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Francesco Cusa - Official Website - Press

Recensione del concerto: Francesco Cusa and the Assassins / Torrione Jazz Club, Ferrara / 26 novembre 2018 - il:2018-11-29

https://turchettiblog.wordpress.com/2018/11/27/farmacoimmagini-di-un-concerto/?fbclid=IwAR3R4A7V5myuuVH02-KrxyjONoJJOYHxw76oXOQE9RvXdOaMIxPFtWQzv68

Recensione del concerto: Francesco Cusa and the Assassins / Torrione Jazz Club, Ferrara / 26 novembre 2018

Goethe diceva: “Quando mi prende la paura invento un’immagine”. E se si dovesse, dopotutto, inventare un’immagine sonora, per sfuggire alle paure quotidiane, alle banalità dilaganti e alle finte novità? Presto detto: Francesco Cusa & the Assassins, ieri sera, nello spazio magico del Torrione Jazz Club di Ferrara, lo hanno fatto, configurando un’immagine sonora nel sempre ricettivo sensorio uditivo del pubblico, che ha accolto con entusiasmo (due bis) la farmacoimmagine del quartetto, che ha proposto composizioni dai titoli sarcastici, improntati al frammentato e nervoso fraseggiare intorno alla precarietà della Salute Umana. In una scaletta attraversata da alcuni “classici” di Francesco Cusa (Antropofagy, Rheumatology) si sono susseguite composizioni metropolitane con il senso di felicità della nevrosi dello specchio, con lunghi squarci solistici di Valeria Sturba (lirismo e growl in un polistrumentismo solido e maturo) e di Giovanni Benvenuti (sassofonismo ultramoderno consapevole della tradizione e traboccante di idee efficaci), accompagnati dal solidissimo bassismo di Ferdinando Romano, attento fin nei dettagli alla cura delle micro-dinamiche e all’elasticità ritmica di Francesco Cusa, conduttore interno e liberatore esterno di un quartetto la cui energia performativa trova nella dimensione live un luogo d’elezione.

Recensione di "Black Poker" di Mauro Campobasso - il:2018-11-29

Grazie a Mauro Campobasso per la recensione del mio ultimo lavoro discografico. "Ho appena terminato di ascoltare l'ultima fatica discografica del mio prolifico amico e collega Francesco Cusa.
Mi domando, ma come cacchio fa, a fare tutte sta cose. :)
Black Poker è un disco dilaniato, per certi versi brutale, che alterna una scrittura seriale, intricata, ritmica, senza concessioni alla benchèminima retorica, ad improvvisi che riportano con la mente (grazie al sapiente lavoro sugli archi di Duccio Bertin)i, a Naked Luca di Howard Shore e Ornette Coleman, scritto e realizzato per l'omonimo film di Cronemberg.
Francesco realizza un'opera di in cui spettri e fantasmi si muovono liberi nello spazio sonoro. Ogni composizione è un piccolo film, con un suo mondo ben preciso. Tante piccole spine acuminate, che spuntano a tradimento nella poltrona dell'ascoltatore, costringendolo ad aprire bene le orecchie e serrare gli occhi, perché aprendoli durante l'ascolto, gli si potrebbe rivelare davanti qualcosa di terrificante.
Un album con una cifra alta, difficile, ostico e non per tutti (il che è un pregio alto in questi tempi di conformismo musicale), da maneggiare con cura e da riporre al sicuro".

Cusa e Lenoci al Fuori Squadro: di Ettore Garzia. - il:2018-10-28

https://ettoregarzia.blogspot.com/2018/10/cusa-e-lenoci-al-fuori-squadro.html?fbclid=IwAR18J6B71qTYEnX7lD-c37zcg5YtafEHWQknlO4FkB1jHMEEXQYaVT7MjYE

