemente in mezzo allo sfacelo, a scariche elettriche nel panorama plumbeo, a colpi di pistola. Da leggere, scegliendo tra le circa 300 pagine i racconti preferiti (per me Virgen 45).
Come legare, quindi, Racconti crudeli a Black Poker? Libertà, indipendenza e inquietudine sostanziano entrambi i percorsi, sebbene in dosaggi diversi. Quando Francesco Cusa resta solo di fronte al pc, adopera una band di fantasmi, diventa personaggio tra i personaggi. Il jazz, invece, lo restituisce a sole e alla pioggia, agli altri musicisti che suonano con lui, gli consente di tendere la mano all'universo. Cupo, onirico, struggente quando scrive, libero sperimentatore, assemblatore di suoni e altre sensibilità quando usa le bacchette. Ma in entrambi i casi consapevole che solo alludendo, si evita il grossolano errore di provare a svelare il mistero che alla base delle nostre stesse vite.
Buon ascolto e buona lettura.
Se ti è piaciuto il post ti consiglio di leggerti anche La Spagna contemporanea da leggere.
Se sei curioso del mio romanzo Chiedi a Coltrane che a breve sarà disponibile in libreria e negli store online, intanto guarda questo breve book trailer.
Se vuoi ascoltare la colonna sonora di Chiedi a Coltrane (il meglio del jazz contemporaneo, compreso un brano di Francesco Cusa & Assassins) ascolta la playlist Chiedi a Coltrane

Una vita sola non basta: jazz, follia, cinema e libri di Francesco Cusa: di Federico FINI - il:2019-04-14

https://www.chiediame.com/home/francesco-cusa-jazz-da-ascoltare-libri?fbclid=IwAR0Dccj8BAvibpjvuYBvx_EB14E8opKpFz3DKFysJ0EuramI7Rw82RTLPkM

Una vita sola non basta: jazz, follia, cinema e libri di Francesco Cusa
Batterista (ha suonato con i più grandi, da Paolo Fresu, a Andy Sheppard, Kenny Wheeler e molti altri), poeta, scrittore, ma non solo...

In questo blog cerco spesso il punto di congiunzione tra jazz, vita e letteratura. Terminato il romanzo Chiedi a Coltrane (a proposito, dovrebbe essere disponibile in libreria sugli store online tra un paio di settimane). ho scritto a Francesco Cusa e l'ho avvertito che era stato citato all'interno del libro. Inviatogli il pdf, mi ha risposto, chiedendomi quale fosse il passaggio a cui mi riferivo.
L'inciso nel romanzo era il seguente: ".. Francesco Cusa & The Assassins iniziarono a suonare il loro jazz duro. Le battute si interrompevano di continuo. Un susseguirsi di attimi violenti, disordinati, involontari e poi la melodia, per vera che possa essere..." , perché il jazz è l'arte più simile alla vita e quella sera, nell'unica volta che Francesco ha suonato al Pinocchio Jazz Club di Firenze, avevo riconosciuto la somiglianza. Gli ho precisato soltanto che la frase "la melodia per vera che possa essere" era riferito al fatto che il jazz, quello autentico, allude all'armonia, ma non la suona mai per davvero, così come la verità che non può essere raccontata perché quando la narri svanisce. "Il tuo jazz.." ho concluso ".. è rimando, smembramento e ricostruzione, allusione, così come occorre." Credo che la definizione gli sia andata bene..
Francesco Cusa ha suonato con i migliori nella scena italiana (Paolo Fresu, Gianni Gebbia..), estera (Andy Sheppard, Kenny Wheeler, Don Byron...) e figura a pieno titolo tra i personaggi più interessanti che mettono insieme narrazione e musica. Critico cinematografico, poeta, scrittore, jazzista. Troppa roba? Il filo conduttore è, in realtà, unico e si sviluppa a partire dalla sua inquietudine , indipendenza e conseguente libertà. Prendo come riferimento due suoi lavori: il progetto musicale Black Poker sviluppato insieme ai suoi Assassins (Giulio Stermieri hammond, piano, Flavio Zanuttini trumpet, electronics, Giovanni Benvenuti tenor sax) e il Florence Art Quartet ( Daniele Iannaccone violin, Lorenzo Borneo violin, Agostino Mattioni viola, Cristiano Sacchi cello, Duccio Bertini keyboards ) e la raccolta di racconti Novelle Crudeli pubblicata per Eris Edizioni.
Il progetto Black Poker mette insieme il senso stesso del jazz che di per sé è esplorazione, non ha confini. Grazie al Florence Art Quartet e alle composizioni di Duccio Bertini il viaggio procede dal perimetro rarefatto della musica classica (Interludio, Elegia), fino all'anima più divertente e libera di Cusa & Assassins in Dr. Akagi The Queen, Diamonds-Quadri o alla splendida Spades-Picche in cui avviene la vera e propria fusione tra assassini e quartetto. Ma come nella letteratura occorre far propri i classici per poi ucciderli, così nel brano The Act of Killing Music (the King) il cerchio si chiude, partendo dagli archi, contaminandoli, giocando con stridori, dissonanze, provando a strozzare la melodia (ma anche un rantolo se ben impiegato è musica). Davvero un progetto interessante e meritevole di attento ascolto.

