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Francesco Cusa - Official Website - Sulla morte di Califano e Jannacci

Sulla morte di Califano e Jannacci

2013-03-31

Califano e Jannacci. .Da un punto di vista contenutistico Califano non ha nulla di meno rispetto a Jannacci. Certamente vi è un diverso grado espressivo estetico, ma tra "tutto il resto è noia" e il telegrafista Giovanni trovo parecchi punti di contiguità che non starò qui ad analizzare. Califano, come del restp Buongusto, è il cantore fallocratico per eccellenza. Assieme a Buongusto egli descrive un universo chiuso e tolemaico in cui è sempre e costantemente l'essere femminile a "doversi" muovere, ad orbitare nella attorno al Fallo. Lo spleen del maschio è funzionale, parassitario, se vogliamo, alla richiesta di "attenzioni" del Puer. La cosa interessante è che il microcosmo di Califano è molto più pregno di romanticismo rispetto a quello dadaista e surreale di Jannacci. Oso ancora di più: l'immaginario di Califano esprime un dolore cosmico, leopardiano, antico, mentre quello di Jannacci è post-moderno, intelligibile in chiave consumistica; un dolore mediatico, urbano, metaforico. Le allegorie di Califano sono grezze ma pulsanti, parlano al cuore utilizzando il linguaggio greve, mentre le onomatopee di Jannacci sono astratte e giocano al pari di Palazzechi sui rimandi della parola. Il Califfo graffia eccome, nel suo gergo senza tempo. Occorre "calarsi". Speleologicamente nell'Antro Semantico. Califano è corpo e canto, Jannacci surrealismo del Logos. Dal punto di vista del Vangelo di Matteo, Califano è meno blasfemo.
Un uomo senza naso merita rispetto, e la morte non accomuna: distingue.