Cusa e Lenoci al Fuori Squadro

Ieri, in un wine bar del centro cittadino foggiano, l'incontro con il batterista Francesco Cusa ed il pianista Gianni Lenoci. Di Gianni conoscete la mia stima professionale (sviscerata in tanti articoli di Percorsi Musicali) e l'amicizia che ci accomuna, perciò sposto la vostra attenzione su Cusa, anche perché l'evento lo riguardava direttamente non solo come musicista, ma anche come scrittore. Non avevo avvertito nessuno della mia partecipazione e questo è stato motivo di sorpresa per tutti, anche per Cusa, che in carne ed ossa non mi aveva mai visto. Francesco si è rivelato persona di una sincerità immediata, molto diverso da quanto mi aspettavo (dovevo eliminare l'idea di vederlo come un ferreo agitatore culturale), un uomo dall'ampio e riconosciuto bagaglio culturale che si svela solo nelle occasioni create appositamente per parlarne, posto che esse possono essere la presentazione dei suoi racconti o poesie oppure una semplice e mirata discussione. E' su questa direttiva, dunque, che ho avuto il tempo e la fortuna di delineare un primo sommario del mio incontro: dopo le inevitabili miserie che circondano il nostro mondo musicale, l'attenzione si è spostata sulle considerazioni dei suoi scritti (sui quali Cusa sembra voler evitare un confronto precipuo sugli stili percorsi) e poi sul tardi sulla musica, che prende tutt'altra direzione rispetto a quanto il batterista ha prodotto con Lenoci nel bellissimo cd "Wet cats" (vedi qui la mia recensione). L'esibizione è totalmente immersa nel jazz, niente Huxley od Orwell, con una serie di elaborazioni di standard (si parte da Ellington per arrivare a Gershwin, passando da Monk) e il solido carisma che accompagna i musicisti maturi: quanto a Cusa, l'espressione complessiva è il risultato di tocchi percussivi, fasi ritmiche scomposte e libera interpretazione su un drum set minimale, composto oltre che dal solito argomentario (piatto, rullante, grancassa e bacchette), anche da piccoli oggetti metallici di transito e buste di plastica: sebbene Cusa imponga un suo determinato sincronismo, ci sono alcuni momenti di assoluta libertà in cui si ricordano un pò quelle evoluzioni volanti di Han Bennink, il grande batterista olandese dell'improvvisazione (Francesco sposa il ritmo con il muro alle sue spalle, dove la prima parte del gesto ritmico si compie strisciando la bacchetta sul muro).
Una serata piacevolissima per i convenuti, nella quale Cusa si è preoccupato del benessere dei partecipanti con frasi del tipo "....siete tutti felici?...", dimensione che permette al musicista di respirare con mano quel senso tattile dell'ambiente, che è anche la risposta migliore al suo senso di gratificazione. Un onore avere dalle mie parti musicisti tanto quotati come Cusa e Lenoci.


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p.s. ringrazio Brunella Recchia, organizzatrice dell'evento, per l'accoglienza e i piacevoli minuti di conversazione. Le auguro di continuare su questa linea.

Recensione della mostra di LINDA RANDAZZO: “LA CARNE E IL SOSPIRO”. A cura di Sicilia Report. - il:2018-09-03

https://www.siciliareport.it/rubriche/lo-stiletto/recensione-mostra-linda-randazzo-la-carne-e-il-sospiro/

LINDA RANDAZZO: “LA CARNE E IL SOSPIRO”.