Poi succede che Francesco Cusa se ne vada per i fatti suoi, senza band al seguito, e suoni le parole. Lo fa utilizzando la poesia, inserendola nella stessa narrazione. Da qui nascono le Novelle Crudeli.

Leggendolo mentre aspetto che mi lavino la macchina (era dannatamente sporca) mi sembra di essere immerso nel futuro, sia per la sensazione di solitudine che associo più o meno inconsciamente all'evoluzione digitale, sia per il precipitare delle parole (sempre profondamente curate) che descrivono con velocità pazzesche, a volte con l'aiuto degli stessi a capo per isolare i concetti, sentimenti e decadimenti dell'essere umano. Confondendo reale e narrato, percepisco lo stesso addetto al lavaggio quale funzionario di stazioni intergalattiche, tendenzialmente ostile, Francesco Cusa quando scrive non sembra aver fiducia nella massa, neanche nell'essere umano e, probabilmente, neppure in sé stesso. Alla fine l'unica faccenda nobile a questo mondo e in qualsiasi altro è abbandonarsi e stare ad osservare ciò che avviene, tanto più la fine. Farsi frullare dagli spazzoloni del lavaggio e uscirne scheletro lucente.
Altro straniamento: mentre mi giunge sul collo il pulviscolo umido, residui dell'incessante opera del lavaggio auto, mi pare di essere ripiombato dentro Canti del Caos di Antonio Moresco, da cui mi sono staccato proprio per far posto ai Racconti di Cusa. Moresco è un maestro del nitido caos, mentre Cusa preferisce lo scarto improvviso, l'aggroviglio, la sedimentazione, eppure la matrice è paragonabile. Basta così, macchina pulita e profumata.
Aggiungo che Novelle Crudeli è stato illustrato da Daniele La Placa, che lo ha immerso nel sogno, il che istintivamente mi ha consentito di accostarlo ad una graphic novel pur non essendolo e non tanto per le illustrazioni, quanto per lo stile e la solitudine dei personaggi. Eroi alla rovescia, pronti a uccidere e a farsi uccidere, perché alla fine la loro stessa morte è l'unica purificazione possibile. L'ironia amara balena pure lei costantemente in mezzo allo sfacelo, a scariche elettriche nel panorama plumbeo, a colpi di pistola. Da leggere, scegliendo tra le circa 300 pagine i racconti preferiti (per me Virgen 45).
Come legare, quindi, Racconti crudeli a Black Poker? Libertà, indipendenza e inquietudine sostanziano entrambi i percorsi, sebbene in dosaggi diversi. Quando Francesco Cusa resta solo di fronte al pc, adopera una band di fantasmi, diventa personaggio tra i personaggi. Il jazz, invece, lo restituisce a sole e alla pioggia, agli altri musicisti che suonano con lui, gli consente di tendere la mano all'universo. Cupo, onirico, struggente quando scrive, libero sperimentatore, assemblatore di suoni e altre sensibilità quando usa le bacchette. Ma in entrambi i casi consapevole che solo alludendo, si evita il grossolano errore di provare a svelare il mistero che alla base delle nostre stesse vite.
Buon ascolto e buona lettura.
Se ti è piaciuto il post ti consiglio di leggerti anche La Spagna contemporanea da leggere.
Se sei curioso del mio romanzo Chiedi a Coltrane che a breve sarà disponibile in libreria e negli store online, intanto guarda questo breve book trailer.
Se vuoi ascoltare la colonna sonora di Chiedi a Coltrane (il meglio del jazz contemporaneo, compreso un brano di Francesco Cusa & Assassins) ascolta la playlist Chiedi a Coltrane

