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Francesco Cusa - Official Website - Mia recensione di "Belluscone - Una storia siciliana". Di Franco Maresco (9)

Mia recensione di "Belluscone - Una storia siciliana". Di Franco Maresco (9)

2014-09-07

http://www.lapisnet.it/il-magazine/belluscone-una-storia-siciliana-di-franco-maresco/

Cronache dall’inferno. Va in scena la mise en abyme di un puzzle, di ciò che rimane dell’originario progetto naufragato: quello di fare un film a tesi sui rapporti tra Berlusconi e la mafia siciliana.
Maresco mette in gioco l’assurdo partendo dalla cronaca di un fallimento – non importa quanto vero o inscenato,- per poi rivelare un mosaico di variazioni su tema, di microstorie. L’apparente deriva degli intenti finisce col restituire al film un quadro ancora più surreale, non fosse lo spaccato impietoso del nostro tempo, la descrizione mostruosa del nostro presente. Intendiamoci, “Belluscone” è un film farraginoso e incompleto (volutamente?), a metà tra l’inchiesta e il tragicomico degli ultimi lavori cinematografici della coppia Ciprì e Maresco.
La scomparsa del regista è atto al contempo geniale e stucchevole, funzionale all’introduzione del narratore – un sontuoso Tati Sanguineti,- che in qualità di Caronte ha il compito di condurci per queste infernali acque del Lete.
La ricostruzione impossibile dei frammenti raccolti dal regista, diventa paradossale viaggio nei meandri dell’universo dei cantanti neomelodici palermitani, humus ideale ove prospera la bassa manovalanza delle mafie. Questa necessaria virata, a quanto pare imposta da ragioni di produzione e problemi di vario genere, restituisce corpo alla tesi iniziale. Gli artigli affondano nel territorio più che sulla mappa. Emerge la sublime figura di un vinto, Ciccio Mira, personaggio chiave che salva il film dal “fallimento”. Mira, impresario musicale locale, è maschera da commedia dell’arte che incarna l’anelito del non espresso, la dolcezza del dogma, il sigillo muto della tradizione. Altro enorme tributo di Maresco al disvelamento di personaggi e macchine attoriali, patrimonio del teatro del quotidiano (in questo senso Maresco prosegue una missione smaccatamente pasoliniana). In lui, in Ciccio Mira, si tiene la trama – fattasi ormai parvenza e fumo,- il senso dell’opera che pare coagularsi in un nuovo soggetto, in una trasposizione neutra del mostruoso. Un apparente ripiegamento, dopo la scomparsa del Deus Ex Machina, che finisce col restituire innocenza alle ragioni dei vinti, sublimazione all’orrore.

Un film nel film che rimanda a certe operazioni di Keaton, un susseguirsi folle di vicende e personaggi che ordiscono una trama “aliena”, tangenziale, che bypassa il cortocircuito, e sottrae il film-natante al naufragio. Dall’inchiesta surreale e atipica alla catarsi implosa che accarezza il pelo al mito.
La cornice si sfalda per poi polverizzarsi in una costellazione di significati, spesso antitetici, ma dai contenuti altamente poetici. Questi nostri lustri, il nostro tempo attuale, divengono allora scenografie degli spettri, realtà farlocche ove si agitano le grottesche marionette dei protagonisti della nostra vita politica e criminale. E’ un film che divora se stesso, il suo regista e noi spettatori inesistenti, che si rigenera nella deiezione, nello scarto sublime, nello iato tra logica ed entropia, tra reale manifesto e immanifesto. “Kirtimukha”, il tempo che divora il tempo. Da proiettare in ogni scuola dell’obbligo siciliana.
“Belluscone – Una storia siciliana” di Franco Maresco (9)
Grottesco, durata 95 min. – Italia 2014. – Parthenos uscita giovedì 4 settembre 2014.
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