Linda Randazzo è una delle pittrici più straordinarie che abbia mai conosciuto. Ma Linda non è solo pittrice. Ella è filosofa in sommo grado, come solo una donna può esserlo, centrata com’è sul lato osceno della speculazione più radicale, figlia di un mondo perduto e antico, privo di confini.
La sua personale tenuta a Palermo (contemporaneamente la sua Dite e la sua Gerusalemme) è “mostra-mostrum” del figurativo, scandaglio del dettaglio d’un’umanità vista con occhi anfibi e, durante i rari momenti di quiete, da specie contemplative d’estrazione lovecraftiana. I corpi e i volti di Linda Randazzo descrivono una poetica post-cristica della viseità, d’un’umanità che si fa dottrina per il tramite d’una sintesi cognitivo-sottrattiva nella delega messianica di visi e corpi.
Gli stessi oggetti, che pure interagiscono con l’antropomorfo nei quadri, sono rappresentazione animistica del pensiero dei sapiens, mai così carnalmente surreale, mai tanto brutalmente spirituale come in queste tele che paiono evocare contesti infernali e purgatoriali ottocenteschi che rimandano a Blake.
E così il cavallo dell’Apocalisse imperversa su Mondello, non visto dai bagnanti: egli si vendica a colpi di teglie di “anelletti al forno”, distorcendo la prospettiva e rendendo “ontologiche” le grasse donne al bagno, nobilitando il concetto stesso di “salvagente” che pare assurgere al ruolo di “corpo” più del corpo stesso che circuisce. La Palermo di Linda Randazzo è innanzitutto corpo che, semmai, solo dopo si fa cemento, abusivismo, mafia. Sembra una rappresentazione locale del viaggio iniziatico di Jules Verne, un giro centripeto intorno al mondo delle smagliature e delle rughe, un viaggio senza tempo, da fermi, in cui si uniscono gli estremi d’una polarità assente. La pennellata di Linda non ha colore: è colore. Sembra quasi che questi quadri non abbiano avuto “scelta”, che si siano semplicemente “dati” alla contemplazione, che siano da sempre esistiti e che sempre esisteranno. Questo, alla fin fine, è la pittura di Linda Randazzo: un atto ineluttabile.

Grazie a Antonina Terzo per questa bellissima recensione del mio libro "Racconti Molesti" edito da Eris Edizioni. - il:2018-08-25


Grazie a Antonina Terzo per questa bellissima recensione del mio libro "Racconti Molesti" edito da Eris Edizioni.

Recensione su “La Sicilia” di FCTrio. Con Andrea Beneventano Riccardo Grosso - il:2018-08-17

Recensione su “La Sicilia” di FCTrio. Con Andrea Beneventano Riccardo Grosso

FCT TRIO, recensione concerto per "Battiati Jazz" a cura di Globus Magazine. - il:2018-08-15

SUCCESSO PER LA PRIMA DI BATTIATI JAZZ FESTIVAL CON FRANCESCO CUSA TRIO
redazione | 14/08/2018
Un pubblico numerosissimo ed attento ha seguito il concerto di Francesco Cusa in formazione trio con il pianista Andrea Beneventano e Riccardo Grosso al contrabbasso
CUSA TRIO
La performance di Cusa ha dato il via alla terza edizione di Battiati Jazz Festival, evento patrocinato dall’amministrazione comunale e che quest’anno si svolgerà all’interno de “La Casa degli Originali” sede dell’organizzazione di volontariato Mettiamoci in Gioco. La location si è sposata perfettamente con l’esibizione; lo splendido giardino, il suggestivo impianto luci e l’ottimo service audio hanno ricreato la giusta atmosfera per consentire al pubblico di assistere ad uno spettacolo godibilissimo.
Francesco Cusa, eclettico artista catanese di grandissima esperienza, batterista, compositore e scrittore ha proposto, creando sempre grande coinvolgimento, alcune sue composizioni originali dai titoli quasi surreali, tra queste, Cospirology e Farmacology, che hanno guadagnato gli applausi del pubblico a scena aperta, al pari delle esecuzioni al piano perfettamente incastonate del maestro Beneventano, che ha suonato anche due suoi brani,The Gospel e The Driver, dai quali è emersa tutta la sua classe e sapienza musicale. Riccardo Grosso, giovane talentuoso contrabbassista ha saputo puntellare con grande efficacia tutti i suoi passaggi entusiasmando tutti i presenti. Una vera e propria ovazione per l’esecuzione di uno splendido standard, frutto dell’acclamato bis che ha chiuso lo spettacolo. “Sono veramente soddisfatto della risposta del pubblico – ha detto Antonio Petralia, direttore artistico della manifestazione – a dimostrazione che c’è tanta voglia di ascoltare buona musica jazz dal vivo, specie quando è proposta da artisti siciliani dall’indiscusso talento e professionalità”.
Sicuramente di una vera e propria eccellenza siciliana si parla nel caso di Rosalba Bentivoglio protagonista del secondo concerto di Battiati Jazz Festival. La straordinaria artista di fama internazionale si esibirà con il giovane e talentuoso pianista palermitano Valerio Rizzo e il rinomato contrabbassista sciclitano Alberto Fidone. Appuntamento a sabato 18 agosto, ore 21,00, Casa degli Originali Talenti, piazza Falcone 1. Ingresso libero.