Per Bad Music Jazz FC & THE ASSASSINS "Black Poker" - il:2019-04-12

Per Bad Music Jazz FC & THE ASSASSINS "Black Poker" uscito per Clean Feed con Giovanni Benvenuti Flavio Zanuttini Giulio Stermieri Francesco Cusa Duccio Bertini, insieme a Marc Ribot, Mary Halvorson ecc.

Bad Music Jazz
5 h ·
Mariola Membrives & Marc Ribot, Albert Marquès, Sabina Witt Music, Mary Halvorson i Francesco Cusa - Drummer a Bad Músic Jazz número 188*, el programa de jazz de la factoria Bad Music Radio, a scannerFM, aquí: https://www.scannerfm.com/membrives-ribot-albert-marques-s…/.

Mariola Membrives & Marc Ribot, Albert Marquès, Sabina Witt Music, Mary Halvorson e Francesco Cusa-Drummer al bad musicista jazz numero 188 *, il programma di Factory Jazz Bad Music Radio , scannerFM, qui:
https://www.scannerfm.com/membrives-ribot-albert-marques-sabina-witt-mary-halvorson-francesco-cusa/.
·

Recensione per Fc & The Assassins "Black Poker". per "The Whole Note March 2019". - il:2019-03-23

"Another method of pushing an already constituted string section into an anomalous challenge is to mate it with another group. Black Poker (Clean Feed CF 504 CD) does just that, as Italian drummer Francesco Cusa and his band the Assassins with trumpeter/electronics manipulator Flavio Zanuttini, tenor saxophonist Giovanni Benvenuti and keyboardist Giulio Stermieri are joined by the violinists Daniele Iannaccone and Lorenzo Borneo plus violist Agostino Mattioni and cellist Cristiano Sacchi who make up then Florence Art Quartet (FAQ). Although the two quartets each have a track to themselves – with the result too syrupy in the FAQ’s case – Black Poker’s achievement is how well the ensembles’ dissimilar textures integrate. Staring with “Spades/Picche”, the first track, the polished swing of the Assassins, expressed most obviously in processed upsurges from Zanuttini and pensive reed breaks from Benvenuti, is first buttressed and then challenged via pizzicato pops from the FAQ. Sophisticated enough to divide its role on “Clubs/Fiore” into high-pitched violin swirls and mid-range viola and cello vibrations, the FAQ is the antithesis of a clichéd string section. As Benvenuti’s altissimo runs plus Stermieri’s tremolo cadenzas as well as Cusa’s faultless yet hard rebounds move the narrative forward while making it more overtly rhythmic, the string shimmies provide the theme with flexibility and sparkle. Key role reversal occurs in the penultimate “Kirimukha (Hearts/Cuori)”, where the tenor saxophonist’s heart-rending solo is more pulpy than anything the individual strings play and it’s the FAQ’s bent note refrain and string scrubbing plus shrill notes dug out from the trumpet’s innards that ensue the tune returns the head’s jolly march and away from mawkishness".

