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Francesco Cusa - Official Website - Recensione per SentireAscoltare di Nazim Comunale Francesco Cusa & The Assassins / FCT Francesco Cusa Trio feat. Giovanni Benvenuti – The Uncle (Giano Bifronte)

Recensione per SentireAscoltare di Nazim Comunale Francesco Cusa & The Assassins / FCT Francesco Cusa Trio feat. Giovanni Benvenuti – The Uncle (Giano Bifronte) - il:2020-03-26

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Francesco Cusa & The Assassins / FCT Francesco Cusa Trio feat. Giovanni Benvenuti – The Uncle (Giano Bifronte)
Improvvisatore Involontario, Kutmusic

Macrobio, uno scrittore grammatico romano del V secolo, autore dei Saturnalia, scrive: “Il mondo va sempre muovendosi in cerchio e partendo da sé stesso a sé stesso ritorna”. A questa idea, e chissà a quante altre, pare rifarsi il nuovo disco del batterista catanese Francesco Cusa, The Uncle (Giano Bifronte), pubblicato da Improvvisatore Involontario e Kut Music.
Cinque composizioni , dense e lievissime al tempo stesso, suonate da due formazioni diverse, formula che Cusa aveva già sperimentato in passato. Da un lato il Francesco Cusa Trio con Ferdinando Romano al contrabbasso e Gianni Lenoci, grande musicista ed intellettuale pugliese scomparso sei mesi fa, al pianoforte, con Giovanni Benvenuti ospite al sax tenore; dall’altro The Assassins, che avevamo avuto già modo di apprezzare in Black Poker, ovvero di nuovo Benvenuti, Cusa e Romano con Valeria Sturba di ooopopoiooo a voce, theremin , violino e live electronics. Il musicista siciliano, autore delle cinque composizioni, dense e lievissime, rigorose ( Romano al contrabbasso tiene il passo di Cusa con disinvoltura) e piene di aria, di spazio, forse per celia, forse per una qualche forma di personalissima ritrosia, sostiene oggi di non ascoltare jazz: eppure questi pezzi sono imbevuti fino al midollo di Storia, di conoscenza della materia (il nostro è docente di batteria al Conservatorio), che viene vissuta, filtrata, poi sputata, sbattuta a terra con delicatezza assassina e reinterpretata con sacrilega devozione, con un piglio sghembo e beffardo che accoglie e al tempo stesso piglia alla gola senza mollare la presa.
Lo swing da cartone animato psichico di Antropophagy, dove si visualizza quasi la faccia scontrosa di James Cagney e si immagina una banda di manigoldi tramare una qualche malefatta in bianco e nero, il tutto al ritmo di un fraseggio essenziale e articolato al tempo stesso che poi deraglia in un beat quasi hip hop , che fa pensare allo Steve Coleman (ottimo davvero Benvenuti, nitido e puntuale, lirico e ficcante) più essenziale ed in generale al miglior jazz di casa PI Recordings. Il discorrere bop cristallino di Cospirology che poi fiorisce in strutture più astratte dove Lenoci, senz’altro uno dei musicisti più grandi che l’Italia ha avuto nella musica creativa, ha modo di dispiegare pienamente la sua arte . La parte centrale del pezzo, vertiginosa e libera, fa riflettere proprio su quanto abbiamo perso con la morte del pianista di Monopoli, scomparso a soli 56 anni. Il secondo dei due cd qui presenti è infatti una delle ultime testimonianze del suo magistero, che interagisce alla perfezione con la scrittura acuta e ironica di Cusa, intellettuale senza essere cervellotica, complessa senza essere complicata. Nessuna delle tracce presenta uno sviluppo prevedibile: Dr. Akagi, dopo un abbrivio classico, con un drive sostenuto ed unisoni serrati , si apre, si sfrangia in un deriva verso il mare aperto, dove le correnti del jazz e del Novecento si incontrano (ad un certo punto il mio orecchio ha intuito addirittura un’ombra fugace de La sagra della primavera di Stravinsky nel fraseggio di Benvenuti).
E il disco prosegue così, in bilico tra tradizione ed invenzione, tra rivelazione e meditazione, con una sottile ed abissale filosofia ad informarlo. Ricordiamoci però che Giano, a cui il disco è intitolato, donò la civiltà agli Aborigeni, gli originari abitanti del Lazio ed accolse Saturno, consentendogli di portare l’età dell’oro: proprio per questo Giano divenne Bifronte, ricevendo dal dio il dono di vedere sia il passato che il futuro. E, allora ecco che il passato (questo secondo cd, la morte di Lenoci) ed il futuro (il primo, e ciò che sarò dopo) formano, come dicono le note, una cosa solo, un tempo triplo che, come gli occhi di Shiva, contiene tutte le realtà. Gli stessi pezzi che abbiamo ascoltato partendo volutamente dal secondo cd suonano diversi e uguali in quello suonato dagli Assassins, dove emergono forti le memorie delle varie scorribande passate di Cusa; la Sturba è protagonista di incursioni dirompenti da monella dispettosa e geniale ed in generale c’è un tiro che diremmo (molto) sommariamente più rock , che non scade mai però in una mera esposizione di muscoli, ma anzi dimostra come la medesima materia possa essere vista e suonata secondo prospettive divergenti eppure (sembra una contraddizione, e lo è, ma se sei senza contraddizioni, sei senza possibilità, diceva quello) coerenti all’interno di un delirio lucido ed esatto.
Un doppio torrenziale e pieno di idee (Manga e filosofia, Real Book e videogames, complotti e galassie), divertente e stimolante, un mare magnum perfetto in cui tuffarsi in questi giorni di tempo dilatato, corredato anche da quattro poesie per Lenoci (Cusa è un prolifico scrittore), da cui estrapoliamo un frammento calzante per la chiusa: Quando qualcosa si spegne/ si coltiva la speranza. /Quando qualcosa si spegene/ si ravvivano le ceneri. /Quando qualcosa si spegne scalcia furente il cavallo/Quando qualcosa si spegne /scorre il rosario nella preghiera./ Quando qualcosa si spegne / la divisa del soldato perde un bottone.
26 Marzo 2020