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MIO ULTIMO ARTICOLO PER CUTURA COMMESTIBILE SUL CAPODANNO: "CAPODANNO CON IL DEM

2014-01-11

MIO ULTIMO ARTICOLO PER CUTURA COMMESTIBILE SUL CAPODANNO: "CAPODANNO CON IL DEMONIO". E arriva perfino questo capodanno 2013. Ostinati a fottercene, patetici anticonformisti - in realtà accidiosi da girone infernale - ci ritroviamo drammaticamente in quattro, intorno alle 20 e 30. Un plotoncino composto da due disgraziate senza un domani e un parente prossimo che vede il futuro della specie nell’evoluzione darwiniana del cane. Poi ci sono io…vabbè. Che si fa? Andiamo al cinema! Una indecorosa unanimità. Dentro alla macchinina scorgo i segni della pazzia in ogni gesto: l’aprire il cassetto, l’alzare e abbassare il finestrino, il tamburellare sul cruscotto, sono il segno manicomiale di vite spezzate alla radice. Ovviamente il cinema è chiuso, sbarrato, come lo è il saloon del set di “C’era una volta il West” in questo preciso istante. Che fare? Accompagnati dallo zoccolo grifagno di Sorella Morte, optiamo per una genialata, declamata poi in falsetto da una Soldata dell’Internamento Forzato: cerchiamo un posticino (maledetto termine) e mangiamoci la pizza! Così, all’avventura, come gli “ambrogifogar” dei tempi d’oro, costretti a subire le grida isteriche dell’altra svitata, che trova in questa puttanata l’elemento arcano e mancante di un puzzle astratto che solo lei e la buonanima di Macario stanno componendo, non la troviamo davvero la pizzeria di Aleister Crowley? Nella desolazione più totale (siamo noi quattro e una famiglia di satanisti che sta cenando alle 20 e 30: a me non sfugge che tutti e cinque impugnino la forchetta con la sinistra e che al nonno, che era andato in bagno pochi minuti prima, roteava il collo in senso antiorario), veniamo serviti da Astarotte in persona. Il parente-che-vede-nel-cane-bracco-la-luce-del-Signore sostiene che questa è una delle migliori pizzerie della Terra. Le due isteriche ridono forsennatamente, gasate da questo brivido di novità, che altro poi non è che la miseria vissuta da tutto il resto degli abitanti de pianeta nel quotidiano bastardo e duro come il marmo. Arriva la pizza. Arrivano i boccali di birra già congelati con effetto Brancamenta, unica sciccheria della casa (il parente mi-fido-solo-di-Fido sorseggia placido). Arrivano sms di amici che già ci danno per dispersi e che non possono neanche lontanamente considerare questa nostra rivoluzionaria scelta, di questo Capodanno così anomalo e anticonformista che ci siamo eroicamente scelti. Ovviamente, intorno alle ventuno e zero sette, ingurgitata con furia ‘sta botta di carboidrati, le mandibole cominciano a scendere, l’entusiasmo a scemare. Osserviamo come esploratori lo squallore delle stanze di quell’ecosistema alieno e proviamo un brivido interno che non osiamo rivelarci. Alle ventuno e trenta siamo già fuori. La mia personale teoria è che siamo stati fatti a pezzi e divorati nel Sabba. Apparentemente ci ritroviamo in strade perdute a vagare. Non si vede anima viva. I tre, figli dell’eclisse della lobotomia, parlano di bar…di prendere “cose” al bar…Ma che bar e bar, mi ritrovo a dire come un qualsiasi borghese dei sessanta, ma se sono tutti chiusi ‘sti cazzo di bar. Niente da fare. Aggiungo un “non vedete?”. Nasce una discussione. La tensione dentro la vetturina è palpabile. Quella del puzzle intima con l’indice smaltato di non azzardarci a muovere verso il centro, per ragioni di intasamento e traffico. L’amico di Lassie conferma perentorio. Il silenzio dell’altra isterica è quanto di più inquietante sia dato provare all’animo puro del fedele. Insomma protesto. Io vado in centro. Ci si divide. Andate pure a fare in culo. Differenti macchine. Arrivo al centro della città. Sembra il contesto urbano descritto dal Verga. Una città fantasma. Intravedo una qualche carrozza nella fioca luce delle lanterne. Ma forse è solo un miraggio. Verso la mezzanotte cominciano i primi fuochi. Sono a casa di amici. Li vedo arrivare, i tre., corrosi da due ore di niente. Ma non son più certo se si tratti di loro o delle loro ombre, tornate dal regno dei morti. Al mio fianco, un ragazzino in vespa con tanto di bombola del gas, impenna al nuovo anno, nel “boom” dei terribili nuovi spari.