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Francesco Cusa - Official Website - INTERVISTA a Francesco Cusa sul romanzo "Vic" per il quotidiano “La Sicilia” dell’8 febbraio 2022 a cura di Rosa Spampinato: “Vic, un santo dalla vita sregolata”.

INTERVISTA a Francesco Cusa sul romanzo "Vic" per il quotidiano “La Sicilia” dell’8 febbraio 2022 a cura di Rosa Spampinato: “Vic, un santo dalla vita sregolata”. - il:2022-02-08

Molto felice per questa intervista uscita sul quotidiano “La Sicilia” a cura di Rosa Spampinato, e relativa al mio romanzo “Vic” edito da Algra editore di Alfio Grasso.

Qui il testo.
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Cito testualmente: "Vic nasce per restituire l’uomo alla sua sacralità". Ci spieghi meglio.


Il Sacro è parte carsica del nostro tempo “scientifico”, permea le nostre vite, la vita di Vic, in maniera carsica, sotterranea. Vic è una sorta di osceno pontefice che opera fra le maglie del linguaggio, funge da catalizzatore di una determinata polarità. Rispetto alle società del passato, immerse nella trascendenza e soggiogate dal mito, la nostra contemporaneità pare aver rimosso la magia, l’irrazionalità dal proprio quotidiano. Ma questa è solo l’apparenza; sotto la scorza della morfologia dell’essere del 2021, operano diversi strati: l’ancestrale misterioso delle civiltà del passato, l’Aletheia, il sapere che sfugge alle maglie della razionalità. Vic è un uomo conficcato in una realtà metafisica, la cittadina di Cotrone, che potrebbe ricordare la “Twin Peaks” lynchiana, ed in essa vive, in un temporalità contraddittoria, a fianco dei vivi e dei morti. In questo senso è un personaggio negativo che si oppone alla positività priva di limiti (e perciò logorante) della normalizzazione, l’ultimo baluardo identitario contro l’omologazione.



Il romanzo è una sorta di diario surreale scritto in prima e terza persona, popolato dai personaggi “estremi” d’una provincia “estrema”. Chi sono questi personaggi e cos'è che rende tutto così estremo?



Estremo è una parola, un concetto, un significante. Volendo è un confine, una linea di demarcazione tra uno spazio semantico e un altro. Spingersi verso un estremo è un concetto relativo: dipende dal contesto, dal momento storico, dalla necessità, da tutta una serie di fattori che connotano la scelta. Vic si muove nel paradosso della sua vita sregolata e la sua traiettoria incrocia quella del microcosmo di Crotone, invischiando in una ragnatela tutti i personaggi del romanzo. In un certo senso egli è una sorta di santo, di martire, e come tutti i martiri è spinto fino agli estremi del sacrificio in virtù di una visionarietà che non conosce, appunto, limiti terreni. Cotrone è un non-luogo, una specie di realtà morfologica alienata, un limbo posto fuori o sul limitare del Divenire in cui si muovono i protagonisti del romanzo (della mente di Vic, di quella dell’autore). È tutta una periferia di qualcosa, una palude metafisica in cui i morti paiono più vivi dei vivi. Se per estremo intendiamo dunque il termine ultimo sul piano spaziale e temporale, compito di ogni artista è quello di scavare, con picconi, zappe, mani e unghia, di divorare l’esistente, di non lasciare spazio alla tergiversazione. Ogni artista compie gesti totalizzanti e assoluti. È una vocazione non un lavoro; sono lacrime di estrema gioia. Solo da queste lacrime possono sgorgare stille di senso.



Il centro del romanzo, il suo “senso”, sta forse in questo continuo scavo psicologico e metafisico teso a smascherare il velo del “Tremendo". Chi o cosa si nasconde dietro il velo?



Dietro il “Velo di Maya” si nasconde la Rivelazione, la Catarsi, il mondo trascendente. In questo scavo si rimuovono le macerie della psicanalisi per penetrare più a fondo nella ricerca: è il campo dello sciamano, del visionario, del Magus, dei veri speleologi dell’Anima. Tutta la vita di Vic pare tendere verso un acme, e percorre una via iniziatica attraverso lo scandaglio del surreale, della volgarità, del continuo scherno che poi trova, nella burla, il vero tratto saliente dell’assurdo che ci sovrasta. La psicanalisi nasce, non a caso, a fine Ottocento, quando siamo ancora nella cosiddetta “società della repressione”, e su ciò fonda il principio terapeutico che eredita dalle società del passato la razionalizzazione del mito. Il Sacro è parte carsica del nostro tempo “scientifico”, permea le nostre vite, la vita di Vic, in maniera carsica, sotterranea. Vic è una sorta di osceno pontefice che opera fra le maglie del linguaggio.



A cura di Rosa Spampanato