Recensione di FC & THE ASSASSINS "Black Poker" a cura di Nazim Comunale per "SentireAscoltare". - il:2019-03-13

Francesco Cusa & The Assassins Meets Duccio Bertini – Black Poker

https://sentireascoltare.com/recensioni/francesco-cusa-the-assassins-meets-duccio-bertini-black-poker/?fbclid=IwAR1PfyjWO-iOHZ9FEA1Htrb2ofJCUNHUXgKGBzDL4PeQiZvVKrncXcWcab8
Un incipit sghembo, sorvegliato, enigmatico, con gli archi ad attraversare un groove sottile e lievissimo: siamo dalle parti del Claudia Quintet con Spades/Picche, la prima traccia di Black Poker, il nuovo lavoro sulla lusitana Clean Feed del prolifico batterista/compositore catanese Francesco Cusa, già animatore dell’etichetta Improvvisatore Involontario. Gli assassini (di un certo modo paludato e patinato di intendere, ascoltare e suonare jazz) sono in questo frangente (la formazione oggi ha mutato assetto e presto avremo modo di sentire quanto ha prodotto in un doppio CD intitolato Giano Bifronte) Giulio Stermieri (hammond e piano), Flavio Zanuttini (tromba ed elettronica, abbiamo apprezzato il suo disco in solo, acustico e scabro, La Notte, ed è uscito da poco anche un suo nuovo lavoro in trio, Born Baby Born, sempre su Clean Feed) e Giovanni Benvenuti al sax tenore.
Il leader siede dietro i tamburi ed è autore di sei delle otto composizioni: le restanti due sono firmate da Duccio Bertini, che ha anche arrangiato le parti di archi suonate dal Florence Art Quartet. Niente basso, ma il ritmo non ne risente, anzi. Una poliritmia seducente anima questa traccia a cui gli archi aggiungono un quid di benvenuta larghezza sinfonica: peccato per il break più rockeggiante poco prima dei due minuti che lascia un po’ il tempo che trova, ma fortunatamente subito dopo si apre un’ampia parentesi per quartetto, tromba ed elettronica capace di descrivere panorami: una elegia alla Shostakovic che sfocia in un mare free, dove le onde salgono sempre più, mentre anche in cielo viene convocata tempesta; a seguire, uno squarcio di luce inattesa, e, improvvisa, la pace: un singhiozzo di pianoforte prima minaccioso ed infine sospeso, poi di nuovo gli archi a delineare profili novecenteschi in questo paesaggio mobile e mutevole. The Act of Killing Music alza il sipario con lente movenze di archi come nuvole scure che manterranno la pioggia che promettono (Penderecki?); inatteso, parte un groove di hammond e batteria che suona quasi come un soul di protesta del periodo Say it loud, i’m black and i’m proud: potrebbe essere una base perfetta per un talking di Gil Scott Heron e invece viene trafitto da parte a parte da partiture d’archi incisive ed ariose; da 3’50’’ in avanti una bassline di pianoforte in puro stile Lounge Lizards: appostamenti, inseguimenti, sigarette, la bocca impastata di sonno mancato, Travis Brickle, taxi driver, manie, fobie, follie a chiudere questo gran pezzo in una gloria di fanfara psicotica e lontana. Clubs/Fiori è inizialmente misteriosa e ossessiva, nello sviluppo si fa felina e cinematografica (in questo caso l’accostamento tra il quartetto jazz e gli archi convince meno, almeno nella prima parte): nello sviluppo la tromba di Zanuttini annuncia una sarabanda free che vede protagonista Stermieri al pianoforte, ispirato e libero nel vagare senza meta tra nevrosi ed ipnosi, mentre Cusa aggiunge virgole a un discorso che apre parentesi senza chiuderne una. Bene.
Il clima pare meno torrido e spigoloso con l’orchestrazione classica di Dr.Akagi (The Queen) ma la bonaccia dura solo il tempo dell’esposizione del tema, poi si torna in mare aperto tra schiaffi di vento, mareggiate, manovre di emergenza, un perfetto caos ordito senza dare mai l’impressione di perdere la rotta, una confusione assolutamente musicale e con una ottima capacità di calibrare le dinamiche. All’esplosione segue dunque di nuovo l’ordine con la ripresa di un drive mingusiano. Interludio (scritto da Duccio Bertini) è tale a tutti gli effetti, un momento di requie è benvenuto e necessario, anche se pure qui il mood si fa presto più energico e vibrante, quasi drammatico, con solamente gli archi a suonare languidi, sobri, hitchcockiani (o, per meglio dire, hermanniani). Diamons/Quadri apre come una risposta meno frenetica ai saliscendi mozzafiato di Tim Berne, però appare meno coinvolgente nello sviluppo sino a quando finalmente non resta da solo un pianoforte dimesso che avanza nella nebbia, a cui tromba ed elettronica aggiungono ombre e fantasmi. Kirtikimukha (Hearts/Cuori) nuovamente indugia su schemi matematici con un afflato quasi hardcore, senza essere però particolarmente incisiva o tagliagole come sarebbe necessario in questi casi, poi lascia campo aperto al tenore e agli archi fino a che nuovamente il magma non si organizza attorno a una figura ritmica minimale ed ossessiva, attorno alla quale fioriscono fragori e dissonanze, per i ritornare infine da capo. Il numero finale è di nuovo a firma di Duccio Bertini e ancora sono solo gli archi: Elegia, dolente e sobria nel sorvegliare la furia degli elementi come nel celeberrimo quadro Il Viandante sul mare di nebbia di Capsar David Friedrich.
Un bel disco, denso di spunti interessanti, suonato da ottimi musicisti (Zanuttini e Stermieri brillano), dimostrazione di una mente aperta, libera e curiosa e di un talento multiforme, sebbene in alcuni frangenti l’ispirazione sia discontinua. Come lo stesso Cusa scrive nel CD, «Ho voluto miscelare la natura ambivalente di alcune mie vecchie composizioni con le nuove partiture, sempre in bilico tra azzardo e parsimonia. Meglio avere per amico un baro che un ragioniere»: su questo non potremmo essere più d’accordo, ma visto che parliamo di gioco e di invenzione, cosa accadrebbe se un giorno la Regina di fiori uscisse dalle carte e distruggesse tutte queste ipotesi? Saremmo curiosi di ascoltarlo.

