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Francesco Cusa - Official Website - Recensione “The black shoes” a cura di Giuseppe Attardi

Recensione “The black shoes” a cura di Giuseppe Attardi - il:2022-06-29

https://www.sicilianpost.it/tra-flauto-e-batteria-larmonica-intesa-dello-yin-e-dello-yang/

Tra flauto e batteria l’armonica intesa dello Yin e dello Yang
Il progetto “The black shoes” della flautista salentina Giorgia Santoro e del batterista catanese Francesco Cusa. Un duo anomalo che conduce alla scoperta di nuovi linguaggi sonori. «Le scarpe nere sono quelle «consumate del musicista, nelle quali si trova il background di ogni musicista»
Giuseppe Attardi
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Giuseppe Attardi

22 Giugno 2022

Giorgia Santoro e Francesco Cusa
È possibile far duettare il soave, gentile e delicato suono del flauto con quello rumoroso, invadente e muscoloso della batteria? Sì, se si incontrano due maestri della musica improvvisata, come la flautista salentina Giorgia Santoro e il batterista catanese Francesco Cusa, autori del progetto The black shoes per la coraggiosa etichetta pugliese Dodicilune.

«In effetti, il binomio flauto-batteria è alquanto bizzarro», commenta al telefono Giorgia Santoro. «Per me è stato difficile suonare senza avere come riferimento uno strumento armonico come un piano. Ho dovuto costruirmi questa idea armonica. Mi ha facilitato il tocco delicato e pieno di colori di Francesco che è stato un compagno stimolante e molto creativo».

Giorgia Santoro: «Abbiamo lavorato soprattutto sulle suggestioni. Spesso, quando si suona, è difficile trovare la fine. Nel nostro caso è stato diverso. Abbiamo tagliato appena veniva percepito che il discorso era esaurito»
«Ho cercato soluzioni timbriche diverse… Ho suonato la batteria da anti-batterista», sorride Francesco Cusa. «Ci sono momenti in cui però suono in modo più impegnativo e Giorgia si è adeguata. Si creano passaggi quasi drum’n’bass, sonorità strane. Ho fatto uso anche di campane tibetane e ho giocato con suoni legati ai piatti».

Insieme Giorgia e Francesco hanno cercato e trovato l’armonica alternanza dello Yin e dello Yang, andando alla ricerca delle proprie radici. Cercandole nelle “black shoes”, le scarpe nere e consumate del musicista, «nelle quali si trova il background di ogni musicista», spiega la salentina. «Con l’intento di prendere dal basso per guardare verso l’alto», creando linguaggi sonori nuovi.

Francesco Cusa: «Io avevo già provato altre formule, come batteria e voce, ma questa è davvero particolare. Poi, un giorno, durante una pausa mentre suonavamo in un’orchestra, abbiamo abbozzato un primo duetto»
Se la musica improvvisata è il punto d’incontro, le radici dei due interpreti sono diverse. Sugli studi di musica classica si è formata Giorgia Santoro, mentre il catanese proviene dal jazz. Entrambi, tuttavia, non hanno sdegnato altre esperienze. Cusa spazia dall’avanguardia al funky, dalle colonne sonore alla danza. La flautista salentina ha approfondito le conoscenze del jazz, sperimentando la world music, suonando per Franco Battiato in una Notte della Taranta, per Roy Paci in un suo disco e per altri musicisti pop. A farli incontrare nel loro girovagare per Paesi e suoni è stato Gianni Lenoci, scomparso maestro di jazz pugliese, «punto di riferimento non solo per la Puglia, un intellettuale oltre a essere un musicista», lo rimpiange Giorgia Santoro. «È stato nel corso di un omaggio a Lenoci che ho conosciuto Francesco e da lì è nato questo progetto».

«In effetti era da diverso tempo che ci dicevamo di suonare assieme», ricorda Francesco Cusa. «Sperimentare questo duo anomalo ci stimolava molto. Io avevo già provato altre formule, come batteria e voce, ma questa è davvero particolare. Poi, un giorno, durante una pausa mentre suonavamo in un’orchestra, abbiamo abbozzato un primo duetto».