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Francesco Cusa - Official Website - Mia ultima recensione di "Promised Land" di Gus Van Sant (8)

Mia ultima recensione di "Promised Land" di Gus Van Sant (8)

2013-02-19

"E' con perfida dolcezza che il grande regista del Kentucky affronta le problematiche che affliggono l'economia delle zone rurali degli Stati Uniti d'America.
La provincia diviene il territorio della nuova speculazione: questa volta dietro le mentite spoglie dell'energia pulita quale fonte di rinnovata ricchezza per aree depauperate e in crisi.
Matt Damon (co-produttore del film) č un giovane rampante manager che proviene dallo stesso mondo agricolo, qui al soldo dalla medesima multinazionale che aveva contribuito a fiaccare l'economia dei suoi territori d'origine. Ma per nostra somma fortuna Gus Van Sant non č regista di denunce. Il risultato č dunque ancora una volta allegorico (ovviamente abbiamo pensato al Lynch di "Una storia vera"). Ne risulta insomma una sorta di apologo con finale edificante, di racconto pedagogico in cui gli uomini si trovano a superare le difficoltā contingenti, le differenti contrapposizioni in funzione di un armonico equilibrio, di un'idea superiore.
La comunitā, che dalla disperazione trae le forze per contrastare le mire tentacolari delle multinazionali, si erge al di sopra delle minacciose tenebre del contemporaneo grazie, paradossalmente, al suo principale nemico (Steve Butler-Matt Damon), il quale troverā modo di riscattarsi e di venire a patti con la sua vera natura. Uno sguardo ancora una volta alle realtā marginali ed estreme, per luoghi ove č maggiormente possibile cogliere gli effetti devastanti della speculazione finanziaria. In queste terre di mezzo sono ancora leciti gli eroici voli pindarici e le clamorose prese di distanza. Trattasi di retaggi che risalgono a una cultura nobile, umanistica e civile, in cui una intera comunitā trova la forza di contrapporsi allo strapotere dello corporations (una lezione che va da Leon Battista Alberti a Dewey).

Questa l'intelaiatura di "Promised Land", il resto essendo delizioso languore di panoramiche silenti, gioco delicato e atroce di amori e disagi, grigiore agreste e atemporale, bucolica del presente. In questo languore, la tematica ambientalista pare al fine vanificarsi in una nebbia, sfocarsi e dileguarsi per lasciare spazio al silenzio delle cose non dette, alla monotonia dei paesaggi, al cammeo della Natura".