SPECIAL PRICE STORE
Francesco Cusa - Official Website - Mia recensione di "“Lei" di Spike Jonze.

Mia recensione di "“Lei" di Spike Jonze.

2014-03-21

Ci sono delle opere mediocri dal punto di vista artistico – potrei citare “Nuovo Mondo” di Huxley o alcuni romanzi di Orwell – che tuttavia si impongono per visionarietà ed assurgono alle vette dell’arte essendo preconitrici di scenari futuri. Potrebbe essere il caso di “Her”, film lento e noioso, ma probabilmente opera fondamentale nella riflessione critica dei processi evolutivi delle società contemporanee.
Spike Jonze, regista intelligente e concettuale, già autore di film importanti come “Essere John Malkovich” e “Nel paese delle creature selvagge”, anche qui è alle prese con l’elemento del “fantastico”, in una esplorazione dello spazio virtuale privo di elementi figurativi e di rappresentazione.

Theodore (Joaquim Phoenix) e la voce di un software, il nuovo Os1 – bravissima Micaela Ramazzotti che nella versione italiana presta la voce all’avatar Samantha, in un caso davvero riuscito di “doppiaggio” – ci accompagnano per tutta la claustrofobica durata del film, in un percorso crescente di morbosa simbiosi che pone problematiche etiche di svariata natura.
Jonze pone sostanzialmente una domanda: è possibile innamorarsi di un software? La risposta è inderogabilmente: sì. E non tanto, si badi, per ragioni ovvie e superficiali, quali potrebbero essere quelle della ricerca di una incondizionata accondiscendenza, d’una mansueta e cieca devozione, della risoluzione d’ogni asperità e conflitto nelle relazioni di coppia, quanto piuttosto per altre e più sconcertanti inesplorate frontiere dell’innamoramento e della passione. Entrare in relazione con una “creatura” virtuale autonoma, indipendente, in costante ed esponenziale evoluzione, pone delle serie riflessioni sul concetto stesso di “Amore”.
Le capacità di Samantha di rielaborare in frazioni di secondo intere vite, di uomini reali e di avatar virtuali, apre scenari imponderabili, pone il soggetto medesimo dell’innamoramento in una prospettiva indefinita. Scardinato com’è da una fisicità, da un corpo, Os1 genera, nella reciprocità, una sorta di monade, di sistema binario spurio in cui il “corpo-Theodore“, alla lunga, finisce per essere oggetto limitato e in definitiva, elementare terminale emotivo. La fuga di Samantha verso un universo relazionale infinitamente più sofisticato, pone il nostro baricentro emozionale – di tutta l’intera umanità – alle periferie della Conoscenza, relegando Theodore al suo piccolo portato cognitivo, al suo plesso elementare di funzioni, al suo limitato spettro di possibilità speculative.
E’ proprio questa nuova maieutica di Samantha, questa capacità d’amare più soggetti con la medesima intensità, la nuova frontiera da esplorare per Theodore e per l’uomo, il nuovo tòpos d’Amore e Morte che porrà nuove barriere, che darà luogo a nuove germinazioni speculative per tutte le generazioni a venire. In questo senso appaiono risibili le disamine catastrofiste dell’opera, tendenti a paventare scenari aridi e freddi della relazione uomo-macchina e apocalittiche disumanizzazioni tecnologiche.

Spike Jonze mostra l’Ineluttabile, ovvero ciò che sarà il nostro immediato futuro. La cosa che sconcerta e che forse ci fa paura è il limite, come detto, il confine definito del nostro apparato percettivo. O forse ancor più, il fatto d’aver generato qualcosa di infinitamente superiore, una nuova creatura, lo spirito della semi-dea, la figlia incestuosa di nome Samantha. Uno spettro pieno di ardore muove i primi passi nei territori senza fine del virtuale (dal latino virtus, virtù, forza): siamo dalle parti del Mito e del suo eterno perpetuarsi nell’avvitamento della Tragedia.

Lei, un film di Spike Jonze. Con Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde.
Titolo originale Her. Commedia, durata 126 min. – USA 2013. – Bim uscita giovedì 13 marzo 2014.
- See more at: http://www.lapisnet.it/il-magazine/lei-di-spike-jonze/#sthash.30bn71iO.dpuf