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Francesco Cusa - Official Website - Recensione del concerto di FCTrio alla Valle dei Templi. Il Giornale della Musica: Nazim Comunale

Recensione del concerto di FCTrio alla Valle dei Templi. Il Giornale della Musica: Nazim Comunale - il:2019-08-28

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Musiche oblique nella Valle dei Templi
Doppio set da ricordare all'Arcosoli Jazz Festival, con l'FCT Trio di Francesco Cusa e la chitarra sarda di Paolo Angeli

Nazim Comunale
RECENSIONE JAZZ
28 AGOSTO 2019

Fuochi d'artificio per la terza e ultima serata dell'Arcosoli Jazz Festival, rassegna giunta all'ottava edizione e che ha luogo nel magnifico scenario della Valle dei Templi di Agrigento.

Inizia l'FCT Trio, con Francesco Cusa (batteria e composizioni), Giovanni Benvenuti (sax tenore) e Ferdinando Romano (contrabbasso). Swing non euclideo, corse a perdifiato in labirinti ornettiani, cubi di Rubik, un omaggio alla memoria privo di qualsiasi attitudine calligrafica; un perfetto esperimento di falsi standard capace di produrre una musica camaleontica, fluida, rigorosa e ipnotica. Il baricentro pare spostarsi continuamente in avanti o di lato, quando l'orecchio crede di averlo colto.

Cusa tiene le redini, lievissimo e cruciale, contrabbasso e sax si muovono su linee e figure oblique e minimali. Gli sbalzi continui e gli agguati al prevedibile possono ricordare il fare ipercinetico di certe partiture zorniane, temperato per˛ in questo caso da una vena pi˙ meditabonda, quasi filosofica. Tra sogni dove si incontrano Don Cherry e Marylin Manson, complotti contro le buone maniere jazz, minuscole voragini e sottili vertigini; il set vola via in un batter d'occhio, plastica dimostrazione dell'antica sapienza artigiana di musicisti che abitano strambe terre di mezzo tra classicitÓ e avanguardia, tra spartito e improvvisazione: i pezzi riservano continui colpi di scena ma mantengono una pulsazione celeste e puntualissima, restando sempre nitidi, asciutti, senza un filo di superfluo addosso, eleganti nel non cadere mai nelle trappole della didascalia. Un trio eccellente, da esportazione.

A seguire Paolo Angeli con la sua chitarra sarda preparata, a presentare l'ultimo lavoro, 22.22 Free Radiohead. Lo strumento-orchestra, col suo arsenale di corde supplementari, martelletti collegati a cavi di bicicletta e suonati coi piedi, eliche azionate da motorini di walkman, Ú un oggetto-mondo in grado di spalancare universi. Timbricamente ricchissima e inimitabile, questa iperchitarra puˇ suonare come una kora, un violoncello, sprigionare bagliori noise, farsi basso o percussione. I temi art-pop della band di Thom Yorke fungono da testo e pretesto da cui prendere spunto per improvvisazioni, esplorazioni, navigazioni in un oceano di suono dal quale affiorano detriti e memorie di ogni tipo: folk di mondi reali e paralleli, echi di canti popolari sardi, rumore ispido e delicatissimo, flamenco cubista, venti arabi che fanno sbattere le finestre.

L'approccio di Angeli non Ú quello del mero interprete, una febbre creativa gli muove testa, cuore e mani, rendendolo artefice di una musica che risale le correnti di molti fiumi per raggiungere la sorgente da cui probabilmente tutto cominci˛: il Suono. Tra l'arcaico e il progressivo nel senso pi˙ ampio del termine, il chitarrista gallurese Ŕ, oltre che artista sensibile, ascoltatore curioso e attento e dagli orizzonti vasti e questa apertura totale risuona lungo tutto il concerto. Col tempio di Giunone ad incombere benevolo alle spalle, Angeli da solo suona come tutte le lingue della Torre di Babele: i Sonic Youth persi nel suq di Marrakech, un canto a chitarra della tradizione sarda tramutato in un canone Ó la Bj÷rk, ombre di Leo Brouwer, i graffi lirici della chitarra parlante come ci ha insegnato Fred Frith e chissÓ quanto altro.

Tutto si tiene in questo Mediterraneo globale, reale e metaforico, tradotto in una musica da brividi, che giustamente gira il mondo.

Un plauso sincero ai protagonisti del doppio set (entrambi cresciuti nella fucina creativa della Bologna degli anni Novanta) e a Sandro Sciarratta, contrabbassista, agitatore culturale e direttore artistico di una manifestazione a cui auguriamo lunga vita.