RECENSIONE DI "WET CATS" per JAZZ CONVENTION a cura di FABIO CIMINIERA - il:2018-07-11

http://www.jazzconvention.net/index.php?option=com_content&view=article&id=3792:gianni-lenoci-a-francesco-cusa-wet-cats&catid=2:recensioni&Itemid=11

Amirani Records - AMRN052 - 2017

Gianni Lenoci: pianoforte, pianoforte preparato, flauto di legno
Francesco Cusa: batteria


Gianni Lenoci e Francesco Cusa si misurano con un dialogo aperto e senza rete. Un flusso sonoro ininterrotto, lungo oltre cinquantuno minuti, giocato sul filo di un'improvvisazione capace di unire la libertà dagli schemi e la conoscenza dei linguaggi e delle tradizioni del jazz. Riferimenti musicali e incastri timbrici si vanno ad allineare in un racconto espressivo sempre intenso, nervoso, ipnotico, stratificato, viscerale, roboante. I due musicisti tengono sempre alta l'energia potenziale, anche quando allentano le dinamiche o i volumi.
Wet Cats è la fotografia di un duo sempre pronto a cambiare direzione e, soprattutto, in grado di controllare le varie forze in gioco. Un disco denso e da ascoltare nel suo complesso, seguendo il "consiglio" di Cusa e Lenoci che propongono una traccia unica e senza tagli né separazioni. Se all'interno del flusso si possono tenere a mente, magari, alcuni punti emotivi e i passaggi più significativi per la propria lettura, rimane sicuramente più importante il senso totale del discorso, le sensazioni proposte dall'intero ragionamento.
L'interazione tra i due protagonisti si sviluppa secondo dimensioni diverse: i dialoghi percussivi si susseguono senza freni, sfruttando gli oggetti che vanno a modificare i suoni e le dinamiche del pianoforte; l'intreccio serrato dei suoni si combina in una voce sempre più compatta e unitaria del duo; le tradizioni, gli spunti e le grammatiche dell'improvvisazione radicale vengono filtrate in maniera matura e personale da due musicisti impegnati da tempo in un percorso coerente, attento alle implicazioni della musica realizzata seguendo l'estro del momento, rivolto a dare senso alle contingenze e alle suggestioni imprevedibili e non preventivate.

Recensione per WE CATS a cura di Don Lerman - il:2018-07-01

Gianni Lenoci and Francesco Cusa begin their fifty-one minute freely improvised performance with Lenoci's brooding low harmonics and tinkling piano notes barely accompanied by Cusa's cymbals. Further development of the upper register from Lenoci leads to an open percussive section from Cusa in the third minute and an increase in the rhythmic intensity. Later in the performance, Lenoci's rapid avant guard lines in the 15th and 26th minutes contrast sharply with his contemplative playing in the 18th minute and in a moving section begun in the 35th minute. Cusa's drum- ming is intense yet wisely restrained during the turbu- lent sections, allowing Lenoci's creative virtuosity to rise to the forefront on these occasions. In turn, Cusa sets the terms and pace in the 27th minute with a strong rhythmic backbeat, joined later by Lenoci in this genre. Beyond the 37th minute are further swings
between forceful and meditative playing, with a faint lullaby part of a thoughtful nal few minutes from
these two brilliant musicians.

Don Lerman, Cadence ,June 2019

Intervista per Radiosbrera a cura di Mariano Equizzi - il:2018-06-28

Qui parlo di jassszzz, ma soprattutto di libri e fantaSMI, intervistato da quel "criminale patentato" di Mariano Equizzi; insieme troverete Annastra Tinebra Gianni Lenoci Pierpaolo Martino ecc. http://www.radiorosbrera.com/2018/06/28/jazz-it-2018/