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Francesco Cusa - Official Website - ARTICOLO SU CULTURA COMMESTIBILE: "La Cellulite al tempo della Merkel: Fat Girl

ARTICOLO SU CULTURA COMMESTIBILE: "La Cellulite al tempo della Merkel: Fat Girl

2015-07-25

MIO ARTICOLO SU CULTURA COMMESTIBILE: "La Cellulite al tempo della Merkel: Fat Girl in bikini e turbamento".

- La taglie abbondanti al mare sono altrettanto rigogliose. A forme perfette e rotondità conturbanti, fan da contraltare reperti “BBW” in costume succinto, con carni in bella mostra gelatinosa che rimandano a certe creature di Rambaldi. Amo la leggiadria del portamento di queste creature, espressione d’una mansueta via erbivora, un tempo segno di benessere e opulenza, adesso accidente estetico, dramma da prevenzione nel cardiologo. Osservo con la coda dell’occhio una fata (“Fat Girl”) in bikini di almeno 120 chili prodigarsi, leggiadra, in un tuffo nell’azzurro del mare di luglio. Non s’ode il temerario tonfo; piuttosto uno “splash” discreto, o meglio una sorta di “splut”, neanche fosse entrata in acqua Carla Fracci o la nipotina di Nadia Comaneci. “La Discrezione è camaleontica, quasi mai in accordo col dettaglio, le fattezze, le prerogative del soggetto, essa si palesa sotto le mentite spoglie del Prevedibile”. Formulo dallo scranno della mia sdraio questa massima con fare newtoniano e mi sovviene che in Giappone i lavoratori hanno diritto a quaranta giorni di ferie l’anno, ma che ci si aspetta anche che non le utilizzino proprio tutte. Lo stesso accade sostanzialmente con l’obesità: ostentarla, soprattutto in succinti bikini, genera “turbamento” alle folte schiere del gentil sesso. Ci si aspetterebbe che i protocolli medici venissero rispettati o che, quantomeno, si ponesse il freno all’ostentazione dell’Osceno, a ciò che è si lecito e concesso mostrare a livello teorico, ma che sarebbe meglio ed opportuno evitare di ostentare, con noncuranza poi, senza ritegno e/o vergogna! Tutta colpa di trasmissioni mefitiche quali ad es., “Essere e Benessere”. La nuova tendenza è quella del “fat talk”, la paura di ingrassare, il rovello confidenziale che determina angoscia, difficoltà nell’accettazione del proprio corpo. Perfino la gravidanza viene vissuta come una problematica da risolvere al più presto, un disagio, un ingombro. Rebecca Adams l’ha definita una “epidemia sociale”, e la pratica del “fat talk” è diventata una vera e propria tortura da spiaggia, un argomento crudele che influisce sull’estetica della relazione con il corpo dell’Altro/a. Il piano dei contenuti si declina nella conversazione, nel lessico, poco importa che il fenomeno sia reale o meno: il parlarne determina la sindrome, o per meglio dire “le Synthome”. Lacan afferma che “L’amore è donare quel che non si ha” (“a qualcuno che non lo vuole”, aggiunge Zizek), e mai affermazione fu più fondata essendo il soggetto medesimo il capro espiatorio da sacrificare sull’ara della contumelia: “guarda come sono/è grassa”. Tuttavia mi rimane impressa e indelebile, la leggerezza di quella ragazzona del tuffo, il suo gesto che rimanda all’ineffabile, all’effimero, alla vittoria della donna cannone sulla gravità dell’aria e sulla grevità del pensiero. Essenza non riducibile di levità e bellezza. A lei dedico questa poesia di Yeats:

“Se avessi le stofe ricamate dei cieli.
Lavorate con luce d’oro e d’argento,
le stoffe azzurre e le opache e le oscure,
della penombra, della luce e del buio,
le stenderei sotto i suoi piedi:
ma sono povero, e non ho che i miei sogni,
ho steso i miei sogni sotto i tuoi piedi,
cammina piano perché calpesti i miei sogni”. #cellulite #culturacommestibile #yeats #francescocusa