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Francesco Cusa - Official Website - Mia recension di "Solo Dio Perdona" di Nicolas Winding Refn (8)

Mia recension di "Solo Dio Perdona" di Nicolas Winding Refn (8)

2013-06-12

“Solo Dio Perdona”, di Nicolas Winding Refn

Una premessa, a mio avviso doverosa. Ho trovato indecenti le modalità con cui la critica ha bistrattato e vessato questo film: indecenti e spicce. A leggere sembra d'esser di fronte a qualcosa di imbarazzante e vacuo, invece parliamo di un signor film, a mio avviso ancora più interessante del precedente "Drive". Ci sarebbe da domandarsi seriamente con quali criteri analitici ci si accosti a certo cinema, che certamente potrà non incontrare il gradimento dei molti senza per ciò esser liquidato alla stregua di un filmetto qualunque. Il leit motiv sembra essere quello della noia, dell'efferatezza non giustificata di certe scene, della ricerca di un certo tipo di motivazioni nella sceneggiatura. Arditezze, licenze poetiche che, magari e per contro, vengono magnificate per tali a fronte dei soliti nomi unanimemente riconosciuti, nella salottiera e post-prandiale analisi dell'Ovvio .

Orbene, Nicolas Winding Refn utilizza la violenza - lo studio della violenza - come strumento d'indagine conoscitiva in chiave anti psicologica (il ragazzo non si accontenta e scava oltre la scorza dell'inconscio, di questa inezie positivista assurta a dogma). In "Solo Dio Perdona", Refn mette in scena una sorta di bizzarro dramma edipico ambientato a Bangkok, o meglio, utilizza la cornice del dramma edipico per poi trattare il tema del rapporto tra uomo e natura. Il film scorre lentissimo, ma inesorabile, diretto con mano ferma verso l'epilogo, tra atmosfere rarefatte e quasi surreali, grazie alla solennità delle musiche di Cliff Martinez, alla cura di una fotografia limpida e ai limiti della maniacalità. In questa tensione tattica vengono ad aprirsi degli squarci di puro orrore, come dei siparietti terrificanti, in cui si esplica lo scontro tra una famiglia di trafficanti americani (Madre e i due figli) e la polizia thainlandese capeggiata da un guru ieratico e spietato, impersonato da Vithaya Pansringarm. Nello scontro impari tra due culture, due mondi, due morali, emerge l'incorruttibile figura di questo straordinario maestro, emblema incarnato di un mondo occulto, imperscrutabile ai sensi ed alle logiche barbare degli "occidentali". Alla cieca violenza, figlia della corruzione e della speculazione, si contrappone dunque una entelechia della violenza, superiore, intrisa dell'elemento del sacro, che nelle acque stagnanti di una metropoli devastata dalla droga e dalla delinquenza trova linfa e radici, ed alla fin fine spiritualità suprema. La Redenzione - laddove c'è - passa attraverso l'inesorabile sacrificio e i tortuosi sentieri della sofferenza e della tortura. Così un microcosmo mantiene le sue peculiarità, anche nella "colonizzazione", anche nel deterioramento delle culture e delle identità. Le pecche del film stanno piuttosto in una disarmonica evoluzione dei personaggi: su tutte quella di uno sconclusionato ed inebetito Ryan Gosling che avrebbe senz'altro fatto bene a rimanere coi piedi a mollo nella sua piscina; ci saremmo risparmiati quelle tre-espressioni-tre con tanto di camminata sbilenca e reazione trattenuta-e-rilasciata. Con buona pace delle donzelle in fremito: siamo già stanchi.
Solo Dio Perdona
Un film di Nicolas Winding Refn. Con Ryan Gosling, Kristin Scott Thomas, Tom Burke, Vithaya Pansringarm, Yaya Ying. continua» Titolo originale Only God Forgives. Thriller, durata 90 min. - Francia, Danimarca 2013. - 01 Distribution uscita giovedì 30 maggio 2013. - VM 14

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