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Francesco Cusa - Official Website - "La talpa", di Tomas Alfredson (Inghilterra, 2011)

"La talpa", di Tomas Alfredson (Inghilterra, 2011)

2012-02-14

"IL GRANDANGOLO NO!"

recensioni cinematografiche a cura di Francesco Cusa



"La talpa" (Tinker Taylor Soldier Spy), di Tomas Alfredson (Inghilterra, 2011) voto 7,5



Siamo di fronte a un film importante, recitato magnificamente e con una sceneggiatura perfetta (forse pure troppo). Seconda opera di Alfredson (ricordiamo lo splendido "Lasciami Entrare"), cast stellare, con un Gary Oldman chirurgico ed essenziale. Il film č un gioco d'incastri oliato con maestria, un grande omaggio al genere spy-thriller anni '70 e al cinema inglese. Alfredson ricama con finezza attorno al romanzo di Le Carrč senza perdere mai il controllo, cadenzando i tempi in maniera scientifica. La sequenza iniziale č opera di un grande maestro del cinema: la telecamera danza sui volti, sugli interni meravigliosamente ricostruiti, in carrellate che vanno dai primi piani stretti agli ampi squarci di una Budapest grigia e conturbante. E' una sorta di prologo senza parole (o con poche parole) in cui vengono enunciati gli elementi della storia tramite un gioco di assonanze e di rimandi delicatissimo e prezioso. Il tutto poi procede in maniera lenta, come lo scorrere placido di un fiume malarico, con rare esplosioni di violenza e pathos. Tali eventi, le rotture brusche e connotanti nella trama, assurgono a ruolo di costellazione e di riferimento orientativo nel prosieguo dell'intreccio, e rivestono dunque una funzione simbolica e catalizzatrice.

Certamente un film anomalo, che utilizza tempi cinematografici anacronistici per gli adrenalinici pruriti dei frequentatori delle multisale. Ma se con pazienza ci si lascia trasportare dal gioco della corrente, allora sarą possibile gustarsi questa cervellotica partita di scacchi. Memorabile la sequenza che porta George Smiley alla risoluzione del caso: l'iterazione di voce registrata sul nastro, il caleidoscopico turbinare dei salti temporali scenici culminante in quello scarto del binario ferroviario che rappresenta il "tac" illuminante nel processo di disvelamento.

Su tutto impera la figura di una delle donne pił belle apparse mai sullo schermo: tal Amanda Fairbank-Hines, al cui "cospetto" noi tutti ci inchiniamo (neo poco sopra il labbro superiore destro č una cosa di una raritą assoluta...per i cultori della fisiognomica)