Recensione FC & THE ASSASSINS "Black Poker" per la rivista polacca MULTIKULTI - il:2019-03-13

http://www.multikulti.com/black-poker.html

Avant Jazz / Free Improvisation / Avant-Garde
premiera polska: 2018-12-27
opakowanie: kartonowe etui
opis:
multikulti.com - ocena * * * *:
Włoski kwartet free improve, występujący pod zgrabną nazwą The Assassins/Zabójcy (Francesco Cusa - perkusja, Giulio Stermieri - fortepian, Flavio Zanuttini - trąbka i Giovanni Benvenuti - saksofon tenorowy) w zaskakującej kooperacji z kwartetem smyczkowym Florence Art Quartet (Daniele Iannaccone, Lorenzo Borneo - skrzypce, Agostino Mattioni - altówka i Cristiano Sacchi - wiolonczela).

Osiem kompozycji, z czego siedem autorstwa lidera, Francesco Cusa i jedna ("Elegia") Duccio Bertiniego, klawiszowa, który jako gość specjalny pojawia się w niej. Całość brzmi zaskakująco jednorodnie, takie kolaboracje zazwyczaj mają wbudowany jakiś błąd, muzycy szukając złotego środka, balansu pomiędzy dwoma światami, wolnej improwizacji i muzyki komponowanej trafiają na koturnową, sztuczną ślepą uliczkę, tworzą w efekcie bardzo wycelowane formy. Tutaj Francesco Cusa ma zdecydowany wpływ na całość aparatu wykonawczego, i o ile The Assassins/Zabójcy znani są ze swojego porywczego artystycznie charakteru, o tyle członkowie Florence Art Quartet już nie. Jednak na płycie "Black Poker" grają z rytmiką dość swobodną, jakby improwizacyjną, dlatego słuchacz nie ma dysonansu poznawczego, obcuje z formą jednorodną. Lider, perkusista wie, że przy pozornie bezładnych improwizacjach, bardzo ważny jest rytm, bo porządkuje naszą ekspresję. Do tego wysoka ocena należy się także za walor kompozycyjny, Cusa to kompozytor, który ucieka nam, gdy tylko wydaje się, że już wiemy jak potoczy się dalsza narracja.

Passaggio radio per FC & THE ASSASSINS "Black Poker": a cura di Nicola Battista su RadiostArt. - il:2019-03-12

http://www.kutmusic.com/radiostart-dj-batman-storie-dalla-batcaverna-puntata-18.html?fbclid=IwAR0_q3MEr7Ndx0WuqIco5q8QmtU9WL9Jc2OgHvwgDOSfNowc-QcMZKtEF4U

FC & THE ASSASSINS passano al min. 21 e 40 circa nella trasmissione condotta dal caro Nicola Battista su RadiostArt. Francesco Cusa & The Assassins – "Diamonds-Quadri", con Giovanni Benvenuti Flavio Zanuttini Giulio Stermieri Duccio Bertini e il Florence Art Quartet. Grazie per le belle parole che hai speso, Nicola.

Recensione per FC & THE ASSASSINS "Black Poker" per la prestigiosa rivista "THE WOLE NOTE" a firma di Ken Waxman - il:2019-03-08

https://www.thewholenote.com/index.php/booksrecords2/jazzaimprovised?limit=7&start=14

Altra recensione per FC & THE ASSASSINS "Black Poker" per la prestigiosa rivista "THE WOLE NOTE" a firma di Ken Waxman (con Giovanni Benvenuti Flavio Zanuttini Giulio Stermieri Duccio Bertini).

"Another method of pushing an already constituted string section into an anomalous challenge is to mate it with another group. Black Poker (Clean Feed CF 504 CD cleanfeed-records.com) does just that, as Italian drummer Francesco Cusa and his band the Assassins with trumpeter/electronics manipulator Flavio Zanuttini, tenor saxophonist Giovanni Benvenuti and keyboardist Giulio Stermieri are joined by the violinists Daniele Iannaccone and Lorenzo Borneo plus violist Agostino Mattioni and cellist Cristiano Sacchi who make up the Florence Art Quartet (FAQ). Although the two quartets each have a track to themselves – with the result too syrupy in the FAQ’s case – Black Poker’s achievement is how well the ensembles’ dissimilar textures integrate. Starting with Spades/Picche, the first track, the polished swing of the Assassins, expressed most obviously in processed upsurges from Zanuttini and pensive reed breaks from Benvenuti, is first buttressed and then challenged via pizzicato pops from the FAQ. Sophisticated enough to divide its role on Clubs/Fiore into high-pitched violin swirls and mid-range viola and cello vibrations, the FAQ is the antithesis of a clichéd string section. As Benvenuti’s altissimo runs plus Stermieri’s tremolo cadenzas – as well as Cusa’s faultless yet hard rebounds – move the narrative forward while making it more overtly rhythmic, the string shimmies provide the theme with flexibility and sparkle. Key role reversal occurs in the penultimate Kirtimukha (Hearts/Cuori), where the tenor saxophonist’s heartrending solo is more pulpy than anything the individual strings play; and it’s the FAQ’s bent note refrain and string scrubbing, plus shrill notes dug out from the trumpet’s innards, that ensure the tune returns the head’s jolly march and away from mawkishness".

"Jazz: un disco al giorno", condotto da Fabio Ciminiera e dedicata all'ultimo mio cd "Black Poker" con FC & The Assassins. - il:2019-02-26

http://www.radiostart.it/blog/2019/02/26/jazz-un-disco-al-giorno-19-02-19/?fbclid=IwAR132iEkUcJL5dMaYPwt13-xv0hElPJD6GArODnR13cztzZBqkaniMiOpjU


Qui la puntata in podcast di "Jazz: un disco al giorno", condotto da Fabio Ciminiera e dedicata all'ultimo mio cd "Black Poker" con FC & The Assassins, uscito per Cleanfeed. Con Giovanni Benvenuti Giulio Stermieri Flavio Zanuttini, gli arrangiamenti per archi di Duccio Bertini e il "Florence Art Quartet". Buon ascolto e grazie ancora a Fabio Ciminiera per la consueta competenza ed efficacia.